26 Ottobre 2026, lunedì
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Ucraina, l’Ue e Kiev respingono il piano di Putin: “Prima la tregua, poi si parla di territori”

L’Unione Europea e l’Ucraina presentano una controproposta alla bozza russa: no allo scambio unilaterale di territori per il cessate il fuoco. Il 15 agosto atteso il faccia a faccia tra Putin e Trump in Alaska.

BRUXELLES – L’Europa e Kiev chiudono la porta all’ultima proposta del Cremlino e rilanciano con una controproposta che mira a ridisegnare il percorso verso una tregua, senza cedere porzioni di territorio ucraino come condizione preliminare. La mossa congiunta, riportata dal Wall Street Journal, arriva in risposta al piano avanzato da Vladimir Putin, che prevedeva uno scambio di alcune aree del Donetsk controllate da Kiev in cambio dell’interruzione delle ostilità.

Ma il messaggio che arriva da Bruxelles e dalla leadership ucraina è chiaro: nessuna pace a costo della sovranità territoriale. Prima il cessate il fuoco, poi un eventuale dialogo su possibili intese territoriali — da valutare, però, in modo reciproco e non come imposizione unilaterale da Mosca.

L’incontro riservato in Gran Bretagna

La controproposta è stata formalmente avanzata nel corso di un incontro a porte chiuse in Gran Bretagna, che ha visto riuniti rappresentanti del governo ucraino e funzionari di alto livello dei Paesi europei, impegnati nella costruzione di un fronte diplomatico unitario.

L’obiettivo, spiegano fonti diplomatiche europee, è evitare qualsiasi legittimazione di annessioni di fatto e riaffermare il principio della non negoziabilità dei confini internazionali, violati con l’invasione russa del 2022 e le successive occupazioni.

Putin: proposta di scambio per il cessate il fuoco

Secondo il Wall Street Journal, Putin avrebbe messo sul tavolo un’offerta che prevede la cessazione immediata dei combattimenti in cambio della cessione da parte di Kiev di alcune aree nel Donetsk ancora sotto controllo ucraino. Una proposta che, nei fatti, sancirebbe un riconoscimento implicito delle attuali linee di occupazione e una ridefinizione territoriale a favore di Mosca.

La reazione ucraina, sostenuta dall’Ue, è stata netta: no a qualsiasi tipo di baratto che possa apparire come una ricompensa per l’aggressione militare russa.

I punti della controproposta Ue-Kiev

Il documento alternativo presentato al tavolo contiene tre pilastri fondamentali:

  1. Tregua immediata e verificabile, sotto supervisione internazionale, senza condizioni territoriali preliminari.
  2. Dialogo multilaterale con coinvolgimento di attori terzi (come l’ONU o la OSCE), per garantire trasparenza e neutralità.
  3. Eventuali accordi territoriali solo in un secondo momento, e solo se fondati su principi di reciprocità e accettati da entrambe le parti.

Un’impostazione che mira a disinnescare la logica del “territorio in cambio della pace” e che cerca invece di ricondurre i negoziati dentro parametri legali e multilaterali, evitando accordi bilaterali opachi o sbilanciati.

Il vertice Trump–Putin in Alaska

Sul piano internazionale, i riflettori sono ora puntati sul prossimo vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin, fissato per il 15 agosto in Alaska. L’ex presidente statunitense, di ritorno sulla scena diplomatica in vista delle elezioni di novembre, si propone come possibile mediatore di un accordo di cessate il fuoco.

Non è chiaro quanto margine abbia Trump per incidere sui reali equilibri in campo, ma la sua presenza al tavolo potrebbe rimescolare le carte, soprattutto se accompagnata da un cambio di linea della politica estera americana.

Kiev: “Nessuna pace che cancelli l’Ucraina”

Fonti vicine alla presidenza ucraina ribadiscono che Kiev non è disposta a sacrificare la propria integrità territoriale per ottenere una tregua momentanea, soprattutto in un contesto in cui le forze russe continuano ad avanzare su alcuni fronti.

Il messaggio, lanciato anche dal presidente Zelensky nelle scorse settimane, è inequivocabile:

“Ogni trattativa deve partire dal rispetto del diritto internazionale. L’Ucraina non si arrenderà e non permetterà che la pace diventi sinonimo di capitolazione”.

La diplomazia prova a riaccendersi, ma resta fragile

Questa nuova fase negoziale, pur ancora incerta, segna un possibile punto di svolta nella guerra che dura ormai da più di tre anni. Dopo mesi di stallo militare e diplomatico, la combinazione di pressioni internazionali, logoramento del conflitto e necessità strategiche sembra aver riaperto uno spiraglio.

Ma il terreno è scivoloso. Il rischio, secondo molti osservatori, è che ogni proposta unilaterale venga letta come un tentativo di Mosca di congelare il conflitto mantenendo i vantaggi acquisiti militarmente, senza vere concessioni politiche.

Tregua sì, ma non a ogni costo

L’Europa e l’Ucraina provano a dettare un’altra agenda: prima la tregua, poi il dialogo. Non il contrario. In gioco non c’è solo la fine delle ostilità, ma il principio — decisivo — che la pace non può essere costruita sulla rinuncia ai diritti fondamentali di uno Stato sovrano.

Il prossimo appuntamento in Alaska potrebbe segnare un passaggio cruciale. Ma il cammino verso una pace duratura resta lungo, irto di ostacoli e tutt’altro che privo di insidie.

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