11 Ottobre 2026, domenica
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Appendino attacca Renzi: «Sulla mia vicenda giudiziaria cambia linea per convenienza politica»

La deputata del Movimento 5 Stelle contesta all’ex presidente del Consiglio di aver spostato il confronto dal terreno politico a quello personale. Al centro della polemica, il garantismo invocato da Renzi nel gennaio 2021 dopo la sentenza di primo grado sui fatti di Piazza San Carlo e il dibattito sull’unità delle forze progressiste in vista della costruzione di un’alternativa al governo Meloni.

La polemica tra Chiara Appendino e Matteo Renzi si riaccende attorno a un tema che, nella politica italiana, torna ciclicamente a dividere: il rapporto tra vicende giudiziarie, garantismo e confronto politico. La deputata del Movimento 5 Stelle accusa il leader di Italia Viva di aver scelto la strada dell’attacco personale anziché quella della discussione sulle questioni politiche, riportando al centro del dibattito la sua vicenda giudiziaria legata ai fatti di Piazza San Carlo.

Nella nota diffusa alla stampa, Appendino esprime «stupore» per il modo in cui Renzi avrebbe deciso di replicarle, contestandogli di aver chiamato in causa il suo percorso giudiziario invece di rispondere nel merito delle questioni sollevate. Una critica che va oltre il dissenso personale e si inserisce in una disputa più ampia sulla capacità delle forze di opposizione di costruire una proposta politica comune, alternativa all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

«Dispiace constatare la volontà di buttarla in rissa», afferma Appendino, indicando nella costruzione di un’alternativa «solida e credibile» al governo la priorità che dovrebbe orientare l’azione del campo progressista. Il rischio, nella sua lettura, è che il confronto tra esponenti dell’opposizione finisca per consumarsi in una sequenza di attacchi personali, sottraendo spazio alle differenze programmatiche, alle proposte e alla definizione di una strategia condivisa.

Il passaggio più incisivo della sua dichiarazione riguarda però la memoria di un precedente. Appendino richiama infatti il gennaio 2021, quando, all’indomani della sentenza di primo grado relativa ai fatti di Piazza San Carlo, Renzi si sarebbe unito a centinaia di sindaci di diverso orientamento politico nell’esprimerle vicinanza e nell’auspicare la sua assoluzione. In quell’occasione, ricorda la parlamentare pentastellata, l’ex presidente del Consiglio aveva rivendicato una posizione garantista, dichiarando di non essere tra coloro che «usano i processi per regolare i conti della politica».

È proprio il confronto tra quelle parole e l’atteggiamento che Appendino attribuisce oggi a Renzi a costituire il nucleo della sua contestazione. «Da allora quella sentenza non è cambiata di una virgola. Ciò che è cambiata è soltanto la sua convenienza politica», sostiene la deputata, accusando l’ex premier di passare dal garantismo al giustizialismo a seconda delle circostanze.

L’addebito è politico e investe la coerenza del leader di Italia Viva. Appendino non si limita a contestare il ricorso alla sua vicenda giudiziaria nel confronto pubblico, ma mette in discussione la continuità dei criteri con cui Renzi affronta temi delicati come la presunzione di innocenza e l’utilizzo delle inchieste e dei processi nella contesa tra partiti. Una critica che, nella sua impostazione, richiama la necessità di distinguere il giudizio sulle persone e sulle loro vicende giudiziarie dalla discussione sulle responsabilità politiche, sulle idee e sulle scelte compiute.

Il richiamo a Piazza San Carlo assume così un significato che supera la dimensione biografica della deputata. La vicenda diventa il terreno sul quale Appendino misura la coerenza delle dichiarazioni pubbliche del suo interlocutore e denuncia quello che considera un cambiamento di posizione dettato dall’opportunità del momento. Si tratta, va precisato, della lettura politica proposta dalla stessa esponente del Movimento 5 Stelle, che attribuisce a Renzi una scelta strumentale e contesta il modo in cui la sua storia giudiziaria viene riportata nella polemica.

Ma la dichiarazione contiene anche un messaggio rivolto all’intero schieramento di opposizione. Per Appendino, la questione non riguarda soltanto i rapporti tra due protagonisti della scena politica, bensì il metodo con cui le forze progressiste intendono affrontare la sfida al governo Meloni. Se il confronto interno viene assorbito da recriminazioni personali e da richiami alle vicende giudiziarie degli avversari, sostiene implicitamente la deputata, diventa più difficile concentrare l’attenzione sui programmi, sulle priorità sociali e sulle ragioni di un progetto politico comune.

Da qui la conclusione più netta della nota: «Renzi rappresenta un fattore sottrattivo per il campo progressista». È una valutazione che chiama direttamente in causa il ruolo dell’ex presidente del Consiglio negli equilibri dell’opposizione e nella costruzione di un’eventuale alleanza. Appendino la presenta come un dato politico che, a suo giudizio, nessun attacco personale potrebbe cancellare.

La distanza tra i due, dunque, non si esaurisce nella contrapposizione sulle parole utilizzate o nel richiamo a una vicenda giudiziaria del passato. Tocca una questione più ampia: quale spazio debba avere il confronto tra le diverse componenti dell’opposizione e quanto sia possibile tenere insieme sensibilità politiche differenti senza trasformare il dissenso in uno scontro permanente.

La nota di Appendino non chiude la controversia, ma ne chiarisce i termini dal punto di vista della parlamentare pentastellata. Da una parte, la richiesta di riportare la discussione sul terreno politico e programmatico; dall’altra, l’accusa a Renzi di aver adottato un criterio diverso rispetto a quello da lui sostenuto nel 2021. Il nodo resta quello della credibilità reciproca, in un campo progressista chiamato a confrontarsi non soltanto sulle leadership e sulle alleanze, ma anche sulle regole del dibattito pubblico e sui principi che ciascun protagonista dichiara di voler difendere.

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