7 Ottobre 2026, mercoledì
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Scossa ai Campi Flegrei: terremoto di magnitudo 2.9 scuote l’area vulcanica

Epicentro poco profondo a soli 2,2 km: nessun danno, ma cresce l’attenzione su un’area tra le più sorvegliate d’Europa

Un nuovo evento sismico ha interessato i Campi Flegrei, una delle zone vulcaniche più attive e monitorate d’Europa. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha registrato una scossa di magnitudo 2.9 con ipocentro localizzato a una profondità di appena 2,2 chilometri.

Il sisma è stato avvertito distintamente dalla popolazione nei comuni dell’area flegrea, soprattutto tra Pozzuoli, Bacoli e alcune zone occidentali di Napoli, ma al momento non si segnalano danni a persone o cose.

Un territorio che vive con il vulcano

La bassa profondità dell’evento, unita alla particolare conformazione geologica del territorio, ha favorito la percezione della scossa anche a magnitudo contenuta. I Campi Flegrei, infatti, non sono nuovi a fenomeni simili: l’area è soggetta a un costante sollevamento del suolo, noto come bradisismo, legato all’attività del supervulcano su cui insiste la caldera.

Negli ultimi mesi, l’area ha vissuto un’intensificazione di fenomeni sismici di bassa e media entità, alimentando il dibattito scientifico e la preoccupazione dei cittadini.

Monitoraggio continuo e allerta sotto controllo

L’INGV prosegue il monitoraggio costante della zona con una fitta rete di sensori e stazioni di rilevamento. Al momento non ci sono variazioni significative nei parametri di allerta, che restano stabili, ma gli esperti mantengono alta la soglia di attenzione.

Le autorità locali, in sinergia con la Protezione Civile, continuano a lavorare su piani di prevenzione e informazione alla popolazione, fondamentale in un territorio così delicato dal punto di vista geologico.

Campi Flegrei, tra storia e rischio geologico

I Campi Flegrei sono una vasta caldera vulcanica che si estende a ovest di Napoli, famosa fin dall’antichità per la sua intensa attività geotermica e sismica. Già in epoca romana, l’area era nota per le sue fumarole, le acque termali e i movimenti del suolo. Oggi, con oltre mezzo milione di abitanti nelle vicinanze, rappresenta una delle sfide più complesse per la gestione del rischio vulcanico in Europa.

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