Un nuovo massacro scuote la Nigeria: almeno 26 persone sono state uccise durante un violento attacco armato a un sito di estrazione artigianale dell’oro, nel villaggio di Gobirawar Chali, nello Stato nord-occidentale di Zamfara. Lo riferisce Amnesty International, rilanciando l’allarme sulla crescente instabilità nella regione.
L’attacco, avvenuto nei giorni scorsi, è stato condotto da uomini armati non identificati che hanno fatto irruzione nell’area mineraria e nel villaggio circostante, aprendo il fuoco indiscriminatamente su lavoratori e abitanti. Le vittime accertate, secondo quanto dichiarato da Yahaya Adamu Gobirawa, funzionario del sindacato minerario locale, includono sia minatori che civili, colti di sorpresa e impossibilitati a fuggire.
Zamfara è da anni una delle regioni più colpite dalla violenza endemica che affligge il nord-ovest del Paese. Bande criminali organizzate, spesso armate pesantemente, agiscono impunemente, compiendo razzie, rapimenti a scopo di riscatto e omicidi, approfittando dell’assenza dello Stato e della scarsità di infrastrutture di sicurezza.
“È l’ennesimo esempio del totale abbandono delle comunità rurali da parte del governo nigeriano,” ha denunciato Amnesty in una nota. “Queste persone vivono e lavorano in condizioni già estreme, esposte a minacce costanti e senza alcuna protezione.”
La regione, ricca di giacimenti minerari spesso sfruttati in modo informale o illegale, è diventata negli anni un terreno fertile per traffici e violenze. I gruppi armati prendono di mira i siti estrattivi per il loro valore economico, alimentando un circolo vizioso di terrore e impoverimento.
Non è ancora chiaro chi ci sia dietro l’attacco, né se ci siano stati arresti o rivendicazioni. Le autorità nigeriane, solitamente lente nelle risposte, non hanno ancora diffuso una versione ufficiale dei fatti.
Nel silenzio internazionale, le stragi nel cuore minerario della Nigeria continuano a ripetersi, lasciando dietro di sé sangue, paura e promesse mai mantenute di giustizia.
