Le nubi della guerra si addensano sempre più fitte sul fronte europeo e atlantico. Nelle ultime ore la Nato ha annunciato di aver intercettato diversi velivoli militari russi che si erano avvicinati allo spazio aereo lettone, mentre tensioni simili si sono registrate anche nei cieli dell’Alaska. Parallelamente, la diplomazia si infiamma: Donald Trump ha chiesto apertamente a Vladimir Putin di fermare l’offensiva in Ucraina, mentre Volodymyr Zelensky avverte il Cremlino che, se il conflitto non si arresterà, i suoi funzionari dovranno imparare a conoscere “dove si trova il rifugio antiaereo più vicino”.
L’episodio nei cieli baltici
Il Comando Aereo Alleato ha reso noto che due caccia Gripen ungheresi della missione Baltic Air Policing sono decollati dalla base lituana di Siauliai per intercettare un gruppo di velivoli russi composto da un Su-30, un Su-35 e tre MiG-31. Gli aerei di Mosca volavano in prossimità dello spazio aereo lettone senza piani di volo dichiarati. Una manovra che, secondo gli standard Nato, costituisce un potenziale rischio per la sicurezza.
L’episodio non è isolato. Pochi giorni prima, caccia statunitensi erano stati fatti decollare per identificare e scortare quattro velivoli militari russi nei pressi dell’Alaska. Segnali, questi, che confermano come la Russia continui a testare i dispositivi di difesa aerea occidentali lungo più fronti, intensificando la pressione in una fase di stallo sul campo di battaglia in Ucraina.
Trump prende posizione: “Putin si fermi”
L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso parole dure nei confronti del Cremlino. “Sono molto deluso da Putin – ha dichiarato –. La Russia sta combattendo duramente ma non ha guadagnato quasi alcun territorio. Credo sia arrivato il momento per Mosca di fermarsi”. Un messaggio che, pur nella sua essenzialità, segna un passaggio rilevante nella retorica trumpiana, tradizionalmente più prudente nei confronti del leader russo.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha fatto eco alle parole di Trump, ribadendo che gli alleati devono essere pronti, se necessario, ad abbattere velivoli e droni russi che dovessero violare lo spazio aereo dell’Alleanza.
Zelensky: “La guerra deve finire”
Sul fronte ucraino, Zelensky ha concesso un’intervista al portale Axios in cui ha ribadito il suo obiettivo primario: porre fine al conflitto. “Non intendo guidare il Paese in tempo di pace – ha dichiarato –. Il mio obiettivo è fermare la guerra, non continuare a candidarmi”.
Il presidente ucraino ha però alzato i toni nei confronti di Mosca. Se la Russia non interromperà le ostilità, ha avvertito, i funzionari del Cremlino “dovranno sapere bene dove si trova il rifugio antiaereo più vicino”. Una frase che fotografa la frustrazione di Kiev per un conflitto che, dopo oltre due anni, resta senza soluzione.
Berlino spinge sull’uso dei beni congelati
Intanto, sul piano europeo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiesto un passo avanti concreto a Bruxelles: l’utilizzo dei beni russi congelati per sostenere militarmente Kiev. Si tratterebbe di un cambio di passo significativo, capace di trasformare le risorse sequestrate a Mosca in strumenti diretti di supporto alla difesa ucraina.
La minaccia russa: “Se abbattete i nostri jet, sarà guerra”
Mentre la Nato alza l’asticella della deterrenza, Mosca risponde con toni durissimi. L’ambasciatore russo in Francia ha avvertito che l’eventuale abbattimento di aerei russi da parte dell’Alleanza sarebbe considerato “un atto di guerra”. Una dichiarazione che conferma la delicatezza della fase attuale: la linea rossa del confronto diretto tra Mosca e la Nato resta a pochi passi dall’essere varcata.
Un equilibrio fragile
Il mosaico che emerge da queste ore concitate è quello di un equilibrio sempre più instabile. Da un lato, la Russia intensifica le manovre nei cieli di confine, dall’altro la Nato mostra compattezza e fermezza. Sullo sfondo, la politica internazionale oscilla tra l’appello alla pace e la minaccia dell’escalation.
L’impressione è che, oggi più che mai, il conflitto non si giochi soltanto sul campo di battaglia in Ucraina, ma anche nei cieli che circondano l’Europa e nelle dichiarazioni che rimbalzano tra Washington, Bruxelles e Mosca.
