6 Ottobre 2026, martedì
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Taurus, Berlino chiude la porta: “Nessuna fornitura all’Ucraina”

Il ministro della Difesa tedesco Pistorius ribadisce lo stop all’invio dei missili a lungo raggio: “Non è in programma”. Delusione a Kiev, che continua a chiedere maggiore supporto militare.

Nonostante le pressanti richieste di Kiev e un contesto bellico che si fa sempre più incandescente sul fronte orientale, la Germania conferma la sua linea di prudenza: i missili a lungo raggio Taurus non saranno forniti all’Ucraina. A metterlo nero su bianco è stato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, intervenuto durante una conferenza stampa congiunta con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Non è in programma l’invio dei Taurus”, ha dichiarato Pistorius, ribadendo una posizione che Berlino mantiene ormai da mesi, nonostante le pressioni interne e internazionali. La dichiarazione è stata riportata dal Kyiv Independent, e ha subito fatto il giro delle cancellerie europee.

La questione dei missili Taurus — capaci di colpire obiettivi fino a 500 chilometri di distanza con estrema precisione — è diventata uno dei principali nodi nel dibattito sulla qualità e quantità del sostegno occidentale all’Ucraina. Kiev, alle prese con un’avanzata russa che non accenna a fermarsi, continua a invocare l’accesso a armamenti più sofisticati, in grado di colpire le retrovie e le infrastrutture logistiche dell’invasore.

Ma la Germania, pur essendo tra i maggiori fornitori di aiuti militari all’Ucraina in termini di volumi, mantiene un atteggiamento cauto sui sistemi d’arma offensivi a lungo raggio. La paura — mai troppo esplicitata, ma ben presente — è quella di un’escalation diretta con Mosca, che ha più volte minacciato ritorsioni qualora l’Occidente fornisse a Kiev armamenti in grado di colpire in profondità il territorio russo.

Il governo Scholz ha più volte giustificato il suo “no” con la necessità di mantenere un equilibrio tra il sostegno all’autodifesa ucraina e il rischio di trascinamento diretto nella guerra. Tuttavia, questa posizione non manca di suscitare critiche, anche all’interno della coalizione di governo e tra gli alleati NATO, alcuni dei quali (come Francia e Regno Unito) hanno invece scelto di fornire missili a medio e lungo raggio alle forze armate ucraine.

Zelensky, dal canto suo, ha accolto con disappunto il diniego tedesco, ribadendo che “ogni giorno senza un adeguato supporto militare significa vite perse”. Il presidente ucraino continua a girare l’Europa per rafforzare le alleanze e ottenere garanzie concrete, ma l’impressione è che l’unità dell’Occidente su alcuni temi strategici cominci a mostrare incrinature.

Un equilibrio fragile tra solidarietà e timori di escalation

Il “no” tedesco all’invio dei Taurus non rappresenta solo una scelta tecnica, ma è lo specchio di una tensione politica più profonda che attraversa l’Europa: sostenere l’Ucraina sì, ma fino a che punto? La guerra è entrata in una fase logorante, dove l’inerzia militare può diventare più pericolosa dell’intervento diretto. E Berlino, pur convinta del suo ruolo centrale, sembra oscillare tra la leadership e il timore di un coinvolgimento irreversibile.

In questo scenario, la posizione tedesca lascia Kiev più esposta e pone interrogativi anche sull’efficacia a lungo termine del sostegno occidentale. Le prossime settimane saranno cruciali, non solo sul campo di battaglia, ma anche nelle stanze dove si decide fino a che punto spingersi in nome della difesa della democrazia europea.

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