6 Ottobre 2026, martedì
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Tajani su Gaza: “Basta attacchi, ora la pace” ma le parole non convincono

Il vicepremier e ministro degli Esteri interviene sulla situazione a Gaza, ma le sue dichiarazioni suscitano polemiche. Il governo italiano sembra diviso sulla posizione verso Israele.

Noto (SR) — Una posizione che tenta di coniugare la condanna per le sofferenze della popolazione palestinese con la legittima difesa di Israele. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha commentato la situazione a Gaza, sollevando non poche perplessità con le sue parole. “Non vorremmo più vedere soffrire la popolazione palestinese — ha dichiarato Tajani durante una visita a Noto — basta con gli attacchi, dobbiamo arrivare a un cessate il fuoco. È ora di liberare gli ostaggi e garantire la pace, ma senza dimenticare che il popolo palestinese è stato vittima di Hamas, che ha scatenato questa guerra”.

Il ministro ha sottolineato come la comunità internazionale stia cercando di raggiungere la pace in diversi scenari di conflitto, citando l’Ucraina, la Libia e il Medio Oriente come esempi di situazioni delicate. Secondo Tajani, la reazione israeliana è stata sufficiente: “La reazione c’è stata, garantite la vostra indipendenza e sicurezza, ma ora dobbiamo arrivare alla pace”. Un invito rivolto al governo israeliano affinché, a fronte del lungo conflitto con Hamas, si faccia un passo verso la distensione.

Tuttavia, le sue parole non sono state accolte senza riserve. La dichiarazione di Tajani ha suscitato critiche, in particolare in relazione alla posizione che il governo italiano ha adottato nelle ultime settimane rispetto agli attacchi israeliani su Gaza. Nonostante il messaggio di pace, il governo italiano non ha mai preso pubblicamente una netta posizione contro le azioni militari israeliane, evitando di condannare con decisione i crimini di guerra di Netanyahu. Anzi, proprio pochi giorni fa, l’esecutivo ha rifiutato di prendere una posizione ufficiale contro le operazioni israeliane, un silenzio che ha alimentato il malcontento sia tra i partiti di opposizione che tra alcuni settori dell’opinione pubblica.

In particolare, l’assenza di un pronunciamento forte contro le violenze contro i civili palestinesi ha alimentato le critiche nei confronti di una politica estera italiana che appare talvolta sbilanciata a favore di Israele. Tajani, pur esprimendo preoccupazione per le sofferenze di Gaza, non ha mai esplicitamente condannato la condotta israeliana, con il rischio che le sue parole possano essere percepite come un tentativo di giustificare le azioni di un alleato.

Le difficoltà di una posizione equilibrata sono evidenti. Da un lato, l’Italia è legata a Israele da forti alleanze politiche e strategiche, dall’altro lato, la crescente preoccupazione per le perdite civili a Gaza impone una riflessione più profonda. La comunità internazionale, infatti, è divisa tra chi sostiene incondizionatamente Israele e chi chiede una pressione maggiore per fermare il conflitto, evitando ulteriori massacri di innocenti.

Le parole di Tajani, purtroppo, sembrano non rispecchiare appieno l’urgenza di un’azione diplomatica più incisiva. E sebbene l’invito a un cessate il fuoco e alla ricerca della pace sia giusto e necessario, resta aperta la questione su quale possa essere il ruolo concreto dell’Italia in questo processo. Il silenzio sulle azioni israeliane e la mancanza di una condanna diretta sollevano dubbi sulla reale capacità del governo italiano di mediarvi in modo equo tra le parti.

Con l’Europa chiamata a decidere se intervenire in modo più deciso in favore della pace, la strada verso una soluzione condivisa sembra ancora lontana. L’Italia, tra legami storici e nuove necessità geopolitiche, continua a navigare in acque turbolente. E mentre il ministro Tajani invoca la pace, la comunità internazionale attende segnali concreti.

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