Pechino – Il bilancio è tragico e ancora provvisorio: almeno 44 morti e 9 dispersi in seguito alle piogge torrenziali che, nell’ultima settimana di luglio, si sono abbattute con inaudita violenza sulla capitale cinese e sulle aree circostanti. Le precipitazioni, tra le più intense mai registrate negli ultimi decenni, hanno trasformato interi quartieri in scenari da catastrofe naturale: strade ridotte a fiumi impetuosi, veicoli trascinati via dalla corrente, infrastrutture collassate, abitazioni e attività commerciali devastate.
A rendere noto il drammatico computo delle vittime è stato Xia Linmao, vicesindaco di Pechino, durante una conferenza stampa tenutasi il 31 luglio. «Alle ore 12 del 31 luglio, risultano 44 decessi e 9 persone ancora disperse, in seguito ai disastri provocati dalle forti piogge che hanno colpito l’intero territorio cittadino», ha dichiarato il funzionario. Particolarmente colpito il distretto montuoso di Miyun, nella zona nord-orientale della capitale, dove in una casa di cura si è consumata una delle tragedie più gravi: 31 anziani non sono riusciti a mettersi in salvo in tempo e hanno perso la vita.
Le autorità municipali e le squadre di soccorso sono impegnate in operazioni di salvataggio, ricerca e ripristino della viabilità e delle forniture elettriche e idriche interrotte in diverse zone. Le piogge torrenziali, che hanno superato in alcuni punti i 600 millimetri di accumulo in pochi giorni, hanno messo a dura prova il sistema di drenaggio urbano, evidenziando ancora una volta le criticità strutturali di una metropoli che, pur in costante trasformazione tecnologica e architettonica, mostra vulnerabilità crescenti di fronte ai fenomeni meteorologici estremi.
Secondo i dati forniti dal servizio meteorologico cinese, le precipitazioni registrate tra il 28 e il 31 luglio rappresentano un’anomalia statistica significativa rispetto alla media stagionale. Gli esperti parlano di un evento meteo legato all’interazione tra un sistema di bassa pressione persistente e l’umidità trasportata dai monsoni, fattori che hanno intensificato la portata delle piogge e la loro durata.
Il governo municipale ha disposto l’evacuazione preventiva di migliaia di residenti in aree ritenute ad alto rischio, ma in molte zone periferiche l’acqua ha colto di sorpresa gli abitanti, con frane, smottamenti e il crollo di argini e muri di contenimento. Nelle campagne attorno alla capitale, interi raccolti sono andati perduti e la distruzione di numerose infrastrutture stradali ha isolato diverse comunità.
La tragedia di Pechino si inserisce in un contesto più ampio di allerta idrogeologica in Cina: in parallelo, piogge eccezionali stanno colpendo anche le province di Hebei, Shanxi e Henan, aggravando ulteriormente il bilancio nazionale delle vittime e dei danni materiali. Il governo centrale ha mobilitato l’Esercito Popolare di Liberazione e dispiegato unità specializzate in interventi di emergenza, mentre il Ministero delle Risorse Idriche ha avviato un monitoraggio costante delle dighe e dei bacini idrici più vulnerabili.
Il ricordo va inevitabilmente all’alluvione di Zhengzhou del luglio 2021, quando in poche ore caddero oltre 600 millimetri di pioggia, causando la morte di oltre 300 persone. Da allora, Pechino aveva promesso importanti investimenti nella resilienza climatica urbana, ma la portata dell’attuale disastro riapre il dibattito sull’efficacia delle misure adottate e sulla necessità di un approccio più sistemico e preventivo nella gestione del rischio ambientale.
Mentre i cittadini di Pechino fanno i conti con i lutti e con i danni materiali, la comunità scientifica internazionale sottolinea come fenomeni meteorologici estremi siano destinati a divenire sempre più frequenti e violenti a causa dei cambiamenti climatici in atto. La capitale cinese, crocevia politico ed economico della seconda potenza mondiale, appare ora scossa nella sua immagine di modernità e controllo, restituendo al mondo l’immagine di una vulnerabilità comune e condivisa, che non risparmia nessuna nazione.
