5 Ottobre 2026, lunedì
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Omicidio a Prato, fermato un 17enne: “Ha colpito con un cacciavite”

Il giovane albanese è accusato dell’uccisione di Vladimir Lleshi, latitante condannato per rapina. Decisive le incongruenze emerse nei primi interrogatori

PRATO – Svolta nell’indagine sull’omicidio di Vladimir Lleshi, il 37enne albanese trovato morto in un giardino pubblico della città lo scorso 8 maggio: un minorenne di 17 anni, anch’egli di origine albanese, è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario. Secondo gli investigatori della squadra mobile e la Procura dei minori di Firenze, sarebbe stato proprio lui a infliggere i colpi fatali con un cacciavite, arma con cui Lleshi è stato colpito mortalmente.

Il provvedimento di fermo è stato eseguito nel pomeriggio di lunedì 13 maggio, dopo giorni di indagini serrate e riscontri investigativi che hanno confermato i sospetti iniziali sul ragazzo. Era stato infatti interrogato già nei giorni immediatamente successivi all’aggressione, insieme a un altro giovane, un connazionale di 19 anni. Le loro versioni, tuttavia, avevano lasciato più dubbi che certezze: le contraddizioni nei racconti hanno spinto gli inquirenti ad approfondire la posizione del minorenne.

Un passato che torna a galla

La vittima, Vladimir Lleshi, non era uno sconosciuto alle forze dell’ordine. Su di lui pendeva un ordine di carcerazione: doveva scontare una condanna definitiva a otto anni per rapina, ma risultava latitante al momento della sua morte. Un elemento che aggiunge complessità a un caso in cui il confine tra vendetta personale, regolamento di conti e casualità si fa sempre più sottile.

L’agguato e le indagini

L’omicidio è avvenuto in pieno giorno, in un’area verde frequentata da famiglie e bambini, nel quartiere Soccorso, una delle zone più densamente popolate della città. Una dinamica tanto brutale quanto inquietante: colpito più volte con un cacciavite, Lleshi è crollato a terra privo di vita, senza possibilità di essere soccorso.

Gli investigatori, sin dalle prime ore, avevano concentrato l’attenzione su un giro di conoscenze legato alla comunità albanese locale, scavando in contatti personali, relazioni recenti e possibili attriti. Il 17enne fermato era conosciuto alla vittima e il suo ruolo è apparso subito ambiguo agli occhi degli inquirenti. Alcune immagini di videosorveglianza e le testimonianze raccolte nel quartiere avrebbero poi fornito ulteriori elementi utili alla ricostruzione.

Il nodo della minore età

Il fermo del ragazzo, trattandosi di un minore non ancora diciottenne, è stato eseguito in coordinamento con la Procura per i Minorenni di Firenze, che ora valuterà la richiesta di convalida e misura cautelare. Resta da chiarire il movente, su cui gli investigatori mantengono ancora il massimo riserbo: si indaga se dietro l’aggressione possa celarsi un conflitto personale, un debito o una dinamica legata a vecchie conoscenze comuni nel mondo criminale.

Una comunità sotto shock

L’omicidio ha lasciato sgomenta la comunità albanese di Prato, che negli ultimi anni ha visto un progressivo aumento della presenza sul territorio, spesso accompagnato da tensioni sociali e casi di microcriminalità. L’episodio, tanto più inquietante per la giovane età del presunto aggressore, riaccende il dibattito sulla sicurezza e sul disagio giovanile, soprattutto nei quartieri più fragili della città.

La vicenda è tutt’altro che conclusa: la Procura e la squadra mobile di Prato continuano a scavare, alla ricerca di un quadro più ampio. Perché dietro a un gesto di violenza può celarsi molto più di un semplice litigio.

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