Lubiana – In un momento di forte tensione internazionale e di crescente drammaticità nella Striscia di Gaza, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lancia un messaggio chiaro e inequivocabile: «Non è accettabile ciò che sta accadendo a Gaza». Le sue parole, pronunciate durante la visita ufficiale in Slovenia, risuonano come un monito alla comunità internazionale e rappresentano una delle dichiarazioni più forti espresse finora dal Quirinale sulla questione israelo-palestinese.
Nel corso dell’incontro con le autorità slovene, Mattarella ha affrontato la crisi umanitaria che da mesi sconvolge la popolazione civile di Gaza, sottolineando con nettezza come la situazione sia giunta a un punto di non ritorno. «Una popolazione intera ridotta alla fame è una condizione che non si può accettare», ha affermato il Capo dello Stato, denunciando esplicitamente l’idea — avanzata in vari contesti politici e militari — di un’espulsione collettiva dei palestinesi dalla Striscia: «Non è accettabile l’intenzione di espellere dal proprio territorio una popolazione».
Il presidente ha voluto inoltre rimarcare la necessità di un coinvolgimento pieno e attivo delle istituzioni internazionali per fermare l’escalation e trovare una via d’uscita diplomatica. «È fondamentale il ruolo delle Nazioni Unite», ha detto con fermezza, ricordando la funzione storica dell’ONU come garante del diritto internazionale, della pace e della tutela dei diritti umani. Un richiamo che suona anche come una critica implicita verso l’inerzia o la parzialità di alcuni attori internazionali che, secondo Mattarella, dovrebbero invece contribuire a costruire soluzioni concrete, equilibrate e condivise.
La presa di posizione del Capo dello Stato si inserisce in un contesto europeo sempre più diviso sulla gestione del conflitto tra Israele e Hamas. Da una parte, alcune cancellerie si mostrano caute nel condannare apertamente l’azione militare israeliana, dall’altra cresce il fronte delle voci che denunciano apertamente l’emergenza umanitaria in corso, chiedendo un cessate il fuoco immediato e l’apertura di corridoi umanitari sicuri.
Le dichiarazioni di Mattarella arrivano mentre la situazione sul campo continua a peggiorare. Secondo le principali organizzazioni umanitarie, la Striscia di Gaza è al collasso: mancano generi di prima necessità, ospedali e strutture sanitarie sono al limite e oltre un milione di persone vivono in condizioni di sfollamento forzato. La popolazione civile paga un prezzo altissimo, intrappolata in una spirale di violenza da cui sembra sempre più difficile uscire.
Dal punto di vista diplomatico, la posizione espressa dal Presidente della Repubblica italiana assume un peso rilevante, in quanto ribadisce l’adesione dell’Italia ai principi del diritto internazionale, della tutela della sovranità dei popoli e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, compreso il diritto inalienabile a vivere nella propria terra.
Le parole di Mattarella, pronunciate in un contesto formale e istituzionale come una visita di Stato, non rappresentano solo un segnale politico, ma anche un messaggio etico. È la riaffermazione della centralità della legalità internazionale e del dovere morale della comunità internazionale di non voltarsi dall’altra parte. In questo senso, il Capo dello Stato ha espresso il sentimento di una parte significativa dell’opinione pubblica italiana ed europea, sempre più preoccupata per l’inerzia diplomatica e per la sofferenza inflitta ai civili inermi.
Nel suo ruolo super partes, Mattarella non entra nei dettagli delle dinamiche geopolitiche o militari, ma si sofferma sui principi, e lo fa con chiarezza: nessuna ragione strategica o bellica può giustificare la fame imposta a un’intera popolazione né tantomeno l’idea di sradicarla con la forza dal proprio territorio. È una presa di posizione che pone l’Italia tra i Paesi che ancora credono nella forza del diritto e nella diplomazia multilaterale come strumenti essenziali per evitare un ulteriore aggravamento della crisi in Medio Oriente.
Con questo intervento, il Presidente si conferma ancora una volta voce autorevole di equilibrio e umanità nel contesto internazionale, richiamando alla responsabilità chi ha il potere di agire, decidere, fermare. E ricordando, nel cuore dell’Europa, che la pace non si costruisce con le espulsioni né con la fame. Ma con il rispetto, la giustizia e la dignità dei popoli.
