6 Ottobre 2026, martedì
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Tajani alza la voce (col tono di un tè): “Israele fermi la carneficina”

Il ministro degli Esteri denuncia l’eccesso dei bombardamenti a Gaza, ma lo fa in punta di diplomazia. E tra un ammonimento e un garbo, il messaggio finisce per sembrare poco più che un sussurro.

A cura di Daniele Cappa

Antonio Tajani prende posizione sul dramma di Gaza. Lo fa nel salotto televisivo di Morning News su Canale 5, con la gravità del caso e il tono fermo di chi non intende restare in silenzio. Anche se poi, nella sostanza, il suo richiamo somiglia più a un’ammonizione da tè delle cinque: elegante, civile, educato… e sostanzialmente innocuo.

“Mi auguro che un cessate il fuoco a Gaza si raggiunga il prima possibile, perché è inaccettabile ciò che sta accadendo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, aggiungendo che anche Israele si è reso responsabile di “una violazione del diritto internazionale e umanitario”. Un passaggio netto, se non fosse seguito dal consueto esercizio di equilibrismo diplomatico.

“Noi siamo amici di Israele – ha precisato Tajani – però diciamo con grande amicizia: basta con i bombardamenti a Gaza.” Un rimprovero sincero, ma declinato con la delicatezza di un confidente più che di uno statista.

Nel mondo reale, intanto, i morti civili si contano a migliaia, gli ospedali crollano sotto le bombe e gli appelli delle Nazioni Unite restano lettera morta. In questo contesto, le parole del capo della diplomazia italiana sembrano destinate più a rimbalzare nei talk show che a far breccia a Gerusalemme. “Israele non ascolta”, ammette lui stesso, con la frustrazione composta di chi sa di parlare, ma non di incidere.

“È ovvio che anche Hamas deve fare la sua parte e liberare gli ostaggi – ha aggiunto – ma Israele deve comprendere che non si può continuare con questa carneficina della popolazione civile che non ha nulla a che vedere con Hamas, anche se Hamas usa i palestinesi come scudi umani.” Una condanna sì, ma sempre accompagnata da attenuanti e subordinazioni, come in una disputa tra vecchi amici più che in un conflitto armato con devastanti conseguenze umanitarie.

Alla fine, resta l’impressione di un appello composto, affacciato dalla finestra della diplomazia italiana come un commento tra vicini di casa: “Hai visto che succede a Gaza? Che orrore… Speriamo si fermino”. Più che una presa di posizione, un pettegolezzo con pretese geopolitiche.

E mentre a Gaza si continua a morire, l’Italia manda un messaggio gentile. Perché anche nella tragedia, il nostro ministro riesce a trovare il modo di dire “basta” con grazia, tra una pausa e un sorso di tè.

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