Un’operazione apparentemente innocua, una semplice compravendita tra familiari, si è rivelata per i giudici del Tribunale civile di Milano una strategia per sottrarre beni alle vittime di uno dei delitti più efferati degli ultimi anni. La cognata di Alessandro Impagnatiello, il barman condannato all’ergastolo per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, incinta al settimo mese, è stata condannata a risarcire con circa 25mila euro i familiari della giovane donna uccisa.
La sentenza riconosce che l’acquisto dell’auto del killer, avvenuto nell’agosto 2023 – poco più di due mesi dopo l’assassinio – non fu una semplice transazione, ma un’operazione mirata a “diminuire la consistenza patrimoniale dell’imputato”, come si legge nelle motivazioni. In altre parole, una manovra per far apparire Impagnatiello nullatenente e dunque, nei fatti, eludere l’obbligo di risarcimento verso la famiglia Tramontano.
Secondo quanto ricostruito, l’auto oggetto della vendita è la stessa sulla quale Impagnatiello trasportò il corpo senza vita di Giulia, dopo averla uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023, nell’abitazione di Senago, alle porte di Milano. Non pago del delitto, il barman tentò anche di bruciare il cadavere con alcol e benzina, quindi per quattro giorni lo spostò tra il box, la cantina e infine l’auto, fino ad abbandonarlo in un’intercapedine, dove venne ritrovato dalle forze dell’ordine.
Il veicolo, che rappresenta un elemento chiave nelle indagini, fu ceduto alla moglie del fratello di Alessandro, Omar Impagnatiello, per la cifra di 10mila euro. Una somma che, secondo i giudici, era nettamente inferiore al reale valore di mercato dell’automobile, stimato attorno ai 20mila euro. Ed è proprio su questa differenza che si è basata parte del risarcimento deciso dal tribunale.
Il passaggio di proprietà fu gestito da Omar Impagnatiello, fratello del condannato e marito della donna ora sanzionata, in qualità di procuratore del detenuto, dunque con piena legittimità formale ma – secondo il giudice – con l’intento sostanziale di eludere le richieste risarcitorie avanzate dalla famiglia della vittima.
La corte ha accolto pienamente la tesi dei legali dei Tramontano, secondo cui la vendita fu finalizzata unicamente a “sottrarre il bene alle ragioni creditorie” dei familiari della giovane uccisa. Alla cifra stimata dell’automobile – circa 20mila euro – si sono aggiunti 5mila euro a copertura delle spese legali sostenute dagli attori in giudizio.
Con questa sentenza, il Tribunale civile ha stabilito un principio rilevante non solo sul piano simbolico, ma anche su quello giuridico: i tentativi di eludere le responsabilità economiche derivanti da un reato non saranno tollerati, neppure se formalmente camuffati da atti legali.
Il verdetto, che si affianca alla condanna penale definitiva all’ergastolo inflitta ad Alessandro Impagnatiello sia in primo grado che in appello, restituisce un piccolo ma significativo frammento di giustizia alla famiglia di Giulia Tramontano, la giovane donna la cui vita è stata spezzata brutalmente in una tragedia che ha profondamente scosso l’opinione pubblica italiana.
