A cura di Daniele Cappa
Mentre la Chiesa si prepara a voltare pagina dopo la scomparsa di Papa Francesco, un clima d’incertezza e tensione aleggia sul prossimo Conclave. Ciò che dovrebbe essere un tempo di silenzio, preghiera e discernimento, si sta trasformando in un terreno minato, attraversato da sospetti abilmente costruiti, notizie false diffuse con obiettivi mirati e pressioni esterne che rischiano di deformare la natura profondamente spirituale dell’evento.
A pochi giorni dalla convocazione del Collegio cardinalizio, fonti interne parlano apertamente di critiche altisonanti, in alcuni casi deliberate, pronunciate persino da cardinali elettori. Un atteggiamento che, lungi dall’essere frutto di semplice trasparenza, pare alimentare dinamiche di esclusione preventiva, volte a “bruciare” candidati forti e potenzialmente riformatori, impedendo loro di emergere al momento decisivo.
Una lunga tradizione di manovre e retroscena
Non è una novità nella storia della Chiesa. Dall’epoca dei Conclavi medievali fino ai più recenti, le elezioni papali sono spesso state teatro di intrighi, giochi di potere e strategie raffinate. Nel 1903, ad esempio, l’impero austro-ungarico esercitò il cosiddetto jus exclusivae per bloccare l’elezione del cardinale Rampolla, giudicato troppo filofrancese. Un episodio che spinse Papa Pio X ad abolire per sempre il diritto di veto dei sovrani cattolici.
Nel 1978, durante il doppio Conclave che portò prima all’elezione di Giovanni Paolo I e poi di Giovanni Paolo II, furono registrati forti scontri tra le ali conservatrice e progressista del Collegio cardinalizio. Anche in quell’occasione, indiscrezioni e pressioni esterne cercarono di influenzare il risultato finale.
Nel Conclave del 2013, che portò all’elezione di Jorge Mario Bergoglio, emerse a posteriori il peso delle “cordate” interne – gruppi di cardinali coesi attorno a una visione ecclesiale comune – e l’influenza esercitata da scandali emersi nei mesi precedenti, tra cui il dossier Vatileaks e le dimissioni storiche di Benedetto XVI.
Le ingerenze di oggi: mediatiche, politiche, digitali
Oggi, tuttavia, le modalità sono cambiate. Se un tempo le pressioni avvenivano nei corridoi o tramite canali diplomatici, oggi si manifestano sui social, nelle pagine di testate più o meno accreditate, o attraverso la creazione artificiosa di “casi” che rimbalzano rapidamente tra le redazioni e le cancellerie.
Le campagne denigratorie verso alcuni cardinali – accusati in modo vago ma allusivo, a volte senza fondamento – potrebbero far parte di una strategia ben più ampia. Alcuni osservatori parlano apertamente di “guerra per l’anima della Chiesa”: un confronto tra visioni opposte, che va ben oltre i confini dottrinali per abbracciare questioni geopolitiche, economiche e culturali.
Quali scenari all’orizzonte?
Con il Conclave ormai alle porte, gli occhi del mondo sono puntati su Roma. Tra i papabili, spiccano figure carismatiche provenienti dal Sud del mondo, cardinali con forti esperienze pastorali, oppure esponenti della curia ritenuti “di equilibrio” tra le varie anime della Chiesa. Ma proprio questi profili sembrano essere al centro delle campagne diffamatorie, alimentate da una regia ancora difficile da identificare con precisione.
Nel frattempo, si moltiplicano le riunioni informali tra cardinali, i cosiddetti “pre-conclave”, dove si cerca di testare il consenso, consolidare alleanze, evitare divisioni insanabili. Non si esclude che alcuni cardinali possano decidere di farsi da parte in nome dell’unità, mentre altri potrebbero emergere come candidati di compromesso, capaci di raccogliere consensi trasversali.
Un bivio per la Chiesa
Mai come oggi il Collegio cardinalizio si trova di fronte a una scelta cruciale: lasciarsi guidare dallo Spirito o cedere alle logiche del mondo. Il rischio è che il conclave si trasformi in un’arena di strategie più che in un cenacolo di discernimento. E se da un lato la trasparenza è auspicabile, dall’altro la riservatezza – quella autentica, evangelica – appare sempre più come un bene da difendere con forza.
La posta in gioco non è solo il nome del prossimo Papa, ma l’identità stessa della Chiesa nel XXI secolo.
