È uscito dal carcere da uomo condannato, è scomparso da uomo laureato.
Mattia Cavallari, 26 anni, tra i responsabili della strage di Corinaldo, non è rientrato in carcere dopo essere stato autorizzato a uscire per discutere la tesi di laurea. Il giovane, detenuto per la sua partecipazione ai tragici fatti dell’8 dicembre 2018 nella discoteca Lanterna Azzurra, era stato ammesso dal Tribunale di Sorveglianza a lasciare la struttura detentiva per un giorno, per conseguire il titolo triennale in Scienze giuridiche all’Università di Bologna.
Lo scorso 3 luglio, Cavallari ha varcato i cancelli del carcere senza la scorta della polizia penitenziaria, come previsto dal permesso, accompagnato solo dai familiari. Dopo aver discusso la tesi e ottenuto la proclamazione, si è allontanato con la fidanzata. Da quel momento di lui non si hanno più notizie.
Le autorità stanno ora cercando di rintracciarlo: formalmente latitante, l’ipotesi è che si sia dato alla fuga approfittando della temporanea libertà concessagli per il traguardo accademico.
Cavallari era stato arrestato nell’estate del 2019, mesi dopo quella notte drammatica in cui, secondo la ricostruzione processuale, un gruppo di giovani – tra cui lo stesso Cavallari – avrebbe spruzzato spray urticante nella sala affollata del locale per creare confusione e derubare gli spettatori delle loro collanine. Ma il piano sfuggì tragicamente di mano: nel fuggi fuggi generale morirono sei persone, tra cui cinque adolescenti e una madre di 39 anni. Altre 59 rimasero ferite.
Il 26enne ha sempre professato la propria innocenza. Durante il processo d’appello dichiarò di aver “commesso mille errori”, ma di non essere responsabile dei reati contestati. I giudici, però, non gli hanno creduto: la condanna è stata confermata in via definitiva anche dalla Corte di Cassazione.
L’ennesima ombra su una vicenda che ha segnato profondamente il Paese e che, a distanza di anni, continua a far discutere.
