6 Ottobre 2026, martedì
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Ustica, la Francia apre gli archivi. La Procura pronta a riaprire il caso

Parigi mette a disposizione dell’Italia documenti della Difesa che arrivano fino agli anni Novanta. La nuova collaborazione potrebbe spingere i pm a ritirare la richiesta di archiviazione sulla strage del 1980

Quarantasei anni dopo la notte più oscura della storia dell’aviazione civile italiana, il dossier Ustica potrebbe tornare al centro di una nuova fase giudiziaria. La Francia, secondo quanto si apprende, ha comunicato all’Italia la propria disponibilità a trasferire tutta la documentazione in suo possesso relativa alla strage del 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia precipitò nel tratto di mare tra Ustica e Ponza causando la morte di 81 persone.

La novità è contenuta in una nota che l’ambasciata francese avrebbe trasmesso nei giorni scorsi alla Farnesina. Una comunicazione che, per il contenuto e per il momento in cui arriva, potrebbe avere un peso rilevante sul procedimento ancora aperto davanti alla Procura di Roma.

Tra i materiali che Parigi si dichiara disponibile a consegnare ci sarebbero anche documenti del ministero della Difesa francese, alcuni dei quali potrebbero essere collegati alle precedenti rogatorie effettuate dalla Procura romana. La disponibilità, però, non si fermerebbe alla documentazione già individuata: le autorità francesi avrebbero manifestato anche l’intenzione di rispondere a eventuali nuove richieste investigative provenienti dall’Italia.

Un’apertura che riguarda un arco temporale particolarmente ampio. Le carte, infatti, arriverebbero fino agli anni Novanta e potrebbero quindi comprendere materiali prodotti o acquisiti negli anni successivi alla tragedia, quando le indagini italiane e internazionali cercavano ancora di ricostruire cosa fosse realmente accaduto nei cieli del Mediterraneo.

La comunicazione francese è stata trasmessa dalla Farnesina, attraverso la Presidenza del Consiglio, al ministero della Giustizia. Da qui la documentazione è arrivata alla Procura di Roma, che dovrà ora valutarne contenuto, rilevanza e possibile utilizzabilità nell’inchiesta.

È proprio questo passaggio ad aprire uno scenario nuovo. Alla luce della disponibilità manifestata dalla Francia e della possibilità di acquisire ulteriore materiale, i pubblici ministeri sarebbero orientati a ritirare la richiesta di archiviazione del procedimento. La decisione potrebbe essere formalizzata nell’udienza fissata per il 30 settembre davanti al gip.

Non si tratterebbe, naturalmente, della soluzione del caso, né della certezza che i nuovi documenti contengano la risposta definitiva sulla sorte del Dc-9. Ma l’eventuale acquisizione di documentazione finora non disponibile potrebbe consentire alla Procura di proseguire gli accertamenti su una vicenda che, a distanza di decenni, continua a essere segnata da interrogativi, omissioni e verità giudiziarie non coincidenti.

La strage di Ustica resta infatti uno dei più complessi misteri della storia repubblicana. Quella sera il Dc-9 decollò da Bologna con destinazione Palermo. Alle 20.59, mentre sorvolava il Tirreno, scomparve dai radar. Nessuno degli 81 occupanti sopravvisse.

Da allora, l’inchiesta ha attraversato perizie, processi, depistaggi accertati in sede giudiziaria e una lunga sequenza di richieste di collaborazione internazionale. Il nodo centrale è sempre rimasto quello delle cause della tragedia e della possibile presenza, in quella notte, di altri velivoli nello spazio aereo interessato.

Ora la nuova disponibilità di Parigi potrebbe riportare quelle domande sul tavolo degli investigatori. La prospettiva non è quella di riscrivere automaticamente la storia processuale di Ustica, ma di verificare se negli archivi di un Paese che ebbe un ruolo strategico nel Mediterraneo esistano elementi ancora in grado di aggiungere tasselli a una ricostruzione rimasta incompleta.

Per una vicenda nella quale il tempo ha spesso fatto da barriera all’accertamento della verità, l’apertura degli archivi francesi rappresenterebbe dunque un passaggio tutt’altro che formale. Sarà il contenuto delle carte, e non la loro semplice disponibilità, a stabilire se questa nuova fase investigativa potrà davvero cambiare il quadro del caso Ustica.

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