6 Ottobre 2026, martedì
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Si toglie la vita a 15 anni, i genitori accusano: “La scuola sapeva dei bulli, ma non ha fatto nulla”

Il dramma a Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina. Indagini della Procura di Cassino, ispezioni ministeriali negli istituti frequentati dal ragazzo. La famiglia denuncia anni di silenzi e mancate risposte: “Era diverso, per questo è rimasto solo”

Aveva solo quindici anni, un’età che dovrebbe essere tutta proiettata verso il futuro, e invece ha scelto di spezzare la propria vita in silenzio, nella cameretta di casa. Si è impiccato alla vigilia del rientro a scuola, lasciando nello sconforto la sua famiglia e un’intera comunità. Un gesto estremo che, secondo i genitori, è il tragico epilogo di una lunga vicenda di bullismo ignorata dalle istituzioni scolastiche.

“Era perseguitato, lo abbiamo denunciato più volte, ma nessuno ci ha ascoltato”, raccontano con voce rotta Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra, padre e madre del ragazzo di Santi Cosma e Damiano, nel basso Lazio. L’accusa è diretta: la scuola sapeva, e nonostante le segnalazioni, gli episodi di emarginazione e violenza non si sarebbero mai fermati.

Il quindicenne frequentava il primo anno dell’istituto tecnico informatico Pacinotti. Un percorso che, almeno inizialmente, sembrava poter essere una nuova opportunità. Ma già dopo pochi giorni sono ricominciati insulti e derisioni. “Amava portare i capelli lunghi e biondi – ricordano i genitori –. Dopo quattro giorni lo chiamavano ‘femminuccia’, ‘Nino D’Angelo’. Lo aspettavano in bagno, prima in uno, poi in gruppo. Ci siamo rivolti alla scuola, ci hanno promesso che avrebbero vigilato, ma la situazione è terminata solo quando, a malincuore, ha deciso di tagliarsi i capelli”.

Non era la prima volta che il ragazzo si trovava a dover affrontare soprusi. Già alle elementari, spiegano mamma e papà, era stato vittima di episodi che avrebbero meritato attenzione e intervento. “Un compagno gli puntò un cacciavite di plastica contro, dicendogli che lo avrebbe ammazzato. La maestra non intervenne, fummo costretti a rivolgerci ai carabinieri”. Negli anni successivi la storia si sarebbe ripetuta, con nuove denunce, verbali e scritte, rivolte agli istituti. “Ma non è cambiato nulla – accusano –. Alle elementari arrivavano anche gli scherni delle maestre, alle medie il bullismo dei professori”.

Secondo i genitori, il ragazzo pagava la sua diversità: “Era un ragazzo speciale, prendeva sempre le difese dei più deboli e per questo veniva deriso come ‘spione’. Amava cucinare, pescare col padre, aiutare in casa. Per questo veniva bullizzato. Negli ultimi tempi diceva che la scuola non gli piaceva più. L’ultima sera, prima di morire, aveva preparato il pane e i biscotti”.

A rendere ancora più amaro il dolore, la solitudine. Al funerale, celebrato sabato, dei dodici compagni di classe si è presentato un solo studente.

La tragedia ha aperto un’inchiesta della Procura di Cassino, che procede per istigazione al suicidio, e ha spinto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara a disporre due ispezioni negli istituti frequentati dal giovane. Anche il fratello ha scritto una lettera indirizzata al ministro, nella quale attribuisce ai bulli la responsabilità della morte del quindicenne.

Un caso che scuote, ancora una volta, il dibattito sul bullismo nelle scuole italiane e sulla capacità delle istituzioni di prevenire e contrastare fenomeni che possono trasformarsi in drammi irreversibili.

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