Tra le pieghe dell’emendamento Occhiuto al decreto Valditara, con cui la maggioranza è intervenuta sul pre-ruolo universitario, era sembrata emergere almeno una nota positiva: l’accoglimento della richiesta, avanzata da numerose associazioni del settore, di superare la figura del borsista post-laurea. Una figura che, da anni, rappresenta uno dei simboli più evidenti della precarietà nella ricerca accademica, priva di diritti, tutele e prospettive.
Ma ciò che sembrava una svolta si è presto rivelata una beffa. Come ha denunciato Alfredo D’Attorre, responsabile Università e ricerca nella segreteria nazionale del Partito Democratico, la maggioranza non ha affatto abolito le borse post-laurea, bensì ha semplicemente eliminato l’esenzione Irpef di cui godevano. In sostanza, i giovani ricercatori continueranno a percepire le stesse borse, ma con un importo netto ancora più basso, già oggi spesso insufficiente a garantire una vita dignitosa.
“La realtà – sottolinea D’Attorre in una nota – è che le borse restano, ma diventano ancora più misere. Si tratta dell’ennesimo colpo a una generazione di studiosi che tiene in piedi con fatica l’università e la ricerca italiana, senza alcuna garanzia di futuro”.
Un altro segnale preoccupante, secondo il responsabile dem, è arrivato nei giorni scorsi con l’approvazione – “per errore”, come dichiarato dalla stessa maggioranza – di un ordine del giorno dell’opposizione in cui si chiedeva alla ministra Anna Maria Bernini un’inversione di rotta sulle politiche universitarie. Un episodio che rivela, secondo D’Attorre, “l’approssimazione e la scarsa attenzione con cui il governo affronta un tema strategico come quello dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica”.
L’appello del Partito Democratico è chiaro: il governo corregga subito questa “clamorosa svista”, ripristinando l’esenzione Irpef almeno per le borse già bandite, e mantenga l’impegno assunto – nero su bianco – di superare definitivamente la figura del borsista post-laurea. Solo così si potrà restituire un minimo di credibilità e serietà all’azione dell’esecutivo in un settore cruciale per il futuro del Paese.
