6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaCronacaAggressione al Provveditore: arrestato il presunto mandante, un ex collaboratore interno

Aggressione al Provveditore: arrestato il presunto mandante, un ex collaboratore interno

È finito in carcere l’ex dipendente del Provveditorato alle opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna. Avrebbe commissionato l’attacco per rancori professionali. Trovati in suo possesso 126.000 euro in contanti, parte dei quali forse falsi.

Roma – È stato arrestato nella mattinata di oggi, su disposizione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, l’uomo ritenuto il mandante della brutale aggressione avvenuta lo scorso 4 ottobre 2024 ai danni del Provveditore alle opere pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna. A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dalla Procura della Repubblica capitolina, sono stati i Carabinieri della Compagnia Roma Centro, con il supporto operativo della Stazione di Roma San Lorenzo in Lucina.

L’indagato, ora rinchiuso presso il carcere di Regina Coeli, è gravemente indiziato dei reati di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e di rapina aggravata – aggravanti determinate sia dall’uso di armi, sia dal luogo in cui il reato si è consumato (una privata dimora) e dalla particolare vulnerabilità della vittima, un uomo ultrasessantacinquenne. Inoltre, al soggetto è contestato anche il reato di ricettazione, in relazione al ritrovamento di ingenti somme di denaro in contanti.

L’agguato sotto casa

I fatti risalgono al mattino del 4 ottobre 2024. Il Provveditore era appena uscito dal proprio appartamento nei pressi di Piazza di Spagna e si trovava nell’androne del palazzo quando fu aggredito con inaudita violenza da un uomo armato di bastone. L’assalitore, parzialmente coperto da una mascherina chirurgica per non farsi riconoscere, colpì ripetutamente il funzionario, lasciandolo quasi privo di sensi a terra. Si impossessò poi del borsone che la vittima portava con sé, contenente effetti personali.

Nei giorni successivi all’aggressione, le indagini avevano già portato all’arresto del presunto esecutore materiale, identificato grazie a un’intensa attività investigativa. Ma è attraverso una seconda fase delle indagini – fondata su analisi di comunicazioni, testimonianze e riscontri ambientali – che i militari dell’Arma sono riusciti a risalire a colui che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe orchestrato l’intero piano.

Il mandante: un ex collaboratore

Il presunto mandante dell’agguato è un uomo che aveva prestato servizio all’interno della segreteria tecnica del Provveditorato. Si tratta di un soggetto che, per motivi ancora in fase di approfondimento, avrebbe maturato forti rancori professionali nei confronti della vittima, legati – secondo quanto finora emerso – a un ridimensionamento delle sue funzioni all’interno dell’ufficio. Questo presunto sentimento di rivalsa avrebbe spinto l’uomo a rivolgersi a un vecchio amico, originario del suo stesso paese d’origine, e ad affidargli l’incarico di colpire il Provveditore. L’indagato avrebbe fornito al complice informazioni precise sulla vittima e dettagli logistici utili a facilitare l’aggressione.

I contanti e i sospetti di ricettazione

L’inchiesta ha portato alla luce anche elementi inquietanti sul fronte patrimoniale. Durante una perquisizione svolta nel corso delle indagini, i Carabinieri hanno trovato nel bagagliaio della vettura sportiva dell’indagato una somma di circa 80.000 euro in contanti, suddivisa in banconote di piccolo taglio e avvolte da elastici. Il denaro, secondo quanto ritenuto dagli investigatori, sarebbe di probabile provenienza illecita, non risultando giustificato né dalla situazione reddituale del soggetto né da una plausibile attività lecita.

Nuove perquisizioni effettuate stamattina, in concomitanza con l’arresto, hanno portato al rinvenimento di ulteriori 46.000 euro, nascosti sia all’interno dell’abitazione che nell’auto. Di questi, circa 9.000 euro sono risultati potenzialmente contraffatti. Sono attualmente in corso le verifiche tecniche per accertarne la natura e la provenienza.

Presunzione di innocenza

Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. L’indagato – come previsto dalla legge – deve essere considerato presunto innocente fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna. Tuttavia, i gravi indizi raccolti finora dagli investigatori hanno portato il giudice a ritenere sussistenti i presupposti per la misura cautelare in carcere, anche alla luce del rischio di inquinamento probatorio e della possibile reiterazione del reato.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, prosegue ora con l’obiettivo di chiarire ogni ulteriore responsabilità, eventuali coperture e il quadro economico legato ai flussi di denaro sequestrati.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti