5 Ottobre 2026, lunedì
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Il Generale che ha messo l’uomo prima dell’uniforme

Le parole del Comandante della Scuola Marescialli di Firenze, Pietro Oresta, scuotono l’Arma: dopo un discorso sul benessere del personale, viene rimosso dal suo incarico. Il silenzio dei vertici e la voce del MOSAC.

FIRENZE — Non era la solita cerimonia di proclamazione quella che si è tenuta nei giorni scorsi alla Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri. L’evento, dedicato alla consegna delle lauree triennali in “Scienze della Sicurezza” al 12° corso, ha preso una piega imprevista. A scuotere l’ambiente, un discorso tanto inaspettato quanto rivoluzionario: quello del Generale Pietro Oresta, Comandante dell’Istituto, le cui parole — sincere, fuori dagli schemi, forse scomode — hanno fatto rapidamente il giro della rete interna dell’Arma e oltre.

Non si è trattato della consueta retorica sulla dedizione assoluta, sull’abnegazione a ogni costo. Il Generale Oresta ha scelto un approccio diverso, più umano, meno istituzionale. Ha parlato di benessere, di famiglia, di limiti. E lo ha fatto con una franchezza disarmante: «Ricordiamo che aiutare un anziano ad attraversare la strada ha più impatto di trovare 300 tonnellate di cocaina e arrestare 20 persone», ha detto ai giovani marescialli appena laureati. Un messaggio semplice, ma potente. Non era un invito alla diserzione del dovere, ma un richiamo alla proporzione, al senso della misura, al valore dell’essere umano dietro la divisa.

Il discorso integrale, va detto, è stato in parte oscurato da un video circolato in forma parziale, ma non è bastato a fermarne la portata. Tra gli estratti più citati: «È impossibile che vi venga chiesto qualcosa che non si possa fare», e soprattutto: «Il vostro benessere, e quello delle vostre famiglie, la nostra vita, è superiore a qualunque istruzione o procedura».

La rimozione

A 72 ore di distanza, il Generale Pietro Oresta è stato sollevato dal comando della Scuola Marescialli di Firenze. Nessuna nota ufficiale, nessuna spiegazione da parte del Comando Generale dell’Arma. Eppure, è difficile non collegare la sua rimozione a quanto accaduto durante la cerimonia. Il Movimento Sindacale Autonomo dei Carabinieri (MOSAC), pur evitando dichiarazioni dirette sulla decisione, esprime “incredulità per un avvicendamento che non sembra inquadrarsi nella normale prassi amministrativa”.

«Riconosciamo al Generale Oresta il coraggio intellettuale e la rara sensibilità con cui ha parlato del benessere del personale», ha dichiarato Luca Spagnolo, rappresentante legale del MOSAC. «Ha rimesso al centro del discorso il carabiniere come persona, e non come semplice strumento operativo».

Chi è Pietro Oresta

Figura ben nota nei ranghi dell’Arma, Oresta è stato per anni considerato un comandante “atipico”, per la sua attenzione concreta alla vita quotidiana dei suoi uomini. I racconti che lo riguardano abbondano: negli anni ’90 metteva la propria auto privata a disposizione dei giovanissimi carabinieri ausiliari; negli anni successivi ha acquistato personalmente sistemi di condizionamento per i militari nelle garitte romane, superando ostacoli burocratici che impedivano soluzioni tempestive. Nel 2020 ha bloccato un’iniziativa della rappresentanza militare che avrebbe destinato oltre 2.500 euro all’acquisto di penne di pregio.

«Se un giorno la nomina del Comandante Generale dell’Arma fosse affidata a un’elezione tra i carabinieri — afferma ancora Spagnolo — Oresta sarebbe il primo degli eletti, con ampio margine su qualsiasi altro candidato».

Un discorso scomodo?

Resta da capire perché parole apparentemente condivisibili — sul valore della vita, sul rispetto dei limiti umani, sulla centralità della persona — possano aver provocato una reazione così drastica. Forse non tutti hanno gradito il suo rifiuto dell’eroismo esasperato, della mitologia del sacrificio ad ogni costo. Forse ha infastidito chi considera lo sport solo come obbligo per la forma fisica operativa, non come cura del proprio equilibrio psico-fisico. O chi si commuove ai funerali di colleghi esausti, ma non ha mai chiesto loro di fermarsi prima.

Oresta, al contrario, ha fatto esattamente questo: ha chiesto ai suoi uomini di prendersi cura di sé, di non consumarsi in nome di un sistema che spesso, quando li perde, li commemora con parole che arrivano troppo tardi.

Il silenzio dei vertici

Da parte del Comando Generale nessuna reazione ufficiale, e con ogni probabilità non ce ne sarà. Ma resta una domanda inevasa: i vertici della Difesa condividono la rimozione di un comandante tanto stimato, o la considerano un errore che rischia di allontanare sempre più la leadership dai bisogni concreti di chi veste ogni giorno l’uniforme?

Il caso Oresta non è solo la storia di una rimozione. È lo specchio di un nodo profondo e irrisolto nella cultura militare italiana: cosa significa davvero servire lo Stato? E si può farlo senza sacrificare la propria umanità?

Oresta ha detto di sì. E lo ha fatto, fino in fondo, da comandante.

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