25 Ottobre 2026, domenica
HomeItaliaPoliticaGolden Power, il caso UniCredit-BPM smaschera l’interventismo del governo

Golden Power, il caso UniCredit-BPM smaschera l’interventismo del governo

La revoca dell’offerta su Banco BPM da parte di UniCredit rivela gli effetti distorsivi dell’uso politico della golden power. Il governo Meloni, accusato di ostacolare operazioni sgradite e favorire soggetti amici, sotto accusa per la mancanza di trasparenza e strategia nel sistema bancario.

La scelta di UniCredit di ritirare la propria offerta pubblica su Banco BPM rappresenta, in modo inequivocabile, l’esito di una forzatura politica. Un passo indietro che si lega direttamente all’intervento del governo, che ha fatto ricorso alla golden power in modo giudicato strumentale e sproporzionato, alimentando incertezza e bloccando una normale dinamica di mercato.

Un’azione, quella dell’esecutivo, che è stata prima messa in discussione dalla giustizia amministrativa, con il pronunciamento del TAR, e poi ulteriormente ridimensionata dalla Commissione europea. Elementi che rafforzano la percezione di un intervento motivato non da esigenze strategiche, ma da valutazioni politiche.

Secondo Antonio Misiani, responsabile Economia del Partito Democratico, ci troviamo davanti all’ennesima dimostrazione dell’impostazione fortemente interventista del governo guidato da Giorgia Meloni. In questi mesi, l’esecutivo non ha esitato a utilizzare lo strumento della golden power per ostacolare operazioni considerate scomode, come quella promossa da UniCredit, mentre ha sostenuto iniziative più gradite politicamente, come l’offerta su Mediobanca, funzionale al rafforzamento della presenza pubblica in Generali.

Questo atteggiamento, osserva Misiani, si inserisce in un contesto di assenza di confronto trasparente sul futuro del sistema bancario italiano. Nonostante le numerose sollecitazioni rivolte in sedi istituzionali, a partire dal Parlamento, il governo continua a mancare un indirizzo chiaro e condiviso.

L’attenzione di Palazzo Chigi e del Ministero dell’Economia e delle Finanze appare più rivolta al controllo dei centri di potere finanziario che al sostegno del credito e dell’economia reale. Eppure, i dati parlano chiaro: negli ultimi tre anni il credito alle imprese è diminuito di oltre il dieci per cento, e il calo ha toccato quasi il ventidue per cento nel caso delle piccole imprese.

Invece di elaborare una strategia industriale per il settore bancario in linea con le sfide europee, il governo sembra giocare un ruolo di regista dietro le quinte, ridisegnando gli equilibri finanziari nazionali secondo logiche di potere, senza una reale visione industriale o strategica.

Il Partito Democratico, conclude Misiani, tornerà a chiedere alla Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Economia un deciso cambio di passo. Occorrono più trasparenza, il rispetto delle regole del mercato e, soprattutto, un’attenzione concreta alle vere priorità dell’economia italiana.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti