Il confronto commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea si fa sempre più serrato, con Bruxelles che invita Washington a definire una linea chiara sulle politiche doganali. “L’Europa sta facendo la sua parte – ha dichiarato il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič – ma adesso serve un segnale concreto dagli Stati Uniti. Siamo pronti a un accordo equo, che includa la piena reciprocità e l’azzeramento dei dazi sui beni industriali. Tuttavia, sarà necessario un impegno serio da entrambe le parti”.
Nel frattempo, negli Stati Uniti si discute un possibile ammorbidimento delle misure più dure. L’ex presidente Donald Trump – in vista di un possibile ritorno alla Casa Bianca – starebbe valutando l’ipotesi di esentare temporaneamente le case automobilistiche dai dazi. L’obiettivo? Consentire alle aziende di riorganizzare le proprie filiere produttive, incentivando il ritorno della manifattura entro i confini americani. In particolare, si punta a riportare negli Stati Uniti le produzioni attualmente delocalizzate in Canada, Messico e altri Paesi.
La notizia ha avuto un immediato effetto sui mercati: i titoli del settore automotive hanno registrato balzi significativi in Borsa, sostenuti dalla prospettiva di una tregua commerciale.
Ma lo scenario resta tutt’altro che disteso. Oltre alla partita sulle auto, si profila una nuova ondata di tensioni su settori strategici come i chip e i prodotti farmaceutici. Gli Stati Uniti hanno introdotto una tassa del 21% sulle importazioni di pomodori messicani, mentre la Cina ha reagito bloccando l’export di diversi elementi rari, fondamentali per la produzione tecnologica avanzata. Si tratta delle cosiddette “terre rare”, un gruppo di 17 elementi chimici essenziali per la fabbricazione di smartphone, batterie, auto elettriche e armamenti.
In questo clima incandescente, il Fondo Monetario Internazionale lancia un monito preoccupante: “I rischi geopolitici globali rimangono elevati – ha dichiarato il FMI in una nota – e sollevano timori crescenti sull’impatto che potrebbero avere sulla stabilità macroeconomica mondiale”.
La questione dei dazi, insomma, è solo la punta dell’iceberg di una competizione globale sempre più frammentata, dove interessi economici, sicurezza nazionale e tensioni diplomatiche si intrecciano in un equilibrio sempre più fragile.
