27 Ottobre 2026, martedì
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Addio all’Appuntato Giuseppe Petricca, l’ultimo saluto al carabiniere centenario

Sarebbe stato festeggiato oggi, 26 maggio, per i suoi 102 anni. Deportato nei lager nazisti, padre di famiglia e servitore dello Stato, era simbolo di una generazione di uomini integri e coraggiosi

Il carabiniere ultracentenario Giuseppe Petricca si è spento alla vigilia del suo 102° compleanno, lasciando dietro di sé un’eredità di valori, sacrificio e dedizione allo Stato.

Era tutto pronto per celebrare il suo straordinario traguardo. Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Frosinone, Colonnello Gabriele Mattioli, e il Capitano Domenico Cavallo, Comandante della Compagnia di Sora, avevano organizzato con i figli e i familiari una cerimonia semplice ma sentita, per rendere omaggio a un uomo che ha onorato l’Arma e il Paese.

Ma Giuseppe Petricca si è arreso proprio alla vigilia della ricorrenza. Le sue condizioni di salute, già da qualche tempo fragili, si sono aggravate nelle ultime ore. La sua scomparsa ha colpito profondamente non solo i suoi cari – i figli Francesco, Gaetano, Paola e Maria Antonietta – ma anche l’intera comunità sorana e quella dell’Arma, che lo considerava un simbolo vivente di fedeltà e integrità.

Una vita al servizio dell’Italia
Nato a Sora il 26 maggio 1923, figlio di Pietro e Mariagrazia Alati, Giuseppe Petricca si arruolò nell’Arma dei Carabinieri l’11 maggio 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, a nemmeno 19 anni. Dopo la formazione, venne destinato in Albania, con il gruppo di Skutari, dove affrontò le dure prove del conflitto fino all’8 settembre 1943, data dell’Armistizio.

Catturato dai tedeschi insieme ai suoi commilitoni, fu deportato in Germania in un campo di prigionia. L’8 maggio 1945, le truppe alleate liberarono il campo e, dopo il rientro in patria, Petricca fu destinato al Comando Legione Carabinieri di Bolzano. Da lì, iniziò una lunga carriera nell’Arma, che lo portò in diverse stazioni tra il Trentino Alto Adige, le Marche e il Lazio.

Dal 1950 al 1963 fu in servizio ad Ancona, poi nel Lazio, prestando servizio a Ripi, Torrice e infine come Comandante della Stazione di Castro dei Volsci, dove concluse la sua carriera il 30 settembre 1970.

L’uomo, oltre la divisa
Petricca non era solo un militare esemplare. Era un marito affettuoso e un padre giusto, severo quando serviva, ma sempre mosso da un profondo senso di responsabilità e rettitudine. Ai figli e ai nipoti ha lasciato non solo ricordi ma anche insegnamenti preziosi, forgiati da un’esistenza dura ma dignitosa.

Amava raccontare la sua vita in servizio, ma lo faceva sempre con discrezione, mantenendo riservati i dettagli più delicati, come imponeva il suo rigore morale. Il legame con l’Arma non si è mai interrotto: anche da pensionato, restava un punto di riferimento per i colleghi più giovani.

Le decorazioni e l’ultimo riconoscimento atteso
Nel corso della sua lunga vita, Giuseppe Petricca fu decorato con la Croce al Merito di Guerra per la partecipazione al conflitto mondiale, onorificenza che gli fu conferita nuovamente nel 1956 per la deportazione in Germania.

Nel gennaio 2026 avrebbe ricevuto la Medaglia d’Onore concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riconoscimento riservato ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti. Un tributo postumo che oggi assume un valore ancora più alto.

L’ultimo saluto
I funerali si svolgeranno oggi, lunedì 26 maggio 2025, alle ore 17:00, presso la Chiesa Parrocchiale di Pescosolido. I Carabinieri della Compagnia di Sora renderanno gli onori funebri a uno dei loro colleghi più stimati, testimone vivente di un secolo di storia nazionale.

La sua figura resterà impressa nella memoria di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. Un uomo d’altri tempi, che ha attraversato guerre, ricostruzioni e cambiamenti, rimanendo sempre fedele a sé stesso e all’uniforme che per una vita ha indossato con orgoglio.

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