Quale futuro attende l’Europa in un mondo nel quale gli equilibri internazionali si trasformano rapidamente, le grandi potenze ridefiniscono le rispettive sfere d’influenza e l’autonomia politica, economica e culturale del Vecchio Continente torna a essere una questione centrale? È attorno a questo interrogativo che si sviluppa Ideario per una Nuova Europa, l’ultimo libro del professor Luca Filipponi, che sarà presentato venerdì 9 ottobre, alle ore 18, a Roma, negli spazi di Marseglia Home, al numero 55 di via Margutta, una delle strade simbolo della vita artistica e culturale della capitale.
L’appuntamento non si configura soltanto come una presentazione editoriale, ma come un’occasione per riportare al centro del dibattito una questione decisiva: la capacità dell’Europa di riconoscere il proprio peso storico e culturale e di tradurlo in una visione condivisa del futuro. In un contesto internazionale segnato dalla competizione tra Washington e Pechino, dalle tensioni geopolitiche e dalla ridefinizione delle alleanze, interrogarsi sull’identità europea significa infatti affrontare temi che riguardano la politica, l’economia, la diplomazia e, non da ultimo, la cultura.
Il volume, pubblicato dalle Edizioni della Fondazione Tau nell’ambito del percorso legato a L’Aquila Capitale della Cultura, si inserisce in questo orizzonte di riflessione, proponendo un confronto tra idee, interpretazioni e prospettive sul destino del continente. Il titolo stesso, Ideario per una Nuova Europa, richiama l’esigenza di elaborare un patrimonio di pensiero capace di andare oltre la dimensione contingente degli avvenimenti e di interrogarsi sulle condizioni necessarie per costruire una prospettiva europea più consapevole.
Un libro tra geopolitica, pensiero e responsabilità europea
Uno degli elementi più significativi della pubblicazione è il dialogo tra competenze e sensibilità differenti. L’introduzione è affidata al professor Francesco Petrillo, ordinario dell’Università del Molise, mentre la prefazione porta la firma del dottor Umberto Giammaria, presidente della Fondazione Tau.
Il contributo accademico e quello istituzionale accompagnano un impianto editoriale che comprende anche interviste e interventi dedicati alla geopolitica contemporanea. Tra gli autori coinvolti figurano Gianluigi Rossi, già prorettore dell’Università La Sapienza di Roma, e Umberto Pascali, giornalista e opinionista, già inviato speciale a Washington e presso la Casa Bianca.
La presenza di queste voci contribuisce a collocare il libro in uno spazio di confronto nel quale la lettura degli scenari internazionali si intreccia con la necessità di comprendere le trasformazioni in atto. La geopolitica, del resto, non riguarda esclusivamente i rapporti di forza tra gli Stati: coinvolge anche la capacità delle società di interpretare i cambiamenti, tutelare i propri interessi e individuare strumenti culturali e politici per affrontare le nuove sfide.
In questa prospettiva, la questione europea assume una rilevanza particolare. Il continente dispone di una storia intellettuale, artistica e istituzionale che ha contribuito a plasmare il mondo moderno, ma deve confrontarsi con la difficoltà di trasformare tale patrimonio in una capacità d’azione coerente sul piano internazionale. Il rapporto con gli Stati Uniti, la crescita della potenza cinese, la competizione tecnologica e la ricerca di un equilibrio tra cooperazione e autonomia costituiscono alcuni dei grandi temi attraverso i quali leggere il presente europeo.
È proprio la necessità di non separare la dimensione culturale da quella politica a rendere attuale il confronto proposto dal volume. Una nuova idea di Europa, infatti, non può esaurirsi nella discussione sulle istituzioni o sulle strategie economiche, ma deve misurarsi anche con i valori, le identità e le visioni che tengono insieme una comunità di popoli diversi.
La copertina di Mario Lo Coco e la metafora dei vasi di coccio
A sintetizzare visivamente il tema centrale del libro è l’opera scelta per la copertina, realizzata dall’artista siciliano Mario Lo Coco. L’immagine rappresenta l’Europa come un vaso di coccio stretto tra due vasi di ferro, identificati con gli Stati Uniti e la Cina.
Il riferimento richiama una celebre metafora letteraria, quella del vaso di coccio costretto a viaggiare tra vasi di ferro, resa familiare dalla tradizione manzoniana. Trasferita sul terreno delle relazioni internazionali, l’immagine diventa una rappresentazione immediata della condizione europea: un soggetto storico di straordinaria ricchezza, chiamato tuttavia a misurarsi con potenze che dispongono di strumenti economici, industriali, tecnologici e strategici di dimensioni globali.
La forza della metafora risiede nella sua ambivalenza. Da un lato, suggerisce la vulnerabilità di un continente esposto alla pressione di interessi contrapposti; dall’altro, sollecita una domanda sulla possibilità di superare una posizione prevalentemente difensiva, rafforzando la capacità europea di incidere sugli avvenimenti internazionali.
Il disegno di Lo Coco non svolge quindi una funzione puramente decorativa. Diventa una chiave di lettura del progetto editoriale, condensando in un’immagine il problema del rapporto tra dimensione economica, autonomia politica e identità culturale. Il destino dell’Europa, secondo questa prospettiva, non dipende soltanto dalla forza dei soggetti con cui deve confrontarsi, ma anche dalla capacità di riconoscere le proprie risorse e di trasformarle in una strategia condivisa.
La metafora apre inoltre un interrogativo più ampio: essere collocati tra due grandi potenze significa necessariamente subirne le decisioni oppure può rappresentare lo stimolo a costruire una posizione autonoma? È una domanda che attraversa il dibattito europeo e che trova nella cultura uno dei luoghi privilegiati per essere formulata e discussa.
