A cura di Carla Cavicchini
“Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane, ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane. Ascolta. Piove. Piove dalle nuvole sparse, piove sulle tamerici salmastre ed arse, piove sui pini scagliosi ed irti, piove sui mirti divini……e, finale…”ed ancora sulla favola bella che ieri m’illuse, che oggi t’illude o Ermione.”
Una delle liriche più famose del Vate con quel pensiero ove tutto prende forma dal Dio greco ‘Pan’, divinità dei boschi in quanto avviene la fusione dell’io poetico col fluire della vita in natura, l’identificazione con le varie presenze animali e vegetali in continua metamorfosi. Lo spunto è l’acquazzone estivo in Versilia ove il poeta e la donna amata ‘Ermione’ si immedesimano nella natura e voci, in un concerto a cui si uniscono anche le rane e le cicale sino a tramutarsi in ninfa da parte di Ermione che tutto avvolge in un clima di estasi e ‘panismo’ e ‘Superuomo’. Già appunto quel ‘panismo’ che prende il nome da ‘Pan’, divinità greca e da quel ‘Superuomo’ in cui appare preponderate l’influenza di ‘Nietzsche ‘ con l’accrescimento spirituale smascherando i falsi valori di cultura occidentale.
Ed ecco apparire il mitico d’Annunzio presentato alla ‘Pergola’ di Firenze per ‘Inimitabili’: “Mazzini, D’Annunzio, Marinetti” con drammaturgia di Angelo Crespi per lo spettacolo di Edoardo Sylos Labini, dove il folto pubblico applaudiva memore degli insegnamenti scolastici ricevuti con presenza del vari ‘dannunziani’ seduti. Uno spettacolo agile e veloce con perfettaricostruzione di quella corrente del Decadentismo italiano.
Collegandoci al ‘taci’ iniziale, viene letta “La Pioggia nel pineto” di getto, una lirica avvolgente, con susseguirsi biografica del “Principe di Montenevoso”, colui appunto che vide la luce in Abruzzo, per andarsene più tardi in giro per il mondo tra salotti letterari contornato da belle donne, di cui egli non poteva farne a meno. D’altronde ‘esteta’ si nasce! Che poi tali fanciulle gli pagassero anche debiti vari, fa parte dell’ambiente, avvinte da cotanta cultura. Decisamente una sorta di ‘gioco-forza’ facendo mantenere al ‘principe’, quel tenore di vita sopra le righe, abilmente contornato da servitori, nel bel mezzo d’ opere d’arte, cavalli, cani di razza, automobili, e persino aeroplani.
Tutto questo non dovuto certamente per la sua bellezza d’Adone – piccoletto ed afflitto da calvizie – bensì per le sue arti oratorie e magnifici scritti che incantavano tali dame. Famosa la ‘Divina’ pure lei, Eleonora Duse, che tanto tempo trascorse alla ‘Capponcina’ con l’amato Gabriele.
E’ una figura amata per la sua ricerca dello stile sublime, lontano dalla massa, con versi pieni di sensualità. Non disdegna il mondo magico, la superstizione e tematiche sanguinarie. Adora la filosofia tedesca, ma, più che sposarne le idee sul piano ideologico, avverte quella suggestione letteraria di indole artistica e meno filosofica. Con la crisi dell’estetismo, non subentra la forza reale di opporsi alla borghesia in ascesa al capitalismo, e quindi affiora il forte turbamento. Questo è riportato ne: “Il Piacere” il cui protagonista Andrea Sperelli è l’alter ego di D’Annunzio, romanzo accolto come una sorta di dottrina del bello e studio filosofico dell’arte.
Scorrono le immagini alla ‘Pergola’ rigorosamente bianco-nero come l’epoca che fu, rivedendolo in Francia per sottrarsi ai creditori. Ma ecco ritornarsene in Italia nel 1915 alla prima Guerra Mondiale ove partecipa da interventista come aviatore. I suoi furono gesta di valore contro la l’Austria e la Germania, valga per tutte la “Beffa di Buccari” del 1918, zona d’Istria, grazie all’azione dimostrativa con motoscafo veloce che penetrò nel porto presidiato dagli austriaci. Fa inoltre spettacolo con le sue incursioni su Vienna gettando manifesti tricolori, perdendo un occhio. La delusione per la “Vittoria Mutilata” lo spinse a guidare l’occupazione di Fiume nel 1919 poiché alla fine della prima guerra mondiale l’Italia non ottenne tutti i territori promessi, ricevendo solamente Trento e Trieste prima austriaci, ma non la città di Fiume. Con il “Trattato di Rapallo” Fiume venne dichiarata città libera e lui, con la forza, la occupò con i legionari al seguito, anche se poi fu costretto a ritirarsi.
Lo ritroviamo quindi a Gardone Riviera, al Vittoriale, una sorta di Museo. Divenuto malinconico, deluso dal fascismo di cui ne era stato fautore nonostante Mussolini di lui osservava: “D’Annunzio è come un dente cariato, o lo si estirpa, o lo si copre d’oro”. Ebbe onori dal fascio – sic! – relegandolo volutamente nel ruolo di poeta – Vate, ben lontano da ruoli attivi. La morte lo colse nel 1938 a settant’anni per emorragia cerebrale mentre era seduto al tavolo da lavoro nella stanza della Zambracca della Prioria.
Nota di colore. Dovete sapere che in casa d’una mia amica scolastica che frequentavo, tale abitazione era spesso sede dello zio della mia amichetta, un certo Alcide, che, essendo buon estimatore del Vate, nutriva tuttavia nei suoi confronti una sorta d’odio-amore. Era quindi prassi per noi fanciullette ascoltarlo nei rituali momenti del tè incuriosite più che altro dai suoi amori e ….mantenimenti. Orbene, la mia compagna di banco interrogata una mattina dalla professoressa d’italiano su D’Annunzio, prontamente alzandosi in piedi sentenziò: “Puttaniere, pieno di debiti, fascista, con un dente cariato e pure amante della ‘coca’!” Che in realtà coca-cola non era, bensì polverina bianca d’uso per narici. L’insegnate si alzò in piedi basita dalla risposta mostrando occhi di fuoco verso l’alunna, scappandosene poi di corsa ma non verso la porta del preside, bensì verso quella d’altri insegnanti, tra mega risate generali.

