5 Ottobre 2026, lunedì
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Legge 194, pilastro della libertà: difenderla è un dovere civile

Nel 46º anniversario della sua approvazione, la legge che ha legalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza torna al centro del dibattito. Marina Sereni (Pd): “Va applicata, non smantellata”.

Il 22 maggio 1978 il Parlamento italiano approvava la legge 194, introducendo la regolamentazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Un passaggio storico, frutto di una difficile ma virtuosa mediazione tra sensibilità politiche diverse, che seppe cogliere e interpretare le profonde trasformazioni sociali in atto nel Paese. A 46 anni di distanza, quella legge resta un baluardo della civiltà giuridica e democratica italiana: ha contribuito in modo decisivo a ridurre il ricorso all’aborto, a porre fine al dramma dell’illegalità e a sancire il diritto delle donne all’autodeterminazione.

Non è solo una norma che tutela la salute e la libertà individuale: è anche un esempio di buona politica, capace di affermare diritti fondamentali senza cedere alla polarizzazione ideologica. Ma oggi, quell’equilibrio rischia di essere compromesso. “La legge 194 è sotto attacco”, denuncia Marina Sereni, responsabile Salute e Sanità nella segreteria nazionale del Partito Democratico, che in una nota rilancia l’allarme su quello che definisce un “lavoro di smantellamento” portato avanti da alcune forze politiche, soprattutto nel campo della destra.

Secondo Sereni, la strategia è chiara: depotenziare la legge non frontalmente, ma attraverso una sistematica opera di disinvestimento nei servizi essenziali previsti dalla norma, a partire dalla rete dei consultori, e lasciando proliferare situazioni in cui l’obiezione di coscienza raggiunge percentuali tali da rendere quasi impossibile l’accesso effettivo all’interruzione di gravidanza in molte strutture pubbliche. “È inaccettabile – sottolinea – che nel 2025 esistano ancora profonde disparità territoriali, che negano a molte donne gli stessi diritti garantiti altrove nel Paese”.

Il Partito Democratico, assicura Sereni, continuerà a battersi perché la legge venga applicata pienamente e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. In particolare, si chiede una maggiore diffusione dell’aborto farmacologico, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Istituto Superiore di Sanità. “La 194 non si tocca – conclude – si applica, si rafforza, si difende”.

Nel giorno del suo anniversario, la legge 194 non è solo una ricorrenza da celebrare. È un impegno da rinnovare, un presidio di libertà da proteggere con determinazione. Perché il diritto a scegliere, oggi come allora, non può essere dato per scontato.

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