6 Ottobre 2026, martedì
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Sanità pubblica in stallo: il Tar del Lazio blocca il nuovo tariffario SSN

Il Tar accoglie i ricorsi e rimanda l'entrata in vigore dei LEA, aprendo scenari di incertezza per i cittadini e le strutture sanitarie.

A cura di Ella Ayoub

Il 2025 inizia con un nuovo capitolo di incertezze per la sanità pubblica italiana. Il Tar del Lazio ha sospeso il decreto ministeriale che avrebbe dovuto introdurre nuove tariffe per esami e visite mediche a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Un provvedimento che mirava a rinnovare le regole del gioco dopo oltre vent’anni, ma che, tra ricorsi e contraddizioni, si è trasformato in un clamoroso pasticcio.

Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 novembre, avrebbe dovuto entrare in vigore oggi, segnando l’aggiornamento di 1.113 tariffe su 3.171 prestazioni di specialistica ambulatoriale. Ma il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi di associazioni rappresentative del settore privato accreditato, congelando tutto e rinviando l’applicazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), attesi dal 2017.

La decisione del Tar comporta un ritorno ai vecchi codici delle prestazioni, con l’obbligo per le Regioni di adeguare i sistemi in tempi brevissimi. Ciò di creare un blocco delle prenotazioni rischiando nei Centri Unici di Prenotazione (CUP) in molte aree del Paese, compromettendo l’accesso dei cittadini ai servizi essenziali.

Il provvedimento era stato accolto con scetticismo da diverse associazioni di categoria, che lo consideravano viziato da gravi critiche. Secondo i ricorrenti, tra cui Federanisap, Aiop e Uap, il decreto presentava una “carenza istruttoria” e non teneva conto dell’aumento dei costi produttivi dovuti alla pandemia e alla crisi economica.

Gli avvocati Giuseppe Barone e Antonella Blasi del team legale Forum Team – Legal Healthcare hanno spiegato che il decreto avrebbe violato i principi costituzionali di efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione. “Le tariffe non rispecchiano i costi reali e rischiano di compromettere la sostenibilità operativa delle strutture accreditate”, hanno dichiarato.

Ulteriori contestazioni riguardano l’adozione dello strumento normativo. I ricorrenti sostengono che il decreto, approvato a distanza di oltre vent’anni dai precedenti nomenclatori, non rispettasse i requisiti di urgenza necessari per giustificare tale modalità di intervento.

Il nuovo tariffario prevedeva tagli significativi, fino al 70% dei rimborsi per alcune prestazioni, con gravi ripercussioni sulle strutture pubbliche e private accreditate. Questi tagli, secondo Mariastella Giorlandino, presidente dell’Anisap, avrebbero aggravato le liste d’attesa e compromesso la qualità delle prestazioni offerte.

“Il provvedimento ha colpito soprattutto gli ospedali pubblici in piano di rientro ei centri privati ​​del Centro-Sud, generando perdite economiche insostenibili e riducendo l’accesso ai servizi sanitari essenziali per i cittadini”, ha spiegato Giorlandino.

La sospensiva del decreto blocca anche l’erogazione omogenea su tutto il territorio di prestazioni innovative e fondamentali, come la procreazione medicalmente assistita, la diagnosi e il monitoraggio della celiachia e delle malattie rare, e alcune forme di radioterapia.

Con l’udienza fissata per il 28 gennaio, il caos regna sovrano nella sanità italiana. Il Ministero della Salute e le associazioni di categoria dovranno lavorare su una proposta condivisa che garantisca il diritto alla salute nel rispetto della Costituzione.

Questo episodio solleva domande cruciali sul futuro della sanità pubblica. Quali sono le priorità del governo per garantire servizi accessibili e di qualità? È possibile trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e tutela del diritto alla salute?

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