Con la ripresa dei lavori parlamentari dopo le festività natalizie, il Senato si prepara a votare il testo definitivo della Manovra 2025, in calendario per l’approvazione finale sabato 28 dicembre. Come già avvenuto alla Camera, anche a Palazzo Madama si procederà con il voto di fiducia, una scelta che risponde alla necessità di evitare l’esercizio provvisorio ma che non manca di suscitare critiche.
La discussione generale sul provvedimento si è aperta in Aula alla presenza del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dopo che il testo è stato trasmesso senza mandato al relatore in seguito alle dimissioni di Guido Liris (FdI) da questo ruolo. Liris ha motivato la sua decisione con il desiderio di riportare la legge di bilancio alla tradizione della doppia lettura parlamentare, interrotta nel 2018. “Chiedo al presidente della commissione Bilancio di farsi promotore di questa necessità”, ha dichiarato il senatore, sottolineando che il monocameralismo decisionale “umilia” il ruolo del Parlamento.
Le opposizioni, che hanno presentato oltre 800 emendamenti, hanno criticato con forza la gestione del dibattito, definendolo un “esame blindato”. Nonostante le proteste, il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, ha confermato che il governo procederà con la fiducia, considerata indispensabile per rispettare i tempi.
Rispondendo alle polemiche, Giorgetti ha ricordato che la legge di contabilità pubblica dovrà comunque essere rivista in base alle nuove regole europee e ha ribadito che qualsiasi modifica dei meccanismi decisionali spetta al Parlamento. “È già partito un lavoro preliminare, ma l’iniziativa deve essere parlamentare”, ha spiegato il ministro.
Nel merito, la Manovra 2025 punta su tre misure cardine: il taglio strutturale del cuneo fiscale, il passaggio a tre aliquote IRPEF e un significativo incremento dei fondi per la sanità, con 136,5 miliardi di euro stanziati per il 2025 e oltre 140 miliardi previsti per il 2026. “Questa manovra non è solo un documento finanziario, ma uno strumento di progettazione politica e identitaria”, aveva dichiarato Liris prima delle sue dimissioni, sottolineando che si tratta di una visione del futuro del Paese.
Tra le altre misure, il provvedimento segna una svolta politica con la stabilizzazione del taglio del cuneo fiscale, pari a circa 15 miliardi di euro, rispondendo alle richieste di sindacati e imprese. “Mettiamo più soldi nelle tasche dei lavoratori, dicendo basta al reddito di cittadinanza”, ha dichiarato Liris, confermando l’impegno del governo Meloni a mantenere le promesse fatte agli elettori.
Ora, con l’approvazione definitiva attesa entro poche ore, la Manovra 2025 rappresenta un banco di prova cruciale per la maggioranza e un tema di confronto acceso con le opposizioni, in un contesto di crescente attenzione al ruolo del Parlamento e alla gestione delle risorse pubbliche.
