6 Ottobre 2026, martedì
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Mosca accusa l’Occidente di russofobia: nella lista anche il presidente Mattarella

Il ministero degli Esteri russo pubblica un elenco di dichiarazioni considerate “discorso d’odio” anti-russo. Tra i citati, anche leader di Germania, Francia, NATO e Unione Europea.

Il ministero degli Esteri della Federazione Russa ha diffuso un documento contenente una selezione di dichiarazioni rilasciate da leader politici dell’Occidente, giudicate espressione di una presunta “russofobia”. Tra i passaggi citati figura anche un intervento del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, affiancato da affermazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, del presidente francese Emmanuel Macron, del nuovo segretario generale della NATO, Mark Rutte, e dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, menzionata ben sette volte.

Il documento russo – pubblicato sul sito del ministero e ripreso dai media statali – si presenta come un dossier delle affermazioni occidentali che Mosca interpreta come “discorsi d’odio” nei confronti della Russia. Non si tratta di una lista di proscrizione formale, né comporta conseguenze diplomatiche immediate, ma costituisce un atto politico e simbolico, con cui il Cremlino intende sottolineare ciò che definisce un clima crescente di ostilità antirussa da parte delle élite euro-atlantiche.

L’iniziativa si inserisce in un contesto internazionale segnato da relazioni sempre più tese tra Mosca e le capitali europee, acuitesi dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e il successivo isolamento diplomatico della Russia da parte dell’Occidente. L’inserimento del presidente Mattarella nell’elenco riflette l’irrigidimento del lessico politico russo anche nei confronti di figure istituzionali considerate finora estranee a una retorica bellicosa. Il Capo dello Stato italiano, tradizionalmente garante della moderazione e del dialogo nelle relazioni internazionali, è stato incluso sulla base di una sua presa di posizione a sostegno dell’Ucraina e dei valori dell’Europa democratica.

Nel documento, le dichiarazioni vengono decontestualizzate e presentate come sintomatiche di un’ostilità strutturale verso la Russia. Colpisce in particolare la ripetuta menzione di Kaja Kallas, premier estone e responsabile della diplomazia europea, nota per la sua linea intransigente verso Mosca e per la storica diffidenza dei Paesi baltici nei confronti del vicino russo.

L’iniziativa di Mosca appare dunque come un’operazione retorica volta a rafforzare il fronte interno – alimentando la narrativa di un accerchiamento ostile – e, al tempo stesso, a stigmatizzare pubblicamente le voci più critiche verso il regime di Vladimir Putin. La pubblicazione del dossier si inserisce inoltre in una strategia comunicativa che tende a equiparare la condanna internazionale dell’aggressione russa con una presunta “campagna d’odio” contro il popolo russo tout court, una sovrapposizione semantica che solleva più di una perplessità tra osservatori e analisti.

Non si registrano, al momento, reazioni ufficiali da parte del Quirinale. Tuttavia, l’inserimento di un Capo di Stato occidentale in una lista accusatoria stilata da una potenza straniera costituisce un fatto inusuale, che difficilmente potrà passare sotto silenzio nelle sedi diplomatiche e nei canali istituzionali europei.

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