2 Ottobre 2026, venerdì
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Uomo fatto a pezzi a Torino, il fermato ammette l’omicidio: «È stato involontario, dopo una lite per soldi»

Il gip dispone la custodia cautelare per tutti e tre gli indagati. Christian De Oliveira Morando racconta di giorni trascorsi tra droga e alcol e sostiene di non aver agito da solo. La professoressa Nicole Formichetti non risponde, la 22enne Keith Butig nega di aver partecipato all'uccisione

Il corpo di Fabio Colapietro, 39 anni, di Chivasso, è stato trovato fatto a pezzi in un appartamento alla periferia nord di Torino. Ora, dopo gli interrogatori di garanzia nel carcere Lorusso e Cotugno, il quadro dell’inchiesta comincia a delinearsi attraverso le versioni dei tre indagati e le ricostruzioni degli investigatori. Il gip ha disposto per tutti la custodia cautelare in carcere. Il fermo, invece, non è stato convalidato per l’assenza del pericolo di fuga, mentre gli elementi raccolti dagli inquirenti sono stati ritenuti sufficienti a giustificare la misura cautelare.

Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, ha ammesso davanti al proprio difensore di aver ucciso Colapietro, ma ha descritto la morte come un episodio non intenzionale. Secondo quanto riferito dall’avvocato Wilmer Perga, il giovane avrebbe parlato di una lite per denaro, avvenuta mentre da giorni si consumavano droghe.

«Ha ammesso» l’omicidio, ha spiegato il legale, ma «è confuso». E soprattutto, secondo la difesa, «certamente non può aver fatto tutto da solo». Un passaggio che potrebbe assumere un peso rilevante nello sviluppo dell’indagine, perché gli inquirenti stanno cercando di ricostruire non soltanto chi abbia materialmente provocato la morte di Colapietro, ma anche cosa sia accaduto nelle ore successive e chi abbia contribuito alla gestione del cadavere.

Due notti tra droga e alcol

La sequenza raccontata dal 26enne colloca l’inizio della vicenda al 20 settembre. Quel giorno De Oliveira Morando sarebbe arrivato nell’abitazione insieme a Keith Butig, 22 anni, che vive con la famiglia a poche centinaia di metri dall’appartamento. Successivamente sarebbe arrivato anche Colapietro.

Secondo la versione riferita dalla difesa, l’uomo sarebbe stato considerato il «galoppino» di uno spacciatore conosciuto dalla proprietaria dell’alloggio. Da quel momento sarebbe cominciato un consumo prolungato di sostanze stupefacenti, andato avanti per giorni e notti.

L’elenco riferito dall’avvocato Perga è particolarmente ampio: MDPHP, crack, LSD, funghi allucinogeni e cannabis, oltre a superalcolici. «Due notti», secondo il racconto del 26enne, trascorse in un contesto di alterazione nel quale sarebbe poi maturato il litigio per soldi sfociato nella morte di Colapietro.

È una ricostruzione che dovrà essere verificata attraverso gli altri elementi dell’indagine. Al momento, infatti, la versione del fermato rappresenta una delle chiavi attraverso cui la difesa prova a ricostruire quanto accaduto, ma non esaurisce il quadro investigativo.

La professoressa non risponde al gip

Nel carcere torinese è stata ascoltata anche Nicole Formichetti, 47 anni, docente originaria di Rieti e inquilina dell’appartamento nel quale sarebbe avvenuto il delitto. La donna, indagata per favoreggiamento e per il concorso nella soppressione del cadavere, non ha però risposto alle domande del giudice.

Una scelta che i suoi legali hanno voluto precisare non essere stata dettata da una volontà di sottrarsi all’interrogatorio. «Non per cattiva volontà, ma perché non era in grado di farlo», hanno spiegato. La difesa valuterà con la Procura la possibilità di procedere a un nuovo interrogatorio quando la donna sarà nelle condizioni di poter rispondere.

Nel frattempo, emergono anche elementi sulla sua assenza dalla scuola. Secondo quanto riferito dal personale dell’istituto, Formichetti non sarebbe stata vista dall’inizio delle attività didattiche.

«Non ho partecipato all’omicidio»

Ha invece risposto alle domande Keith Butig, 22 anni, conosciuta anche come Sara, indagata per le vicende legate alla soppressione del cadavere. La giovane, donna transgender, ha negato di aver preso parte all’uccisione.

Il suo legale ha riferito che Butig ha ammesso di essere stata nell’appartamento e di aver partecipato al festino, ma ha escluso un suo coinvolgimento nelle fasi successive. Ha inoltre raccontato di aver acquistato i sacchi neri utilizzati nella gestione del corpo, definendo però questo l’unico comportamento concretamente compiuto dopo il delitto.

Secondo la difesa, la 22enne sarebbe stata consapevole che qualcosa stava accadendo, ma non avrebbe compreso la natura di quanto stava avvenendo. «Non ha capito cosa stesse accadendo», ha spiegato il legale, aggiungendo che la giovane, in una situazione di forte crisi, si sarebbe chiusa in camera.

La difesa descrive ora Butig come «provata» e in una condizione di particolare fragilità. Il suo legale sostiene inoltre che, per la sua assistita, «l’omicidio neanche è in contestazione», nel senso che non le viene attribuita una partecipazione materiale alla fase dell’uccisione.

Il nodo ancora da sciogliere

È proprio qui che l’inchiesta dovrà fare chiarezza. La morte di Colapietro sembra essere il punto centrale di una vicenda nella quale si intrecciano un lungo consumo di sostanze, un litigio per denaro e, successivamente, la necessità di nascondere o eliminare il corpo.

Le dichiarazioni rese o riferite dai tre indagati delineano responsabilità e consapevolezze differenti. De Oliveira Morando riconduce la morte a un litigio e parla di un’uccisione involontaria, ma sostiene di non poter essere stato l’unico coinvolto. Butig nega di aver partecipato all’omicidio e ammette soltanto di aver acquistato i sacchi e di essere rimasta nell’abitazione. Formichetti, invece, per il momento non ha risposto al gip.

Sono versioni che dovranno essere confrontate con gli accertamenti tecnici, con gli elementi raccolti dalla Procura e con tutto ciò che gli investigatori riusciranno a ricostruire sulle ore precedenti e successive alla morte.

Intanto, per tutti e tre gli indagati si aprono i tempi della custodia cautelare. La vicenda giudiziaria entra così nella fase nella quale le singole dichiarazioni dovranno misurarsi con le prove raccolte dagli investigatori e con gli ulteriori accertamenti destinati a chiarire chi abbia ucciso Fabio Colapietro, chi abbia materialmente sezionato il corpo e quale sia stato il ruolo di ciascuno nella gestione del cadavere.

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