ROMA — Caos e scintille a Palazzo Madama. La discussione sul contestato, anche giustamente, Decreto Sicurezza si è trasformata in un vero e proprio scontro istituzionale quando, nel primo pomeriggio di ieri, i gruppi di opposizione hanno inscenato una clamorosa protesta nell’Aula del Senato.
Senatori del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno abbandonato i loro scranni per occupare simbolicamente i banchi del governo, gridando ripetutamente “Vergogna! Vergogna!” e chiedendo a gran voce la convocazione immediata della conferenza dei capigruppo.
Il gesto, di forte impatto simbolico e mediatico, ha rappresentato una forma di dissenso frontale nei confronti del provvedimento che, secondo le opposizioni, introduce norme fortemente restrittive in tema di immigrazione e ordine pubblico, senza un adeguato confronto parlamentare.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha inizialmente tentato di mantenere il controllo della seduta, dichiarando che non vi erano ragioni procedurali per sospendere i lavori, citando precedenti analoghi. Tuttavia, di fronte all’escalation della protesta e al dialogo avviato con uno dei capigruppo di minoranza, ha deciso di sospendere temporaneamente la seduta, nel tentativo di riportare ordine e consentire un confronto istituzionale più disteso.
Il clima resta teso, e l’episodio riaccende i riflettori su un Parlamento sempre più polarizzato, dove le regole del dibattito democratico rischiano spesso di essere travolte dallo scontro politico.
Nei prossimi giorni, l’iter del decreto proseguirà sotto l’occhio vigile delle opposizioni, che promettono battaglia in Aula e nelle piazze. La maggioranza, da parte sua, rivendica il testo come necessario per garantire maggiore sicurezza nel Paese. Ma il prezzo del confronto rischia di essere un Parlamento sempre più ingovernabile.
