19 Ottobre 2026, lunedì
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Osterie d’Italia 2027: quando la buona cucina diventa uno strumento di educazione culturale

In arrivo in libreria dal 21 ottobre, la trentasettesima edizione della celebre guida che raccoglie quasi duemila recensioni per raccontare l'autenticità dei territori attraverso la selezione attenta delle materie prime e la tradizione a tavola

La Sala Fucine delle storiche OGR di Torino ha fatto da cornice al debutto ufficiale della nuova edizione di Osterie d’Italia. A svelare le novità di quest’anno è stata una coppia d’eccezione composta da Carlo Bogliotti, amministratore delegato di Slow Food Editore, e dal noto panificatore Fulvio Marino, che insieme hanno guidato il pubblico alla scoperta delle eccellenze regione per regione e dei premi speciali di questa trentasettesima edizione. L’evento ha vissuto anche un momento di profonda commozione in apertura con il ricordo dello storico fondatore Carlo Petrini, affidato alle parole del ristoratore e amico di lunga data Piero Alciati, seguito dal saluto istituzionale di Domenico Carretta, Assessore al Turismo della Città di Torino.

A ricordare l’affetto profondo che legava il fondatore a questo mondo è stato lo stesso Carlo Bogliotti: “Ogni tragitto con lui era studiato, o allungato clamorosamente, per fermarsi in osteria a pranzo e a cena, e percepivo nettamente l’affetto che provava per gli osti e quanto fosse sinceramente ricambiato. Non possiamo che ringraziarlo per aver immaginato questa guida meravigliosa e unica e cercare di fare al meglio per portare avanti il suo progetto”.

Nato oltre trentasei anni fa da un’intuizione dello stesso Petrini per salvare un patrimonio gastronomico che rischiava di scomparire, questo sussidiario continua a fondarsi su quattro pilastri incrollabili: il legame profondo con le ricette del territorio, l’impiego di materie prime locali e di assoluta qualità, l’accessibilità dei prezzi e quel senso di calorosa accoglienza che rende unica l’esperienza in osteria. Principi che dagli anni Novanta a oggi hanno saputo guidare l’evoluzione della ristorazione italiana, valorizzando l’immensa biodiversità delle nostre tradizioni culinarie senza mai cedere all’omologazione.

Dietro a ogni pagina c’è un viaggio fatto di chilometri, strade secondarie e incontri reali. Questo lavoro di ricerca sul campo è rimasto identico nel tempo e risponde a un bisogno oggi più vivo che mai: la ricerca di un’autenticità vera, la stessa che oggi si rincorre sui social alla scoperta del locale più nascosto e genuino. Proprio per questo, la pubblicazione si trasforma in un originale strumento educativo. “Con Osterie d’Italia si imparano la geografia, la storia, l’agricoltura, l’economia, la sociologia, tutta la diversità e complessità del nostro Paese” ha spiegato Bogliotti, sottolineando come questi locali siano “piccoli ma indispensabili santuari di autenticità, soprattutto oggi che la realtà è sempre più rappresentata attraverso il maquillage dell’intelligenza artificiale. Nelle osterie invece si riattivano i sensi, si sta bene insieme senza filtri e si impara a diventare gastronomi e cittadini colti e responsabili”.

Sfogliare il volume equivale così ad aprire un atlante contemporaneo per riscoprire discipline come la geografia, la storia locale, l’agricoltura e la sociologia. Quello che nel 1990 Folco Portinari battezzò come il “sussidiario del mangiarbere” si tiene oggi in macchina o in borsa, pronto a guidarci nella comprensione di un Paese complesso e ricco di biodiversità.

Il ritratto più fedele di questa ricchezza si traduce nei numeri e nelle novità dell’edizione 2027, frutto del lavoro di oltre 250 collaboratori sparsi su tutto il territorio italiano: sono ben 1952 i locali segnalati in tutta la Penisola tra osterie, agriturismi, enoteche con cucina e ristoranti. La vera rivoluzione di quest’anno è l’esordio di 175 Locali Quotidiani, tra pastifici, gastronomie ed enoteche con cucina, che per la prima volta abbandonano le appendici per guadagnarsi una sezione dedicata regione per regione. Accanto ai massimi riconoscimenti, la guida mappa la qualità dell’offerta e del bere attraverso menzioni mirate: sono infatti 627 i locali premiati con la Bottiglia per la curata selezione di vini e 228 quelli insigniti del premio Bere Bene, che valorizza l’accurata scelta di birre artigianali, succhi, infusi, cocktail e distillati. Non mancano poi gli storici inserti territoriali che celebrano la ristorazione popolare più verace: dai bacari veneziani ai buffet triestini, passando per le malghe trentine, i fornelli pugliesi e i trippai fiorentini. Questa mappa del gusto dimostra come la cucina popolare stia vivendo una seconda giovinezza, allargando il proprio pubblico grazie alla capacità di rimettere al centro i piatti e gli ingredienti della nostra tradizione.

