5 Ottobre 2026, lunedì
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Almasri, espulsione lampo: Piantedosi chiarisce al Senato ma convince poco

Il comandante libico rilasciato e rimpatriato per "motivi di sicurezza dello Stato". Annunciate ulteriori spiegazioni la prossima settimana.

Un’operazione veloce e controversa che ha sollevato interrogativi. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha preso la parola al Senato per fare luce sul caso di Najeem Osema Almasri Habish, comandante della polizia giudiziaria libica, arrestato a Torino il 21 gennaio e rilasciato poche ore dopo. La sua permanenza in Italia è stata fulminea: immediatamente rimpatriato a Tripoli su ordine del ministro stesso, il provvedimento di espulsione è stato motivato da “urgenti ragioni di sicurezza” e dalla “pericolosità del soggetto”.

“Ho adottato un provvedimento di espulsione in base all’articolo 13 del Testo Unico sull’immigrazione, considerando la necessità di salvaguardare la sicurezza dello Stato,” ha spiegato Piantedosi. Il ministro ha poi annunciato che ulteriori dettagli sulla vicenda saranno forniti la prossima settimana, con un’informativa più approfondita in Parlamento.

La cronologia di un caso complesso
Piantedosi ha ricostruito le tappe principali della vicenda, sottolineando che il cittadino libico era stato arrestato in seguito a un mandato di cattura internazionale emesso il 18 gennaio dalla Corte Penale Internazionale. Tuttavia, il successivo rilascio è avvenuto per decisione della Corte d’Appello di Roma, che non ha convalidato l’arresto. “In quel momento Almasri era a piede libero in Italia e rappresentava un rischio concreto per la sicurezza,” ha spiegato il ministro, aggiungendo che l’espulsione è stata ritenuta la misura più efficace per affrontare la situazione.

Il provvedimento è stato notificato al comandante libico subito dopo il rilascio, e il rimpatrio è avvenuto con un divieto di reingresso che, secondo Piantedosi, “mira a garantire la tutela dell’ordine pubblico, che rimane una priorità assoluta per il governo.”

Un caso simbolo per le politiche di sicurezza
La decisione di espellere Almasri evidenzia l’approccio deciso dell’esecutivo sulle questioni legate alla sicurezza dello Stato e alla gestione delle emergenze migratorie e giudiziarie. Tuttavia, rimangono aperti interrogativi sulle tempistiche e sui criteri adottati per l’esecuzione del mandato internazionale.

“Approfondiremo ogni aspetto, dalla richiesta all’emissione e alla successiva esecuzione del mandato,” ha assicurato Piantedosi, promettendo massima trasparenza. Il caso Almasri rappresenta un esempio emblematico delle difficoltà che emergono nel bilanciamento tra esigenze di giustizia internazionale e priorità nazionali in materia di sicurezza.

Per ora, il governo rimane fermo nella sua posizione: ogni decisione è stata presa con l’obiettivo di proteggere il Paese. Ma con le spiegazioni attese in Parlamento, sarà il dibattito politico a giudicare se questa linea sia stata tracciata nel rispetto delle regole e delle garanzie democratiche.

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