6 Ottobre 2026, martedì
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La “Diplomazia del Bambù” del Vietnam: Strategia per mantenere l’equilibrio in un contesto internazionale turbolento

A cura di Ionela Polinciuc

Il Vietnam, oggi uno dei paesi più integrati nella comunità regionale e internazionale, ha adottato una politica estera flessibile e pragmatica per affrontare le tensioni geopolitiche globali. Questo approccio, noto come “diplomazia del bambù”, è stato formalmente riconosciuto nel 2021 durante il XIII Congresso del Partito Comunista del Vietnam (PCV) e rappresenta la strategia diplomatica ideata dal defunto segretario generale Nguyen Phu Trong. Il concetto prende ispirazione dal bambù, una pianta dalle radici solide e un tronco flessibile, simbolo della capacità del Vietnam di adattarsi ai cambiamenti globali mantenendo una posizione stabile.

La diplomazia del bambù è incentrata su due pilastri: la dottrina dei “Quattro No” e la risoluzione n. 8 sulla strategia di difesa nazionale. I “Quattro No” guidano l’approccio neutrale del Vietnam, stabilendo che il paese non entrerà in alleanze militari, non prenderà posizioni di parte in conflitti internazionali, non permetterà basi militari straniere sul suo territorio e non minaccerà l’uso della forza per risolvere dispute. Questo approccio ha permesso al Vietnam di evitare conflitti diretti che potrebbero minare la crescita economica e la stabilità interna, ma solleva dubbi riguardo alla coerenza della sua politica, specialmente in relazione al conflitto russo-ucraino.

Nonostante un miglioramento delle relazioni bilaterali tra Cina e Vietnam durante la leadership di Trong, in parte grazie al buon rapporto personale con Xi Jinping, i due paesi mantengono una storica diffidenza. Il Vietnam riconosce la necessità di collaborare con la Cina, il suo principale partner commerciale, ma allo stesso tempo cerca di bilanciare l’influenza cinese, soprattutto nel contesto delle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale. Qui, la strategia vietnamita è duplice: sviluppare capacità di difesa marittima e promuovere il dialogo tramite l’ASEAN per contrastare le ambizioni cinesi.

Nel settembre 2023, il Vietnam ha elevato la sua partnership strategica con gli Stati Uniti a un “partenariato strategico complessivo”, segno dell’importanza crescente di Washington nella sua politica estera. Sebbene questa collaborazione non includa aspetti di sicurezza militare, si concentra su settori economici e tecnologici strategici come semiconduttori, energia e commercio, aiutando il Vietnam a controbilanciare la crescente influenza della Cina nella regione. Gli Stati Uniti vedono il Vietnam come un “connettore economico” cruciale nelle catene di approvvigionamento globali e come un partner chiave nella strategia per l’Indo-Pacifico.

La guerra in Ucraina ha posto il Vietnam in una posizione delicata. Sebbene Hanoi non abbia condannato formalmente l’invasione russa, mantenendo la sua politica di non interferenza, ha continuato a rafforzare i legami economici e militari con Mosca. La Russia è il principale fornitore di armi del Vietnam, che dipende pesantemente dalle forniture russe per la sua difesa. Tuttavia, l’attenzione internazionale sul conflitto ha spinto il Vietnam a diversificare i suoi fornitori, rivolgendosi principalmente all’India per ridurre la dipendenza dagli armamenti russi.

La strategia della diplomazia del bambù ha finora permesso al Vietnam di navigare abilmente in un contesto geopolitico complesso, caratterizzato dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina e dall’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, la scelta di non schierarsi apertamente contro l’invasione russa ha sollevato critiche da parte della comunità internazionale, mettendo in discussione la coerenza del Vietnam nel sostenere i principi del diritto internazionale, fondamentali per la sua stessa sovranità.

Mentre il Vietnam continuerà a evitare coinvolgimenti diretti in conflitti globali, dovrà affrontare pressioni crescenti per allineare la sua politica estera con i cambiamenti geopolitici, mantenendo al contempo la sua indipendenza strategica.

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