6 Ottobre 2026, martedì
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Mosca, quattro giornalisti condannati a cinque anni e mezzo: “Aiutavano Navalny”

I reporter accusati di collaborare con la Fondazione Anticorruzione. Pesano le imputazioni di “partecipazione a una comunità estremista”: una mossa politica contro il dissenso

Un tribunale di Mosca ha condannato a cinque anni e mezzo di carcere ciascuno quattro giornalisti indipendenti, accusati di aver collaborato con la Fondazione Anticorruzione dell’oppositore Alexey Navalny. Lo ha reso noto la testata russa Mediazona, punto di riferimento per l’informazione libera in Russia.

I cronisti condannati sono Konstantin Gabov, Sergey Karelin, Artyom Kriger e Antonina Favorskaya, quest’ultima nota per aver seguito da vicino le vicende giudiziarie di Navalny fino alla sua morte in una colonia penale siberiana, nel febbraio 2024.

Le accuse mosse ai giornalisti ruotano attorno alla presunta “partecipazione a una comunità estremista”, un capo d’imputazione sempre più utilizzato dalla magistratura russa per colpire oppositori, attivisti e ora anche membri della stampa.

Navalny, il dissenso sotto accusa

La Fondazione Anticorruzione (FBK), creata da Navalny, è stata dichiarata “organizzazione estremista” dalle autorità russe nel 2021. Da allora, chiunque venga associato al suo lavoro – anche solo attraverso attività giornalistiche o di documentazione – rischia pesanti conseguenze penali.

Nel caso dei quattro giornalisti, secondo gli inquirenti, la loro attività avrebbe contribuito a “diffondere messaggi e contenuti” della fondazione, configurando una forma di collaborazione con un’entità dichiarata illegale. Ma per le organizzazioni per i diritti umani e per molti osservatori internazionali, si tratta di un’accusa strumentale e politica, volta a silenziare voci indipendenti e ostili al Cremlino.

Libertà di stampa sotto attacco

La condanna ha suscitato indignazione tra i sostenitori della libertà di stampa. Mediazona e altri media indipendenti parlano di una sentenza “esemplare e intimidatoria”, inserita in una più ampia strategia di repressione che ha visto, negli ultimi anni, la chiusura forzata di testate critiche, l’espulsione di corrispondenti stranieri e l’arresto di giornalisti russi.

Antonina Favorskaya, in particolare, è diventata un simbolo della resistenza giornalistica in Russia: fu tra le prime a documentare le condizioni di Navalny dopo gli arresti e non ha mai smesso di raccontare le sue vicende anche dopo la messa al bando della fondazione.

Silenzio internazionale o nuova condanna?

Al momento, non si registrano reazioni ufficiali da parte dei governi occidentali, ma si attende una possibile condanna da parte di organizzazioni internazionali come l’ONU, OSCE, e Reporter Sans Frontières, che in passato hanno più volte denunciato la situazione della libertà d’espressione in Russia.

Nel frattempo, l’accanimento giudiziario nei confronti di chi ha sostenuto, documentato o semplicemente raccontato l’attività di Navalny continua a segnare il confine sempre più netto tra informazione libera e controllo autoritario.

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