Il nord-ovest della Spagna brucia. Non solo per le alte temperature e la siccità che da settimane colpiscono vaste aree della penisola iberica, ma anche — e soprattutto — per mano dell’uomo. Il ministero dell’Interno spagnolo ha confermato che 37 persone sono state arrestate e 113 risultano indagate per il coinvolgimento diretto o indiretto negli incendi boschivi che stanno devastando regioni come la Galizia, la Castiglia e León e l’Asturia.
Il dato, diffuso dal sito d’informazione Cadena Ser, fotografa una situazione preoccupante: alle condizioni ambientali favorevoli alla propagazione delle fiamme si aggiunge una componente dolosa non trascurabile. Secondo quanto riferito dalle autorità, la Polizia nazionale ha effettuato dieci arresti, mentre 21 persone sono attualmente sotto inchiesta. La Guardia Civil, dal canto suo, ha arrestato altre 27 persone e ne sta indagando 92.
Tra i casi più gravi figura quello di un uomo di 47 anni, residente a Vilardevós, comune della provincia di Orense, in Galizia, per il quale è stata disposta la custodia cautelare. L’uomo è sospettato di essere responsabile di un incendio boschivo scoppiato il primo agosto, che ha bruciato ben 578,7 ettari di vegetazione. In quel rogo, due persone erano rimaste ferite. Le autorità ritengono che il sospetto abbia agito volontariamente, anche se le indagini in corso dovranno chiarire il movente e le modalità precise.
La stagione estiva 2025 in Spagna si conferma tra le più difficili degli ultimi anni in termini di emergenza incendi. La combinazione tra temperature record, venti forti e negligenze o azioni criminali ha reso particolarmente vulnerabili molte aree boschive, soprattutto nel nord-ovest, dove la densità forestale e le condizioni del terreno favoriscono la rapida diffusione delle fiamme.
Secondo fonti interne all’Unidad de Coordinación de Incendios Forestales del Ministero dell’Interno, il numero di incendi con probabile origine dolosa è in netto aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che preoccupa non solo per l’impatto ambientale, ma anche per quello sociale ed economico, con centinaia di ettari di terreni agricoli andati perduti, decine di famiglie evacuate e una pressione crescente sui dispositivi di emergenza.
Le operazioni di spegnimento vedono impegnati migliaia di effettivi tra vigili del fuoco, militari dell’UME (Unidad Militar de Emergencias), volontari e protezione civile. I velivoli antincendio lavorano senza sosta, ma le condizioni meteo continuano a rendere estremamente complesse le operazioni, soprattutto nelle zone più impervie.
Il governo centrale, da parte sua, ha intensificato le azioni di coordinamento con le comunità autonome, che in Spagna gestiscono gran parte delle competenze in materia di protezione civile e gestione del territorio. Parallelamente, si lavora anche sul fronte giudiziario, con l’apertura di fascicoli nei tribunali provinciali per fare chiarezza sull’origine dei roghi e accertare le responsabilità penali degli indagati.
L’ondata di incendi ha riportato al centro del dibattito politico spagnolo il tema della prevenzione, spesso trascurato nei mesi invernali. I sindacati del settore forestale denunciano da tempo la scarsità di risorse per la manutenzione dei boschi e il taglio delle sterpaglie, mentre le organizzazioni ambientaliste ricordano come l’abbandono delle aree rurali abbia aumentato il rischio di incendi incontrollati. Intanto, i territori colpiti fanno la conta dei danni. Interi ecosistemi sono stati distrutti, numerose aziende agricole hanno subito perdite ingenti e gli amministratori locali chiedono lo stato di emergenza per ottenere fondi straordinari. Ma la priorità, ora, resta contenere le fiamme e fermare chi continua ad appiccarle.
