8 Ottobre 2026, giovedì
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Ericsson, call center e caro carburanti: il M5S attacca il governo. Appendino: «La Meloni non ha risolto nulla»

Dalla vertenza dei 131 lavoratori Ericsson alla crisi del comparto dei call center, fino all’impennata dei prezzi alla pompa: il Movimento 5 Stelle accusa l’esecutivo di inseguire le emergenze senza una strategia. Appendino: «I licenziamenti non sono stati ritirati. La battaglia vera comincia adesso»

Tre fronti diversi, una stessa accusa politica: il governo Meloni, secondo il Movimento 5 Stelle, starebbe affrontando le crisi occupazionali e l’aumento del costo dell’energia attraverso annunci e interventi episodici, senza riuscire a costruire una strategia capace di dare certezze ai lavoratori e alle famiglie. Dalla vertenza Ericsson alla crisi strutturale dei call center, fino alla nuova emergenza legata al prezzo dei carburanti, Chiara Appendino torna a puntare il dito contro l’esecutivo e invita la maggioranza a ridimensionare quella che definisce una narrazione eccessivamente trionfalistica.

Il caso Ericsson è il terreno sul quale lo scontro politico si fa più immediato. Nel corso dell’audizione dei sindacati in commissione Attività produttive, la deputata del Movimento 5 Stelle ha contestato la rappresentazione secondo cui l’intervento del governo avrebbe sostanzialmente chiuso la vertenza.

«I licenziamenti non sono stati ritirati, Meloni non ha risolto la situazione», sostiene Appendino, secondo la quale la vicenda deve essere considerata ancora nella sua fase iniziale. Il punto, spiega, non è soltanto scongiurare nell’immediato la perdita dei posti di lavoro, ma ottenere garanzie precise sulla permanenza dell’attività a Genova, sulla salvaguardia dei 131 lavoratori coinvolti e soprattutto sulla presentazione di un piano industriale credibile.

È questo, nella lettura del M5S, il nodo destinato a pesare maggiormente nei prossimi mesi. Senza un progetto industriale che chiarisca prospettive, investimenti e organizzazione del lavoro, il rischio è che una soluzione temporanea possa trasformarsi soltanto in un rinvio della crisi. «Quando arriveranno le garanzie sarò la prima a festeggiare», afferma Appendino, sottolineando però che «siamo all’inizio del percorso, non alla fine».

La parlamentare contesta anche il rischio che, dopo l’attenzione delle ultime ore, sulla vertenza cali rapidamente la pressione politica e mediatica. Un’eventualità che, secondo Appendino, sarebbe particolarmente pericolosa proprio nella fase in cui la trattativa entra nel vivo. La questione Ericsson diventa così, nelle parole della deputata, un caso emblematico del modo in cui il governo comunica la gestione delle crisi industriali: l’annuncio di un risultato non coincide necessariamente con la soluzione del problema.

La crisi dei call center e il tavolo che non parte

Il secondo fronte riguarda un settore che da anni attraversa una trasformazione profonda e che oggi deve fare i conti con la pressione sui costi, la precarizzazione delle attività e l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale.

Appendino, insieme ai deputati M5S Dario Carotenuto e Antonino Iaria, ha incontrato i rappresentanti di SLC Cgil, FISTel Cisl e UILFPL per discutere della situazione del comparto dei call center e delle conseguenze occupazionali che stanno interessando migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Per il Movimento 5 Stelle, la crisi non può più essere affrontata esclusivamente attraverso interventi tampone. Il settore sta cambiando rapidamente e la diffusione dell’intelligenza artificiale rischia di accelerare una trasformazione che potrebbe rendere obsolete alcune mansioni, modificare profondamente altre professionalità e aumentare la pressione sulle imprese e sui lavoratori.

È proprio su questo punto che i pentastellati accusano il governo di essere in ritardo. Secondo Appendino, Carotenuto e Iaria, il confronto interministeriale tra ministero del Lavoro e ministero delle Imprese e del Made in Italy, richiesto da tempo dalle organizzazioni sindacali e dagli operatori del settore, non sarebbe ancora decollato.

«Malgrado la situazione si sia fatta sempre più difficile, fin qui l’inazione del governo Meloni è stata totale», sostengono i tre parlamentari, chiedendo ai ministri Marina Calderone e Adolfo Urso di convocare con urgenza il tavolo interministeriale.

La richiesta non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza occupazionale. Il M5S insiste sulla necessità di costruire strumenti per accompagnare la trasformazione tecnologica del settore, a partire dalla formazione e dalla riqualificazione professionale.

Il tema degli ammortizzatori sociali resta centrale, ma viene considerato insufficiente se non accompagnato da politiche attive. La posizione del Movimento è che proteggere temporaneamente il reddito non possa rappresentare l’unica risposta davanti a una trasformazione tecnologica destinata a modificare il mercato del lavoro.

Per questo i parlamentari annunciano emendamenti alla prossima legge di Bilancio sia per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali sia per sostenere percorsi di formazione e riqualificazione destinati ai lavoratori coinvolti.

