6 Ottobre 2026, martedì
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Femminicidio, il Senato approva il ddl che vieta all’omicida di disporre delle spoglie della vittima

Con l’approvazione all’unanimità del ddl Bongiorno, il Senato stabilisce che il partner accusato di femminicidio non possa decidere la cremazione o l’inumazione della vittima. Una misura che tutela la memoria e le prove del crimine

Una nuova norma contro i femminicidi e per la tutela della memoria delle vittime: il Senato italiano ha approvato all’unanimità il disegno di legge proposto da Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, che vieta al partner accusato di omicidio, e in particolare di femminicidio, di disporre delle spoglie della vittima. Con 107 voti favorevoli, l’approvazione di questa legge segna un importante passo nella lotta contro la violenza di genere, rafforzando la protezione delle vittime anche nel momento della morte.

Il testo del ddl è stato pensato per impedire che l’imputato, nel tentativo di cancellare ogni traccia del crimine, possa disporre della cremazione o dell’inumazione del corpo della propria compagna, della propria moglie o di una persona con cui aveva una relazione. Un atto che potrebbe infatti compromettere l’esistenza di eventuali prove decisive, specialmente quando l’omicidio avviene in contesti familiari, dove la dinamica del crimine è spesso più difficile da ricostruire.

Il contenuto del disegno di legge
Il disegno di legge prevede che, dal momento in cui una persona viene iscritta nel registro degli indagati per l’omicidio della propria compagna, e fino al passaggio in giudicato della sentenza di assoluzione, essa non possa disporre delle spoglie della vittima. In altre parole, l’imputato non avrà la facoltà di decidere se e come inumare o cremare il corpo, limitando così la possibilità di distruggere prove fondamentali per le indagini.

Il divieto diventa ancora più stringente se l’indagato dovesse essere condannato in via definitiva. In tal caso, infatti, il divieto di disporre del corpo della vittima si trasforma in una vera e propria pena accessoria, una misura che sancisce l’impossibilità di compiere tale atto di dominio sulla salma.

Questa norma, che ha suscitato ampio consenso sia a livello parlamentare che tra le associazioni per i diritti delle donne, si inserisce in un più ampio contesto di azioni legislative volte a combattere il femminicidio e a tutelare le vittime di violenza domestica, anche dopo la loro morte.

Le motivazioni dietro il ddl Bongiorno
Giulia Bongiorno, che ha presentato la proposta di legge, ha sottolineato l’importanza di agire non solo per punire gli autori di femminicidio, ma anche per proteggere il ricordo e la memoria delle vittime. “La violenza contro le donne non si ferma con la morte della vittima,” ha dichiarato la senatrice. “La possibilità che un omicida possa disporre delle spoglie della propria compagna rappresenta una distorsione insopportabile e un ulteriore affronto alla dignità della vittima.”

In molti casi, infatti, l’omicidio di una donna, spesso consumato tra le mura domestiche, lascia le famiglie e gli amici con il peso di una morte improvvisa e brutale. Se poi l’assassino può cancellare anche il corpo, impedendo una sepoltura dignitosa, si aggiunge una ulteriore violenza psicologica che rende ancora più difficile elaborare il lutto.

Inoltre, la cremazione o l’inumazione decise dall’assassino potrebbero compromettere il lavoro degli inquirenti, distruggendo potenziali prove che potrebbero emergere solo attraverso una corretta conservazione del corpo, come tracce di violenza o di altre evidenze legate all’omicidio.

Il significato di una legge simbolica e concreta
Questa nuova legge non è solo una misura simbolica, ma anche un gesto concreto per difendere le donne e la loro dignità. Il femminicidio è un crimine che colpisce nel profondo non solo le vittime, ma anche le loro famiglie e la società intera. La proposta di legge di Bongiorno ha il merito di affrontare il tema in modo innovativo, pensando anche a come tutelare le vittime dopo la morte, in un contesto dove spesso la giustizia tarda ad arrivare e la verità è ostacolata da numerosi fattori.

Il divieto di disporre delle spoglie della vittima non rappresenta solo un’iniziativa giuridica, ma un segnale importante contro la violenza di genere e una risposta concreta al bisogno di proteggere le donne in ogni fase della loro vita, fino all’ultimo respiro.

Le reazioni alla legge
Il disegno di legge ha trovato ampio consenso tra le forze politiche e le associazioni femministe, che lo hanno accolto con soddisfazione. Per esempio, la presidente della Commissione Diritti Umani, la senatrice Loredana De Petris, ha sottolineato come “questo provvedimento rappresenti una vittoria per tutte le donne che hanno subito violenza, e una promessa di giustizia per le vittime che non sono più con noi.” Anche la Senatrice Alessandra Maiorino, esponente del Movimento 5 Stelle, ha parlato di “un passo avanti importante per garantire un minimo di dignità a chi non ha più voce.”

D’altra parte, anche la cittadinanza ha dimostrato un sostegno ampio alla legge, evidenziando l’importanza di mettere in atto misure preventive che possano evitare che gli autori di femminicidio continuino a compiere atti di violenza anche dopo il crimine.

Conclusioni
Con l’approvazione del ddl Bongiorno, il Senato ha lanciato un messaggio chiaro contro ogni forma di violenza di genere, intervenendo anche sul piano simbolico per proteggere la memoria delle vittime. In un Paese dove la lotta al femminicidio è una priorità sempre più urgente, questa legge segna una nuova frontiera nella difesa dei diritti delle donne e nella promozione di una giustizia più equa.

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