15 Ottobre 2026, giovedì
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Anabolizzanti, criptovalute e milioni nascosti: il maxi-business che alimentava il doping clandestino

Un’indagine coordinata dalla Procura di Bolzano e condotta dai Carabinieri del NAS di Trento porta alla luce una presunta rete criminale capace di movimentare centinaia di migliaia di dosi di anabolizzanti e stupefacenti. Tra criptovalute, spedizioni anonime e profitti milionari, emerge uno spaccato allarmante del mercato illecito delle sostanze dopanti

Una rete ramificata, una logistica sofisticata e un volume d’affari da grande impresa. Sono questi gli elementi che emergono dall’operazione condotta dai Carabinieri del NAS di Trento, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Bolzano, che ha colpito un presunto sistema criminale dedito al traffico di farmaci anabolizzanti e sostanze stupefacenti destinati al mercato nazionale e internazionale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’inchiesta, avviata nel 2024, avrebbe accertato l’esistenza di un’organizzazione composta da due nuclei familiari e da una rete di collaboratori che, complessivamente, coinvolgerebbe sedici persone residenti principalmente tra le province di Napoli e Pavia. Il gruppo sarebbe stato in grado di gestire ogni giorno la spedizione di ingenti quantitativi di sostanze dopanti e stupefacenti verso l’Alto Adige, il resto d’Italia e l’estero, utilizzando metodi studiati per rendere difficoltosa l’identificazione dei responsabili. L’aspetto più significativo dell’indagine riguarda proprio il livello di sofisticazione raggiunto dall’organizzazione. Gli scambi avvenivano, secondo gli inquirenti, attraverso applicazioni di messaggistica anonima, mentre i pagamenti venivano eseguiti tramite criptovalute oppure mediante l’invio di pacchi contenenti denaro contante, occultato dietro mittenti e destinatari fittizi. Un sistema che avrebbe consentito di schermare sia le comunicazioni sia i flussi finanziari, rendendo particolarmente complessa l’attività investigativa.

Il momento cruciale dell’operazione è arrivato con l’esecuzione di diciassette decreti di perquisizione nelle province di Napoli, Caserta, Pavia e Milano, con il supporto di diversi reparti specializzati dell’Arma e delle sezioni dedicate al contrasto del crimine organizzato e all’analisi delle criptovalute. Durante le attività, gli investigatori hanno individuato un grande box garage nel Napoletano che sarebbe stato utilizzato come deposito principale della merce. Al suo interno sarebbero stati rinvenuti 560 pacchi contenenti anabolizzanti e sostanze stupefacenti, per un quantitativo complessivo superiore alle 400.000 dosi. Il valore potenziale al dettaglio della merce sequestrata è stato stimato in almeno 30 milioni di euro. Un dato che offre la misura della portata economica del traffico contestato.

Particolarmente ingegnosi anche i sistemi di occultamento. I prodotti sequestrati erano infatti confezionati all’interno di imballaggi apparentemente innocui, riconducibili a giocattoli per bambini oppure a prodotti per la casa e la cura della persona. Una tecnica che avrebbe consentito di ridurre il rischio di controlli e di facilitare la circolazione delle spedizioni lungo i tradizionali canali logistici.  Le perquisizioni hanno inoltre portato al sequestro di oltre 125 mila euro in contanti. In un caso sono stati rinvenuti 70 mila euro custoditi da uno degli indagati; in un altro, nel Pavese, i militari hanno scoperto 42 mila euro in denaro contante e un ulteriore magazzino contenente 4.400 confezioni di anabolizzanti, per un valore stimato di 250 mila euro.

Non solo denaro. Gli investigatori hanno sequestrato anche numerosi orologi di lusso, tra cui diversi Rolex, ritenuti presumibilmente acquistati con i proventi dell’attività illecita, oltre a una consistente quantità di carte di debito impiegate per la gestione dei pagamenti. Parallelamente è stato eseguito un provvedimento di sequestro preventivo riguardante dodici unità immobiliari e le disponibilità presenti su vari conti correnti, sulla base di una stima investigativa che quantifica in circa otto milioni di euro i profitti complessivi generati dal traffico contestato.  Dietro i numeri, tuttavia, resta il tema più importante: la tutela della salute pubblica. Gli anabolizzanti immessi illegalmente sul mercato rappresentano un rischio concreto per gli utilizzatori, che spesso assumono prodotti privi di controlli sulla qualità, sulla provenienza e sulla composizione effettiva. Il fenomeno del doping clandestino, alimentato anche dalla crescente domanda proveniente dal mondo dell’estetica e del fitness amatoriale, continua a rappresentare una sfida per le autorità sanitarie e investigative.

L’operazione del NAS di Trento mostra come il traffico di sostanze dopanti abbia ormai assunto caratteristiche tipiche delle più evolute organizzazioni criminali: reti distributive internazionali, strumenti finanziari digitali, sistemi di occultamento avanzati e capacità di generare profitti milionari. Un mercato che prospera nell’ombra ma che, grazie a indagini sempre più specialistiche, viene progressivamente portato alla luce.

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