La partita, dunque, non riguarda soltanto quanti posti di lavoro potranno essere salvati nell’immediato, ma quale modello occupazionale emergerà dalla trasformazione del settore. Ed è proprio l’assenza di una visione di medio periodo che il M5S individua come una delle principali lacune dell’azione dell’esecutivo.

Il fronte del caro carburanti

Sul terzo dossier il linguaggio di Appendino diventa ancora più politico. L’oggetto dello scontro è l’aumento dei prezzi dei carburanti, con il gasolio indicato dalla deputata a quota 2,25 euro al litro.

La critica investe direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Giorgia Meloni spera», attacca Appendino, riferendosi alle aspettative del governo su un possibile ritorno del price cap, sull’intervento delle compagnie energetiche e su una risposta europea alla nuova pressione sui prezzi.

Ma per la deputata la politica economica non può essere affidata alle aspettative. «La speranza non riempie i serbatoi e non paga le bollette», sostiene, collegando l’aumento dei carburanti al più generale problema della perdita di potere d’acquisto delle famiglie.

Il ragionamento del M5S parte infatti dalla pompa di benzina ma arriva rapidamente al bilancio delle famiglie e delle imprese. L’aumento del costo dei carburanti non colpisce soltanto chi utilizza l’auto quotidianamente. Incide sui costi della logistica, sul trasporto delle merci, sulle attività degli autotrasportatori, sui taxi e, più in generale, sui prezzi finali di beni e servizi.

Per questo Appendino individua nei carburanti uno dei termometri più immediati della pressione economica che grava sui cittadini. Se aumentano i costi energetici, l’effetto tende infatti a propagarsi lungo l’intera catena economica, dai trasporti alla produzione fino ai consumi.

La deputata contesta inoltre le scelte di bilancio del governo, sostenendo che l’esecutivo abbia deciso di destinare ulteriori risorse alle spese militari, mentre non avrebbe adottato misure sufficientemente incisive per contenere il costo dell’energia.

Nel mirino finiscono anche gli extraprofitti delle grandi società energetiche e il gettito fiscale legato all’aumento dei prezzi. Secondo la parlamentare, lo Stato rischia di beneficiare indirettamente dell’incremento dell’Iva determinato dall’aumento del prezzo dei carburanti, mentre famiglie e imprese sostengono il peso dell’emergenza.

Da qui la richiesta di introdurre nuovamente un price cap, misura che il Movimento 5 Stelle considera uno degli strumenti necessari per contenere gli effetti delle oscillazioni dei mercati energetici.

Tre emergenze, una sola linea politica

Ericsson, call center e carburanti appartengono a dossier differenti, ma nella strategia comunicativa del Movimento 5 Stelle vengono ricondotti a un’unica critica: l’idea che il governo intervenga soprattutto quando l’emergenza è già esplosa, senza anticipare le trasformazioni che stanno modificando il sistema industriale, il mercato del lavoro e il costo della vita.

La vertenza Ericsson rappresenta, in questa prospettiva, la dimensione industriale del problema. La crisi dei call center quella occupazionale e tecnologica. Il caro carburanti, invece, quella che riguarda direttamente il potere d’acquisto e la competitività delle attività economiche.

Il filo conduttore è la richiesta di una politica che non si limiti a tamponare le emergenze, ma costruisca strumenti permanenti. Nel caso Ericsson significa ottenere un piano industriale e garanzie sull’occupazione. Per i call center significa affrontare la trasformazione tecnologica attraverso ammortizzatori e formazione. Sul fronte energetico significa intervenire sul prezzo dell’energia e sui meccanismi che ne trasferiscono gli aumenti sulle famiglie e sulle imprese.

La sfida politica per il governo, dunque, non si esaurisce nella capacità di annunciare un accordo o di contenere temporaneamente una crisi. È soprattutto la capacità di garantire che, qualche mese più avanti, la stessa emergenza non si ripresenti con numeri ancora più pesanti.

È questo il punto sul quale Appendino concentra il suo messaggio: non basta evitare oggi il licenziamento se domani l’azienda non avrà un progetto industriale; non basta prorogare un ammortizzatore se il lavoratore non viene accompagnato verso le nuove competenze; non basta chiedere pazienza ai cittadini se il prezzo dell’energia continua a erodere salari e pensioni.

«Ogni giorno che passa si rischia la perdita di ulteriori posti di lavoro», affermano Appendino, Carotenuto e Iaria parlando del comparto dei call center. E la conclusione è un’accusa politica rivolta direttamente ai ministri competenti: Calderone e Urso, sostengono i parlamentari, devono «uscire dal letargo» e aprire finalmente il confronto con le parti sociali.

Il messaggio del Movimento 5 Stelle è quindi netto: sulle crisi industriali, sul lavoro e sul costo dell’energia non è ancora il momento di dichiarare vittoria. La partita, secondo i pentastellati, resta aperta. E proprio le prossime settimane diranno se gli annunci politici si tradurranno in garanzie concrete per i lavoratori e in misure capaci di incidere davvero sul costo della vita.

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