Il massimo riconoscimento della guida resta la prestigiosa Chiocciola, assegnata quest’anno a 335 locali. Questo simbolo premia le insegne capaci di distinguersi non solo per l’eccellenza nel piatto, ma anche per un’atmosfera, una cucina e un’accoglienza che riflettono pienamente la filosofia di Slow Food. Analizzando la geografia del volume, la mappa della presenza sul territorio e quella dell’eccellenza premiata disegnano equilibri differenti. Se si guarda al numero complessivo di osterie segnalate, il Piemonte si conferma la regione più ricca con 169 locali, tallonato a breve distanza dalla Toscana con 158 e dalla Campania con 155. La gerarchia cambia invece quando si conta il numero di Chiocciole ottenute. In questo caso è la Campania a conquistare il primato nazionale con ben 34 insegne premiate, seguita dal Piemonte a quota 31. Il terzo gradino del podio vede invece un ex aequo a quota 26, dove si posizionano a pari merito Emilia-Romagna, Toscana e Puglia. Questi dati confermano come la ristorazione d’eccellenza legata alla tradizione sia una realtà viva e pulsante lungo tutto lo Stivale, capace di esprimere il meglio della qualità e dell’ospitalità sia al Nord sia al Sud.

In coda al volume fa il suo debutto una novità che è in realtà un gradito ritorno: la sezione “Ho voglia di… Lo trovo a…”. Si tratta di un indice che recupera un’idea presente fin dalla primissima edizione del 1990, quando Folco Portinari ne teorizzò l’utilità. Questo strumento si configura come un vero e proprio stradario del gusto, un elenco ragionato che associa i piatti tradizionali ai luoghi esatti in cui poterli assaggiare. La ricerca spazia dall’abbacchio alla zuppa valpellinentze, passando per il fritto misto, la brovada e il coniglio cucinato in ogni sua variante. Questa sezione rafforza ulteriormente l’anima educativa della guida, trasformando la consultazione in un gioco stimolante in cui il lettore può disegnare il proprio itinerario gastronomico personalizzato, unendo il piacere della scoperta alla valorizzazione della nostra cultura a tavola.

I premi speciali assegnati sul palco delle OGR rappresentano molto più di un semplice tributo alla qualità del cibo. Questi riconoscimenti mettono in luce le storie più virtuose della ristorazione italiana, trasformando le osterie in veri e propri presidi sociali per le comunità, soprattutto in territori complessi o aree geograficamente marginali. Si tratta di esempi reali di microeconomia che uniscono la salvaguardia della tradizione all’inclusione, alla sostenibilità e alla legalità.

Tra i riconoscimenti più significativi di questa edizione spicca il Premio Ostinati, consegnato a Pino Trimboli della struttura La Collinetta a Martone, in Calabria. Questo premio celebra la determinazione di chi non si piega alle pressioni della criminalità organizzata e sceglie di fare rete a favore della legalità, integrando nel mondo del lavoro anche ragazzi con disabilità e resistendo con orgoglio attraverso una proposta gastronomica autentica. Un altro momento di grande rilievo è stato l’annuncio del Premio Oste dell’anno, andato a Maria Dadomo Campanini dell’Osteria Campanini di Busseto, in Emilia-Romagna. A 90 anni, rappresenta l’emblema di una ristorazione d’altri tempi che attraversa tre generazioni: un inno alla lentezza e alla dedizione personale, capace di trasformare ogni piatto in un pezzo di storia della cultura gastronomica del territorio.

Sul fronte dell’impegno territoriale e dell’educazione, il premio per l’Interpretazione della cucina regionali è stato assegnato a Terra di Ea a Tortoreto, in Abruzzo, per la sua gestione basata su coltivazioni sostenibili e allevamenti bradi dal profondo valore sociale. Per il futuro della ristorazione, la ligure Carolina Vio dell’Ortosteria da Renè ha conquistato il Premio Giovane dell’anno, grazie a una filiera cortissima basata sull’autoconsumo e sulla trasformazione impeccabile delle materie prime locali. Infine, una Menzione speciale FIPE è andata alla storica Trattoria da Amerigo 1934 di Savigno, un’insegna simbolo capace di mantenere una stella Michelin senza mai perdere la propria vocazione originaria per la tradizione locale.

La guida Osterie d’Italia 2027 sarà ufficialmente disponibile in tutte le librerie e sullo store online di Slow Food Editore a partire dal 21 ottobre. Per gli amanti del digitale, invece, l’applicazione ufficiale verrà aggiornata con tutti i nuovi contenuti il 3 novembre, con una nuova versione bilingue sia in italiano sia in inglese, pronta a trasformarsi nel compagno di viaggio ideale direttamente sullo smartphone.

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