6 Ottobre 2026, martedì
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Tragedia al largo della Tunisia, due bambini morti in un naufragio. Sea Watch denuncia l’inerzia dei soccorsi

Secondo la Ong tedesca, il gommone era in mare da tre giorni. L’allarme era stato lanciato ore prima, ma l’intervento di Frontex non ha impedito il capovolgimento dell’imbarcazione.

Ancora una tragedia nel Mediterraneo centrale, dove il naufragio di un’imbarcazione carica di migranti ha provocato la morte di due bambini e la scomparsa di almeno una persona. A renderlo noto è Sea Watch, organizzazione non governativa tedesca impegnata nel monitoraggio e nei soccorsi in mare, che denuncia ritardi e gravi omissioni da parte delle autorità europee preposte.

Secondo quanto riferito da Sea Watch, lunedì 29 luglio l’aereo di ricognizione Seabird ha individuato un gommone in evidente difficoltà nelle acque internazionali al largo della Tunisia, con a bordo più di novanta persone, stremate dopo tre giorni in mare. Due persone erano già finite in acqua. L’ong riferisce di aver immediatamente allertato le autorità competenti, inclusa Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere. Tuttavia, prosegue Sea Watch, l’aereo di Frontex sarebbe giunto soltanto sei ore dopo e, pur avvistando il natante, avrebbe lasciato l’area senza prestare assistenza diretta.

Il dramma si è consumato poco dopo, quando una nave mercantile, la Port Fukuka, accorsa nei pressi del gommone, ha tentato un’operazione di salvataggio. Durante la manovra, l’imbarcazione si è rovesciata e tutti i passeggeri sono finiti in mare. La maggior parte è stata soccorsa, ma due bambini sono stati recuperati privi di vita. Una persona risulta tuttora dispersa.

L’episodio solleva interrogativi stringenti sull’efficacia del sistema di coordinamento europeo in materia di salvataggio in mare. In particolare, il comportamento di Frontex, accusata da più parti di un approccio burocratico e distaccato rispetto alle emergenze umanitarie, torna al centro delle critiche. Sea Watch ha definito “inaccettabile” il ritardo e la mancanza di un intervento operativo da parte dell’agenzia, che pure aveva ricevuto una segnalazione tempestiva e dettagliata.

Nel corso degli ultimi anni, il tratto di mare tra Tunisia, Libia e Italia si è confermato come una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, con centinaia di morti registrate ogni anno. In assenza di un coordinamento efficace e di una presenza costante di mezzi di soccorso, gli interventi delle Ong restano spesso l’unico presidio umanitario reale sul campo. Al tempo stesso, le operazioni civili si trovano a operare in un clima di crescente ostilità politica e amministrativa, tra ostacoli burocratici, fermi arbitrari e tentativi di criminalizzazione.

In attesa di chiarimenti ufficiali da parte di Frontex e delle autorità coinvolte, il naufragio di lunedì rappresenta l’ennesima conferma della fragilità strutturale del sistema di soccorso nel Mediterraneo e dell’urgenza di una risposta europea che sia non solo efficace, ma coerente con i principi fondamentali del diritto internazionale e del rispetto della vita umana.

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