6 Ottobre 2026, martedì
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Gaza, l’accusa di Ruotolo: “Un genocidio in corso. L’Europa non può più essere complice”

Dura presa di posizione dell’europarlamentare PD Sandro Ruotolo dopo l’annuncio di Netanyahu sull’occupazione totale della Striscia di Gaza. “È la consacrazione politica del crimine. Serve un embargo sulle armi e il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina”.

ROMA – Le parole non bastano più. La diplomazia, se priva di azioni concrete, rischia di diventare una forma di complicità. È questo, in sintesi, il senso della durissima dichiarazione diffusa da Sandro Ruotolo, giornalista, europarlamentare e componente della segreteria nazionale del Partito Democratico, all’indomani dell’annuncio da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dell’intenzione di procedere con l’occupazione militare totale della Striscia di Gaza.

Una dichiarazione che ha scosso le coscienze e riaperto, in tutta la sua urgenza, il dibattito sul ruolo delle istituzioni europee e internazionali di fronte a quella che, secondo Ruotolo, non può più essere definita una guerra, ma un genocidio in atto.

“L’annuncio dell’occupazione militare totale della Striscia di Gaza, comprese le aree dove si trovano civili e ostaggi – scrive Ruotolo – rappresenta la consacrazione politica del crimine, la violazione del diritto internazionale e umanitario”.

Una condanna senza riserve, che non si limita alla denuncia politica, ma che richiama le responsabilità delle istituzioni occidentali – Italia inclusa – nel non aver saputo o voluto contrastare efficacemente quella che viene definita una strategia di annientamento sistematico.

Non errori, ma scelte deliberate

Nel mirino del parlamentare europeo non ci sono solo le parole del premier israeliano, ma l’intera strategia militare in corso da mesi nella Striscia: i bombardamenti su campi profughi, le tende colpite durante la distribuzione degli aiuti, l’impedimento all’accesso umanitario, la distruzione sistematica delle infrastrutture civili (ospedali, scuole, acquedotti), l’uso della fame come arma di guerra.

“Non siamo più di fronte a errori – scrive ancora Ruotolo – ma a scelte deliberate. È una guerra che ha cessato di avere un obiettivo militare e ha assunto le caratteristiche del crimine contro l’umanità”.

Parole che echeggiano, con forza, le recenti dichiarazioni dello scrittore israeliano David Grossman, da tempo voce critica all’interno della società israeliana. Grossman, in un’intervista destinata a lasciare il segno, ha definito l’operazione israeliana a Gaza come “un genocidio”, rompendo un tabù nel dibattito interno al Paese.

Le responsabilità dell’Europa

Ruotolo punta il dito anche sull’inerzia delle istituzioni europee, chiamando esplicitamente in causa l’Italia, l’Unione Europea e le Nazioni Unite: attori che, a suo giudizio, hanno tollerato troppo a lungo una strategia bellica che si pone fuori dal perimetro del diritto internazionale.

“Italia, UE e ONU non possono più restare neutrali o complici. Occorrono azioni concrete, immediate, incisive”.

Tra queste, Ruotolo elenca misure specifiche:
– un embargo totale delle armi verso Israele;
– la sospensione immediata dell’accordo di associazione UE-Israele;
– sanzioni mirate contro i responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità;
– il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina, sia da parte dell’Italia che dell’Unione Europea.

Misure forti, che romperebbero con la linea attuale della diplomazia europea, finora oscillante tra la condanna formale delle violazioni e il sostegno implicito al diritto alla difesa di Israele, senza tuttavia riuscire a imporre una vera cornice di legalità internazionale.

Un crimine che si consuma nell’impunità

La denuncia di Ruotolo si inserisce in un contesto internazionale sempre più polarizzato. L’offensiva israeliana, iniziata nell’ottobre 2023 in risposta agli attacchi di Hamas, ha prodotto una devastazione senza precedenti nella Striscia: decine di migliaia di vittime civili, milioni di sfollati, un’intera popolazione ridotta alla fame e alla disperazione.

Secondo le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, la crisi umanitaria a Gaza ha superato i parametri di qualsiasi altra emergenza recente. La distruzione delle reti idriche, la mancanza di accesso a cure mediche, la penuria alimentare e il blocco delle frontiere hanno trasformato l’enclave in un luogo di sopravvivenza estrema, in cui ogni principio della Convenzione di Ginevra sembra essere stato violato.

Il tempo delle parole è finito

La nota di Ruotolo si conclude con un appello senza mediazioni:

“Non c’è più tempo per le parole. Bisogna agire. C’è un popolo sotto assedio. C’è un crimine in corso”.

È una dichiarazione che parla tanto al mondo della politica quanto all’opinione pubblica, invitando a superare le ambiguità e le cautele diplomatiche per assumere una posizione chiara e operativa. In gioco non c’è soltanto la credibilità delle istituzioni internazionali, ma la tenuta stessa dei principi universali su cui si fonda il diritto umanitario moderno.

In un tempo in cui la guerra sembra imporsi come unica grammatica della politica internazionale, la posizione di Ruotolo rompe il silenzio e richiama l’Europa alle sue responsabilità storiche. Di fronte a ciò che si consuma a Gaza, la neutralità non è più un’opzione.

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