13 Ottobre 2026, martedì
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Gaza, “miniera d’oro immobiliare”: bufera sulle parole di Smotrich. Bruxelles sospende il sostegno bilaterale a Israele

Il ministro delle Finanze israeliano parla di spartizione del territorio con Washington dopo la guerra. Dura reazione internazionale: il Papa denuncia condizioni “inaccettabili”, la Commissione Ue invoca il cessate il fuoco e due Stati. Netanyahu ribatte: “Ipocriti i nostri accusatori”.

Le parole pronunciate dal ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich hanno acceso un nuovo fronte di polemica internazionale. In un’intervista, l’esponente di estrema destra ha definito la Striscia di Gaza una “miniera d’oro immobiliare”, spiegando che sono in corso discussioni con gli Stati Uniti su come spartire il territorio una volta terminato il conflitto. Un’affermazione che ha immediatamente scatenato reazioni durissime, non solo nel mondo arabo, ma anche in Europa e in ambienti diplomatici occidentali, dove l’idea di una redistribuzione post-bellica della Striscia viene letta come un vero e proprio progetto di annessione.

Mentre sul terreno il conflitto continua a produrre vittime e devastazione, il dibattito internazionale si infiamma. Papa Francesco ha rotto il silenzio con parole nette: “Sono vicino alla gente di Gaza, le condizioni in cui è costretta a vivere sono inaccettabili”. Un appello che si aggiunge a quello di numerosi leader religiosi e umanitari che da settimane chiedono corridoi sicuri, assistenza e soprattutto una tregua immediata.

A Bruxelles, la reazione è stata concreta. La Commissione europea ha annunciato la sospensione del sostegno bilaterale a Israele, una misura definita dalla commissaria Dubravka Šuica come “un segnale importante per la pace”. La presidente Ursula von der Leyen, intervenendo su X, ha ribadito la linea comunitaria: “È urgente un cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e il rilancio di una prospettiva credibile basata sulla soluzione dei due Stati”.

Le dichiarazioni dell’esecutivo europeo non hanno tardato a provocare la replica del premier Benjamin Netanyahu. “Chi oggi ci condanna è ipocrita”, ha dichiarato il primo ministro israeliano, sottolineando che Israele continuerà a difendersi “da chi vuole la sua distruzione” e rigettando al mittente le accuse di violazione del diritto internazionale.

La frase di Smotrich, tuttavia, rischia di incrinare ulteriormente i rapporti diplomatici con gli alleati occidentali. Considerare Gaza come un terreno da spartire e monetizzare ha suscitato perplessità persino negli ambienti più vicini a Israele, che temono un ulteriore isolamento politico. Sul piano interno, le parole del ministro rientrano nella linea intransigente dell’ala ultranazionalista del governo, più volte accusata di alimentare tensioni e di ostacolare qualsiasi prospettiva di dialogo.

Il futuro della Striscia resta così al centro di un braccio di ferro internazionale che intreccia diplomazia, guerra e visioni contrapposte. Da un lato, la crescente pressione globale per una tregua immediata e per la ripresa di un processo politico che porti a una soluzione a due Stati; dall’altro, la linea dura di una parte del governo israeliano che sembra guardare a Gaza non come a un problema umanitario, ma come a un potenziale bottino da redistribuire.

In questa cornice, la crisi umanitaria continua ad aggravarsi, mentre la prospettiva di una pace giusta e duratura appare più lontana che mai.

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