5 Ottobre 2026, lunedì
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L’Iran è al suo Muro di Berlino

Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, lancia un appello alla diserzione delle forze del regime: “Il sistema è al collasso, la porta è aperta a chi vuole costruire l’Iran del futuro”

Reza Pahlavi: “Il regime è allo stremo. È il momento di scegliere da che parte stare”

Dalla sua residenza in esilio, Reza Pahlavi — figlio dell’ultimo Scià dell’Iran e figura di riferimento dell’opposizione al regime teocratico — ha lanciato un appello diretto e senza ambiguità ai militari, ai membri delle forze paramilitari e al personale civile dell’apparato statale iraniano: disertate, prima che sia troppo tardi. “Ora che la nave sta affondando, la porta è sempre aperta a chi vuole far parte dell’avvenire dell’Iran, nel dopo-regime, fatta eccezione per chi ha le mani sporche di sangue”, ha dichiarato in un’intervista all’emittente francese BFM TV.

Pahlavi parla con la lucidità di chi intravede un passaggio storico. Secondo l’ex principe ereditario, la Repubblica Islamica sarebbe ormai vicina al collasso, come confermerebbero — dice — fonti attendibili che segnalano i preparativi di fuga da parte della famiglia della Guida Suprema, Ali Khamenei, e di alti dirigenti del regime. “Il sistema è allo stremo. È oggi più chiaro che mai che la Repubblica Islamica sta crollando”, ha affermato.

Nel suo appello, Reza Pahlavi insiste sulla necessità di una transizione ordinata e inclusiva. “Dobbiamo evitare lo scenario iracheno — ha spiegato — e costruire un processo di riconciliazione nazionale che coinvolga anche chi ha fatto parte delle forze armate, dei corpi paramilitari e delle istituzioni civili, purché non si sia macchiato di crimini. L’obiettivo è una transizione controllata e stabile verso un Iran democratico”.

Durante una conferenza stampa a Parigi, Pahlavi ha evocato un potente paragone storico: “Questo è il nostro momento del Muro di Berlino. Ma come ogni momento di grande cambiamento, è pieno di pericoli. Siamo a un bivio: una strada porta al caos e allo spargimento di sangue, l’altra a un cambiamento pacifico e democratico”.

Il messaggio è chiaro: il tempo della scelta è arrivato. E per chi fa ancora parte delle strutture del regime, le porte di un futuro condiviso restano aperte — ma non lo saranno per sempre.

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