26 Ottobre 2026, lunedì
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Missili iraniani colpiscono ospedale in Israele, Netanyahu: “Teheran pagherà un prezzo altissimo”

Cresce l’escalation militare tra Israele e Iran: razzi su Beersheba, decine di feriti. Attacco di ritorsione israeliano sul reattore di Arak. Hackeraggio su tv di Stato iraniana. Trump: "La caduta del regime è possibile".

GERUSALEMME – La crisi mediorientale ha oltrepassato un nuovo punto di non ritorno. Un missile balistico iraniano ha colpito questa mattina l’ospedale Soroka di Beersheba, nel sud di Israele, provocando decine di feriti e riaccendendo il timore di una guerra su vasta scala. L’azione, condannata da Tel Aviv come un “crimine di guerra”, ha innescato immediate ritorsioni: l’aviazione israeliana ha confermato di aver colpito con un raid il sito nucleare di Arak, in territorio iraniano.

Secondo fonti militari israeliane, l’ospedale sarebbe stato l’unico obiettivo raggiunto dai missili lanciati da Teheran nella notte. L’Iran afferma che il bersaglio fosse una base d’intelligence adiacente, ma secondo il Times of Israel, non esistono infrastrutture militari nelle immediate vicinanze del Soroka. La base del Comando Sud dell’IDF si troverebbe a oltre due chilometri di distanza.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato: “Teheran pagherà un prezzo pesantissimo. Colpire un ospedale è un atto vile e barbaro”. Il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato un’intensificazione degli attacchi: “Colpiremo obiettivi strategici e governativi nel cuore dell’Iran. Khamenei è un codardo che si nasconde nei bunker e bombarda ospedali e civili. Sarà ritenuto responsabile”.

Non si è fatta attendere la risposta del leader supremo iraniano, Ali Khamenei, apparso in diretta televisiva con un messaggio carico di sfida: “Resisteremo alla guerra. Non ci arrenderemo mai”. Ma pochi minuti dopo, un gruppo di hacker filo-israeliani ha interrotto il segnale della tv di Stato iraniana, trasmettendo immagini di proteste femminili e appelli a scendere in piazza contro il regime.

Nel frattempo, la tensione si sposta anche sul fronte diplomatico e strategico. Gli Stati Uniti hanno schierato quattro bombardieri strategici B-2 nella base di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. Si tratta di velivoli capaci di penetrare le difese anti-aeree iraniane e distruggere installazioni sotterranee, comprese quelle che ospiterebbero componenti del programma nucleare.

Un programma, quest’ultimo, che torna al centro del dibattito internazionale. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha chiarito di “non aver mai dichiarato che l’Iran stesse costruendo un’arma nucleare”, ma per il presidente americano resta il sospetto: “Teheran era a poche settimane dalla bomba”. Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump avrebbe confidato ai suoi consiglieri di aver approvato piani per un attacco militare all’Iran, ma di voler attendere per vedere se il regime abbandonerà le sue ambizioni atomiche. “La caduta del regime può accadere”, avrebbe detto.

Intanto, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha convocato una riunione straordinaria per venerdì, nel tentativo di frenare una spirale di violenza che rischia di destabilizzare l’intera regione.

Ma la guerra non si consuma solo tra Israele e Iran. Nella Striscia di Gaza, la Protezione Civile gestita da Hamas ha denunciato la morte di almeno 18 civili, colpiti dall’aviazione israeliana mentre si trovavano nei pressi di un centro di distribuzione umanitaria. “Quindici erano in attesa di aiuti”, ha riferito Mohammed al-Mughayyir, capo della protezione civile di Gaza, all’agenzia AFP.

Il fronte si allarga, la diplomazia arranca. E il Medio Oriente, ancora una volta, sembra sull’orlo di un conflitto che nessuno potrà più contenere.

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