Il Cremlino alza nuovamente i toni e conferma la linea di assoluta rigidità sulla guerra in Ucraina. In un’intervista rilasciata a Rbk, il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha dichiarato che Mosca continuerà le operazioni militari perché considerate indispensabili per la sopravvivenza stessa della Federazione russa. “Stiamo proseguendo la nostra operazione militare speciale per tutelare i nostri interessi e raggiungere gli obiettivi che il comandante in capo supremo e presidente del nostro Paese, Vladimir Putin, ha fissato fin dall’inizio. E lo stiamo facendo sia per il presente del nostro Paese sia per il suo futuro. Non abbiamo alternative”, ha spiegato Peskov, sottolineando che la leadership russa non intende arretrare rispetto agli obiettivi strategici fissati al momento dell’invasione.
La dichiarazione, rilanciata dall’agenzia Ria Novosti, si inserisce in una fase di crescente tensione diplomatica e militare, con il conflitto entrato ormai nel suo quarto anno e con un quadro di sostanziale stallo sul fronte. Mosca ribadisce così la narrativa ufficiale che descrive la guerra non come un’operazione circoscritta, ma come una lotta esistenziale per la Russia, necessaria a garantirne sicurezza e proiezione futura.
In un successivo passaggio, Peskov ha anche commentato le affermazioni provenienti da Washington circa le possibilità dell’Ucraina di recuperare i territori occupati dalle forze russe. “Il fatto che stiano cercando in tutti i modi di incoraggiare l’Ucraina a continuare le operazioni militari, la tesi che l’Ucraina possa riconquistare qualcosa, questa, dal nostro punto di vista, è una tesi falsa”, ha dichiarato, citato dall’agenzia Tass.
Le parole del portavoce arrivano dopo le recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Kiev avrebbe ancora margini per riconquistare i territori perduti. Una prospettiva che Mosca respinge con decisione, bollando tali previsioni come irrealistiche e frutto di pressioni occidentali.
Il Cremlino, con queste prese di posizione, conferma la propria strategia comunicativa: ribadire costantemente l’ineluttabilità del conflitto, negare ogni possibilità di compromesso sul terreno e presentare la guerra come una battaglia non solo geopolitica, ma identitaria, nella quale sarebbe in gioco l’essenza stessa della Russia.
