GENOVA – Un nuovo capitolo si apre per lo stabilimento ex Ilva di Cornigliano: la città ha dato il suo assenso alla possibilità di installare un forno elettrico, segnando un passaggio cruciale nel percorso di riconversione industriale e sostenibilità ambientale. Lo ha annunciato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al termine di una giornata di incontri serrati presso la prefettura di Genova, alla presenza di enti locali, sindacati, comitati e rappresentanti delle imprese.
“Genova ha detto sì, in modo unitario, alla possibilità di realizzare un forno elettrico all’acciaieria di Cornigliano, come previsto nel nostro piano di decarbonizzazione”, ha dichiarato Urso, rivendicando un consenso ampio e trasversale intorno a una delle iniziative chiave per il rilancio della siderurgia italiana nel quadro della transizione ecologica.
Il nodo industriale e la scelta di Genova
L’ipotesi di installare un forno elettrico a Cornigliano rientra in una strategia più ampia, che punta a riformare radicalmente il comparto siderurgico nazionale riducendone l’impatto ambientale. Il piano del governo prevede, in particolare, la costruzione di tre forni elettrici a Taranto, con una capacità produttiva complessiva di sei milioni di tonnellate l’anno. Genova, in questa visione, si configurerebbe come ulteriore sito strategico per la cosiddetta “area nord”, fornendo una capacità complementare e alleggerendo il carico emissivo dello stabilimento pugliese.
Tuttavia, la realizzazione dell’impianto nel capoluogo ligure non è automatica. Il governo ha infatti chiarito che si procederà “ove ci fosse l’interesse del player industriale”. In altre parole, il via libera istituzionale è un presupposto, non una garanzia: la palla ora passa alle imprese coinvolte, che dovranno valutare la sostenibilità economica dell’investimento e la compatibilità tecnica con l’attuale assetto dell’impianto.
Cornigliano tra passato industriale e futuro sostenibile
Lo stabilimento di Cornigliano è da anni al centro di dibattiti e vertenze sindacali, tra promesse di rilancio e timori per la tenuta occupazionale. L’arrivo di un forno elettrico rappresenterebbe una svolta tecnologica e simbolica. A differenza degli altiforni tradizionali, un forno elettrico consente di produrre acciaio con minori emissioni di CO₂, grazie all’uso di energia elettrica (idealmente da fonti rinnovabili) e all’impiego di rottami metallici invece che minerali di ferro.
Questa soluzione è già applicata in numerosi impianti europei e mondiali, dove la siderurgia si sta gradualmente adattando agli obiettivi climatici. Per Genova, significherebbe coniugare la continuità produttiva con l’adeguamento alle nuove normative ambientali europee, sempre più stringenti.
L’impegno della città e le sfide da affrontare
Il sì “unitario” di Genova, sottolineato da Urso, è frutto di un confronto che ha coinvolto istituzioni locali, sindacati e attori economici. È un consenso che certifica la disponibilità della città ad accogliere un progetto industriale innovativo, ma anche la consapevolezza delle sfide logistiche e infrastrutturali che ne deriverebbero. Cornigliano è un’area urbanizzata, vicina a quartieri residenziali e con spazi limitati: l’eventuale realizzazione del forno dovrà tener conto di questi vincoli, prevedendo investimenti adeguati e tutele per la salute pubblica.
Resta poi aperto il tema dell’occupazione. I sindacati, pur favorevoli alla modernizzazione dell’impianto, chiedono garanzie chiare sul mantenimento dei livelli occupazionali e sulla qualità del lavoro. La transizione ecologica non può tradursi in una riduzione delle prospettive per i lavoratori: questo è il messaggio che arriva da chi da anni presidia le sorti dell’acciaieria.
Un passaggio chiave nel piano nazionale
L’annuncio del ministro Urso si inserisce in una più ampia strategia di rilancio del comparto siderurgico nazionale, in bilico tra esigenze industriali, vincoli ambientali e pressioni geopolitiche. La decarbonizzazione della produzione di acciaio è uno degli snodi centrali del piano nazionale per la transizione verde: un obiettivo non più rinviabile, se si vuole mantenere l’Italia tra i Paesi leader nel settore.
Ma per passare dalle intenzioni ai cantieri serviranno visione, investimenti e soprattutto coordinamento tra pubblico e privato. Il “sì” di Genova è solo il primo passo: ora si attende che gli investitori industriali – a partire da Acciaierie d’Italia – definiscano se e come vorranno raccogliere l’opportunità offerta.
Conclusione
Con il via libera della città, Genova si candida a diventare uno dei poli della nuova siderurgia italiana, più pulita e più efficiente. La trasformazione dell’ex Ilva in uno stabilimento a forno elettrico potrebbe rappresentare non solo una svolta ambientale, ma anche una rinascita produttiva e occupazionale, purché accompagnata da un piano industriale serio, trasparente e sostenibile. In un Paese dove la parola “transizione” rischia spesso di restare slogan, il caso Cornigliano sarà un banco di prova decisivo.
