Sullo sfondo, il rischio di un conflitto congelato e il peso delle decisioni strategiche per il futuro del continente.
Con l’ultimo Consiglio Europeo del 2024, tenutosi a Bruxelles il 19 dicembre, l’Unione Europea ha concluso un anno cruciale, segnato da un delicato equilibrio tra supporto militare e pressioni diplomatiche per risolvere il conflitto in Ucraina. Questo vertice ha visto la partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha rinnovato le richieste di armi e garanzie di sicurezza per il suo Paese, ribadendo la centralità dell’alleanza Nato per una pace duratura.
Il vertice europeo arriva in un momento di cambiamenti significativi per i principali attori occidentali. Da una parte, il passaggio di consegne alla presidenza del Consiglio Europeo, con António Costa che sostituirà Charles Michel. Dall’altra, l’imminente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, previsto per il 20 gennaio 2025, che potrebbe ridefinire le priorità strategiche degli Stati Uniti in Europa.
Ebbene, questo doppio avvicendamento politico si colloca a pochi mesi dal terzo anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, iniziato nel febbraio 2022, ma che affonda le sue radici nell’annessione della Crimea e nelle tensioni nel Donbas del 2014.
Zelenskyj, intervenuto a margine del vertice, ha ribadito la necessità di «garanzie di sicurezza» solide per proteggere l’Ucraina dai futuri attacchi. L’obiettivo principale del presidente ucraino è evitare quello che ha definito un «conflitto congelato», simile a quelli già esistenti nello spazio post-sovietico. «Vogliamo la pace, ma dobbiamo essere certi che ci saranno strumenti efficaci per proteggerci domani», ha dichiarato.
Il Consiglio Europeo ha confermato l’impegno a sostenere Kyjiv «per tutto il tempo necessario», chiedendo un’accelerazione nella fornitura di sistemi di difesa aerea e munizioni. Tuttavia, Zelenskyj ha sottolineato che senza un piano chiaro per il post-conflitto, il rischio è che Putin possa riorganizzarsi per nuove offensive nel medio termine.
Il ritorno di Donald Trump rappresenta una variabile cruciale. Il presidente eletto ha già dichiarato di voler concludere il conflitto in tempi rapidi, ma le sue posizioni lasciano intravedere un possibile disimpegno americano da parte dell’Ucraina. Zelenskyj ha espresso preoccupazione per questo scenario, sottolineando che il supporto statunitense rimane fondamentale per mantenere l’equilibrio delle forze sul campo.
‘’Trump è un uomo forte, ed è importante averlo dalla nostra parte’’, ha dichiarato Zelenskyj, aggiungendo che confida in un dialogo costruttivo con il nuovo inquilino della Casa Bianca. Tuttavia, il timore che l’Europa possa trovarsi a dover gestire da sola la sicurezza del continente è reale e ha già spinto alcuni paesi membri, come Francia e Polonia, a discutere di una possibile forza multinazionale di mantenimento della pace.
Nonostante le dichiarazioni di unità, il fronte europeo appare tutt’altro che compatto. Il premier ungherese Viktor Orbán ha proposto una tregua natalizia, giudicata inaccettabile da Zelenskyj per i rapporti ambigui di Budapest con Mosca. Il leader slovacco Robert Fico, dal canto suo, ha ribadito la propria opposizione all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, lamentando l’impatto economico del conflitto sulla Slovacchia, soprattutto in termini di approvvigionamento energetico.
Anche le decisioni sul rafforzamento delle sanzioni contro la Russia hanno trovato resistenze, evidenziando la difficoltà dell’UE nel prendere posizioni unitarie e rapide su temi strategici.
Con il sostegno europeo condizionato da divisioni politiche interne e l’incognita del ruolo statunitense, il cammino dell’Ucraina verso la sicurezza rimane in salita. La domanda che emerge è se l’Occidente saprà mantenere la sua coesione di fronte a una Russia che sembra sempre più determinata a riaffermare la propria influenza nella regione.
L’appello di Zelenskyj, chiaro e diretto, risuona come un monito: ‘’Solo se uniti, Unione Europea e Stati Uniti possono fermare Putin’’. Ma l’unità, in questo momento, appare più un’aspirazione che una realtà concreta.
Ella Ayoub
