7 Ottobre 2026, mercoledì
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Gaza, più di cento morti sotto le bombe. Cresce la tensione tra Israele e Washington

Secondo fonti mediche palestinesi, 105 civili sono stati uccisi in un solo giorno durante raid israeliani, molti mentre aspettavano gli aiuti umanitari. La Casa Bianca, irritata per l’escalation militare, critica apertamente Netanyahu: “Agisce come un pazzo. Bombarda tutto, ogni giorno una nuova crisi”.

Un altro giorno di sangue a Gaza. Almeno 105 palestinesi sono stati uccisi in poche ore in una nuova serie di raid condotti dall’esercito israeliano. La maggior parte delle vittime, secondo fonti mediche locali, si trovava in prossimità dei centri di distribuzione degli aiuti umanitari. Sarebbero 92 le persone colpite mentre erano in fila per ricevere cibo o medicine, segno di una situazione umanitaria ormai al collasso.

L’attacco, tra i più gravi delle ultime settimane, è avvenuto all’alba e ha colpito diverse zone densamente popolate. Gli ospedali di Gaza, già allo stremo, hanno confermato che il numero dei morti potrebbe ancora salire, mentre decine di feriti versano in condizioni critiche.

La frustrazione americana

A far crescere ulteriormente la tensione è la crescente irritazione della Casa Bianca nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo quanto riportato dal sito d’informazione americano Axios, funzionari dell’amministrazione statunitense si starebbero confrontando con un crescente senso di frustrazione per l’escalation militare in corso, in particolare per le operazioni condotte al di fuori di Gaza, come i recenti attacchi in Siria, e per il controverso bombardamento della chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza.

Il tono dei commenti, riportati da Axios, è inusualmente diretto. Un alto funzionario statunitense avrebbe affermato che “Bibi (Netanyahu) si comporta come un pazzo. Bombarda tutto in continuazione. Questo potrebbe minare ciò che Trump sta cercando di fare”. Un secondo funzionario ha riferito che l’attacco alla chiesa cattolica ha spinto Donald Trump a telefonare direttamente a Netanyahu per chiedere spiegazioni: “La sensazione è che ogni giorno ci sia qualcosa di nuovo. Che diavolo sta succedendo?”.

Un terzo membro dell’amministrazione americana ha poi espresso scetticismo crescente su Netanyahu: “È come un bambino che non sa comportarsi. Ha il dito troppo facile sul grilletto. È troppo distruttivo”.

Un equilibrio geopolitico sempre più fragile

Queste parole, trapelate da fonti interne e riportate da un media statunitense autorevole, riflettono una crepa nei rapporti tra Israele e Stati Uniti, tradizionalmente alleati stretti, soprattutto in ambito militare e strategico. Le recenti decisioni di Netanyahu, in un contesto già estremamente delicato, sembrano quindi non solo acuire le sofferenze civili a Gaza, ma anche mettere a rischio gli equilibri diplomatici su cui si reggono molte alleanze nella regione.

Il malcontento dell’amministrazione americana, secondo Axios, non è solo legato all’escalation in sé, ma anche alla percezione di una leadership israeliana imprevedibile e non coordinata con gli interessi più ampi dell’Occidente, in un momento in cui anche Washington si trova in una fase di forte polarizzazione politica.

Il nodo umanitario

Intanto, nella Striscia di Gaza la popolazione continua a pagare il prezzo più alto. Le immagini e i dati raccolti dagli ospedali mostrano una popolazione civile sempre più esposta, con accesso limitato a cibo, acqua e cure mediche, mentre i bombardamenti proseguono. Colpire civili in attesa di aiuti, se confermato in via ufficiale, rappresenterebbe una violazione del diritto internazionale umanitario, e alimenterebbe ulteriori richieste di intervento e condanna da parte della comunità internazionale.

Ma al momento, ciò che prevale sono le macerie, le barelle e il silenzio dei diplomatici. Gaza resta il teatro di una crisi che, a ogni nuovo attacco, sembra sfuggire sempre più al controllo di chi dovrebbe garantirne la fine.

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