24 Ottobre 2026, sabato
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Canapa e il Futuro del Made in Italy: La Scomoda Verità dell’Emendamento al Decreto Sicurezza

Chiara Appendino (M5S) Accusa il Governo: “Il Settore della Canapa Industriali Distrutto per Favorire l'Estero”

In un intervento acceso alla Camera dei deputati, Chiara Appendino, Vicepresidente del Movimento 5 Stelle, ha lanciato un duro attacco contro il governo Meloni in merito alla discussa modifica dell’articolo 18 del Decreto Sicurezza, che prevede il divieto di coltivazione e trasformazione della canapa industriale in Italia. Una decisione che, secondo Appendino, metterebbe a rischio non solo l’occupazione e l’innovazione, ma anche l’intero comparto agricolo e industriale legato a questo settore in forte crescita.

Un colpo mortale a un settore legale e innovativo

Nel suo discorso, Appendino ha accusato l’esecutivo di danneggiare un’industria che opera nella piena legalità, contrastando l’uso illegale degli stupefacenti e promuovendo applicazioni nell’ambito della bioedilizia, della cosmesi, dell’alimentazione e del tessile. Con il divieto imposto, secondo la politica del M5S, verrebbe sacrificato un comparto che fattura circa 2 miliardi di euro all’anno, generando oltre 22.000 posti di lavoro in tutta Italia.

“La filiera della canapa industriale è un’eccellenza nazionale, che contribuisce all’innovazione sostenibile. Con un semplice colpo di spugna, il Governo taglia il ramo su cui molti italiani lavorano legalmente, favorendo indirettamente il mercato nero e l’approvvigionamento dall’estero. Invece di sostenere e regolare un settore emergente, si preferisce chiudere le porte a un’industria che è simbolo di sostenibilità e di innovazione.”

“Un regalo all’estero e alla Germania”

Ma la critica più forte riguarda l’effetto che questa normativa potrebbe avere sullo sviluppo del settore a livello internazionale. Appendino ha sottolineato come, mentre in Germania il mercato della canapa è stato regolato e incentivato, l’Italia rischia di perdere terreno a favore degli altri paesi europei.

“Con questo provvedimento – ha aggiunto – non solo si colpisce un settore florido, ma si favorisce un processo di deindustrializzazione. Il risultato è che, invece di promuovere il ‘Made in Italy’, rischiamo di passare al ‘Made in Germany’. Invece di fare gli interessi del nostro Paese, il Governo sta facendo gli interessi di altre nazioni europee, come già accaduto con la gestione del Patto di Stabilità e della questione armamenti.”

Un settore in espansione: dal tessile alla bioedilizia

La canapa industriale è una risorsa dalle mille potenzialità. Negli ultimi anni, l’Italia aveva iniziato a coglierne i frutti in vari settori. Dalla produzione di tessuti ecologici per l’industria della moda alla creazione di materiali da costruzione sostenibili, passando per la produzione di cosmetici e integratori alimentari, la filiera della canapa rappresenta una delle poche vere eccellenze che potrebbero portare l’Italia a porsi come leader nell’industria verde europea.

“Questo non è solo un settore legato all’agricoltura, ma una realtà che ha visto nascere innovazioni tecnologiche in vari campi – ha dichiarato Appendino –. Chiudere la porta a questa filiera è un errore che potrebbe costare caro al Paese, e non solo in termini economici.”

Un appello alla responsabilità

Chiara Appendino ha concluso il suo intervento lanciando un appello alla responsabilità da parte del governo e dei suoi alleati, invitando a rivedere la proposta contenuta nel Decreto Sicurezza. “Il nostro compito è difendere l’innovazione e il lavoro legale in Italia, non svenderli a causa di un pregiudizio ideologico. La canapa industriale è una risorsa strategica, non un nemico. Prima di fare danni irreparabili, è necessario riflettere e pensare al futuro dei nostri lavoratori e delle nostre imprese.”

La battaglia sul futuro della canapa industriale continua a infiammare il dibattito politico e sociale, con l’industria e gli agricoltori che chiedono certezze per un settore che è pronto a crescere, ma ha bisogno di un quadro normativo chiaro e favorevole. Resta da vedere se l’esecutivo sarà disposto a fare un passo indietro, per non mettere in crisi un’altra eccellenza del “Made in Italy”.

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