Via Margutta, un incontro tra cultura, giornalismo e arti
A guidare l’incontro romano sarà la giornalista Ester Campese, che intervisterà direttamente Luca Filipponi, favorendo un dialogo sui contenuti del libro e sulle questioni che ne costituiscono l’orizzonte.
Il programma prevede inoltre gli interventi del promoter internazionale Alessandro Maugeri, della professoressa Rosanna Della Valle, della giornalista Sabrina Morelli, della conduttrice Barbara Lenti e dell’attrice e poetessa Adelaide Parolini.
La pluralità dei partecipanti riflette l’impostazione dell’iniziativa, nella quale il libro diventa il punto di partenza per una conversazione che coinvolge ambiti diversi, dal giornalismo alla ricerca, dalla promozione culturale alle arti performative e alla poesia.
La scelta di via Margutta, strada da tempo associata alla vita artistica romana, conferisce all’appuntamento una cornice coerente con la natura del progetto. In questo contesto, la presentazione del volume può rappresentare un’occasione per avvicinare il pubblico ai temi della geopolitica attraverso un linguaggio aperto al confronto, capace di mettere in relazione l’analisi degli avvenimenti internazionali con le domande più generali sul ruolo della cultura nella società contemporanea.
L’iniziativa si colloca inoltre in un momento nel quale il rapporto tra cultura e dimensione pubblica torna a essere particolarmente rilevante. La circolazione delle idee, il dialogo tra esperienze differenti e la valorizzazione delle competenze costituiscono strumenti attraverso i quali una comunità può interrogarsi sulle trasformazioni del proprio tempo.
Da Roma all’Abruzzo, la cultura come rete di relazioni
Il percorso legato al libro proseguirà lunedì con un nuovo appuntamento in Abruzzo. Luca Filipponi incontrerà Umberto Giammaria e rappresentanti del mondo associativo abruzzese per discutere il rilancio di progetti culturali e artistici in collaborazione con il Menotti Art Festival Spoleto.
L’incontro punta a favorire nuove occasioni di cooperazione tra realtà culturali, istituzioni associative e operatori impegnati nella promozione delle arti. L’obiettivo è sviluppare iniziative capaci di mettere in relazione territori diversi, creando opportunità di collaborazione e valorizzando le esperienze maturate nei rispettivi contesti.
Il collegamento tra Roma, L’Aquila e Spoleto suggerisce una prospettiva che va oltre il singolo evento. Le presentazioni editoriali, gli incontri tra operatori e le iniziative espositive possono infatti diventare occasioni per costruire reti, condividere competenze e dare continuità a progetti che altrimenti rischierebbero di rimanere confinati entro i limiti di una manifestazione isolata.
In questa prospettiva, il riferimento a L’Aquila Capitale della Cultura assume un significato che riguarda non soltanto la promozione di un singolo territorio, ma anche la possibilità di utilizzare la cultura come leva per consolidare relazioni e stimolare nuove progettualità. Il valore di un’iniziativa culturale si misura, del resto, anche nella sua capacità di generare collaborazioni successive, alimentare il dibattito e favorire la circolazione delle idee.
Spoleto, prosegue la mostra di Elena Di Felice
Nel quadro delle attività artistiche collegate al territorio umbro, prosegue intanto al Caffè Letterario del Sansi, a Spoleto, la mostra dell’artista Elena Di Felice, che, secondo quanto comunicato dagli organizzatori, sta registrando un riscontro positivo di pubblico e critica.
L’esposizione resterà aperta fino al 29 ottobre, offrendo ancora diverse settimane di visita agli appassionati d’arte e ai frequentatori degli spazi culturali cittadini.
La mostra si inserisce nel più ampio panorama delle iniziative che contribuiscono a mantenere vivo il dialogo tra artisti, pubblico e luoghi della cultura. Gli spazi espositivi, soprattutto quando si integrano nella vita quotidiana della città, possono favorire una fruizione dell’arte meno occasionale e più vicina alle comunità, creando occasioni di incontro e di scoperta.
Anche questa esperienza richiama il filo conduttore che lega i diversi appuntamenti: la cultura non come semplice calendario di eventi, ma come processo continuo di relazione, confronto e partecipazione.
La sfida di costruire una visione
La presentazione romana di Ideario per una Nuova Europa e i successivi incontri in Abruzzo e a Spoleto si collocano dunque lungo un percorso che intreccia riflessione geopolitica, promozione editoriale e progettualità artistica.
Al centro rimane la domanda evocata dalla copertina di Mario Lo Coco: quale spazio può occupare l’Europa in un mondo dominato dalla competizione tra grandi potenze? La risposta non può essere affidata a una singola pubblicazione o a un appuntamento culturale, ma richiede un confronto ampio, capace di coinvolgere competenze, istituzioni e cittadini.
È in questo spazio che il libro di Luca Filipponi intende inserirsi, proponendo un’occasione di discussione sul presente e sulle prospettive del continente. Il suo messaggio, già suggerito dal titolo e dalla metafora visiva scelta per la copertina, richiama la necessità di elaborare idee, consolidare relazioni e riconoscere nella cultura una risorsa per interpretare la complessità contemporanea.
Dalla capitale alle iniziative territoriali, il filo conduttore è la ricerca di un dialogo tra pensiero e azione. Perché l’identità europea, oltre a essere una questione di storia e di memoria, rimane una costruzione quotidiana, affidata alla capacità di mettere in comune esperienze, affrontare le differenze e immaginare obiettivi condivisi.
In questa prospettiva, la cultura può contribuire a riaprire uno spazio di riflessione sul futuro dell’Europa, offrendo strumenti per comprendere il presente e formulare domande che nessuna strategia politica può permettersi di ignorare.

