6 Ottobre 2026, martedì
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Russia e Ucraina, maxi-scambio di prigionieri: rimpatriati oltre 600 soldati in un giorno

Prosegue a ritmo serrato il più ampio scambio di prigionieri dall’inizio della guerra. Accordo raggiunto nei negoziati di Istanbul: in tre giorni previsti mille rilasci per ciascuna parte. Secondo round completato con 307 militari liberati per parte.

Mosca – Kiev, il disgelo dei prigionieri.
Nel mezzo di un conflitto ancora lontano dalla risoluzione, Russia e Ucraina portano avanti il più imponente scambio di prigionieri dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022. Dopo mesi di contatti sotterranei, il dialogo diplomatico avviato nei negoziati di Istanbul ha prodotto un risultato concreto: entro tre giorni, mille prigionieri verranno rilasciati da entrambe le parti.

Il secondo round dello scambio è avvenuto oggi, con il rilascio simultaneo di 307 militari da parte di Mosca e Kiev. Un’operazione che segue quella avvenuta nella giornata di ieri, quando il Cremlino ha restituito all’Ucraina 270 soldati e 120 civili, tra cui anche donne e persone anziane. A sua volta, Kiev ha rimpatriato un numero analogo di prigionieri russi, comprese alcune decine di civili provenienti dalla regione di Kursk, catturati dalle forze armate ucraine nei mesi scorsi.

Secondo fonti ufficiali, le operazioni si stanno svolgendo sotto la supervisione del Comitato Internazionale della Croce Rossa, con la garanzia di un corridoio umanitario temporaneo e il coordinamento logistico tra i due Stati. Il Ministero della Difesa russo ha confermato la regolare esecuzione degli scambi, parlando di un “segnale di umanità nel contesto di un conflitto difficile e doloroso”. Dal canto suo, l’Ucraina ha accolto con entusiasmo il ritorno dei suoi militari, alcuni dei quali erano prigionieri da oltre un anno.

L’ultimo e più consistente scambio, previsto per domani, dovrebbe completare la liberazione di circa mille detenuti per parte, tra soldati e civili. Un’operazione senza precedenti per portata e tempistica, che potrebbe rappresentare un primo passo verso una futura trattativa di pace, anche se le parti restano ancora distanti su molti fronti cruciali.

Al momento, tuttavia, il gesto viene letto principalmente come un segnale tattico: una mossa volta a rafforzare il morale interno e a rassicurare le opinioni pubbliche nazionali. Ma in una guerra segnata da continue escalation, anche un’operazione umanitaria può aprire uno spiraglio di dialogo. E in tempi come questi, ogni spiraglio è prezioso.

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