6 Ottobre 2026, martedì
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Garlasco, la Procura passa al setaccio le consulenze della difesa: nuove analisi su sangue, impronte, scarpe e sopravvivenza di Chiara Poggi

Dalle tracce ematiche alla cosiddetta “impronta 33”, fino agli accertamenti medico-legali: gli esperti nominati dalla Procura di Pavia confermano in larga parte i precedenti risultati e introducono nuovi elementi. Sui Raw Data del Ris di Parma emergono invece due contro-analisi del 2007 mai confluite nel fascicolo Stasi. Sospeso, per ora, l’accertamento psichiatrico su Andrea Sempio

La nuova fase dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi passa attraverso una rilettura sistematica delle consulenze tecniche della difesa e una serie di ulteriori verifiche scientifiche. Sangue, impronte digitali, tracce di scarpe, genetica forense, medicina legale e anatomopatologia sono i diversi tasselli sui quali la Procura di Pavia ha chiesto ai propri consulenti di tornare a lavorare.

Il quadro che emerge dalle relazioni depositate è articolato. In diversi casi gli esperti dell’accusa ritengono che le osservazioni della difesa non siano tali da modificare le conclusioni precedentemente raggiunte. In altri, invece, gli accertamenti hanno portato alla luce elementi che hanno richiesto ulteriori approfondimenti, come nel caso dei dati genetici relativi alla bicicletta di Alberto Stasi.

Le tracce di sangue e la ricostruzione dell’aggressione

Il colonnello dottor Andrea Berti è stato incaricato di esaminare la relazione predisposta dal consulente tecnico della difesa, Armando Palmegiani, sulle tracce di sangue repertate sulla scena del delitto.

La consulenza difensiva aveva proposto una ricostruzione autonoma della dinamica dell’aggressione, sollevando questioni metodologiche e avanzando ipotesi alternative su alcuni momenti ritenuti cruciali: l’area nella quale si trovava il telefono, il momento e il luogo del lavaggio e il percorso compiuto successivamente all’omicidio.

Berti ha sottoposto queste ricostruzioni a un esame critico, distinguendo tra gli elementi sostenuti da riscontri materiali, già individuati nelle precedenti consulenze e successivamente confermati, e le ipotesi ricostruttive che non possono invece trovare una verifica diretta.

È una distinzione centrale nell’impostazione della Procura: da una parte i dati oggettivamente riscontrabili, dall’altra le ricostruzioni possibili ma non direttamente dimostrabili attraverso gli elementi materiali disponibili.

L’impronta 33 e la traccia della scarpa

Sul fronte dattiloscopico e calzaturiero sono stati chiamati a intervenire il tenente colonnello Gianpaolo Iuliano e il dottor Nicola Caprioli.

Ai due consulenti è stato chiesto di esaminare la memoria difensiva corredata da una consulenza dattiloscopica integrativa sull’ormai nota “impronta 33” e da uno studio tecnico-calzaturiero sulla traccia di scarpa rinvenuta nell’abitazione di Garlasco.

Secondo gli esperti della Procura, le osservazioni della difesa non introducono elementi nuovi tali da modificare le conclusioni già formulate sull’impronta.

Diverso, ma altrettanto significativo, il capitolo relativo alla scarpa. Gli accertamenti eseguiti sulle calzature non consentono, secondo Iuliano e Caprioli, di sostenere che esista un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa esaminata.

Gli stessi consulenti sono poi tornati sul tema dopo aver ricevuto, il 24 settembre 2026, un’ulteriore consulenza trasmessa dalla difesa Poggi. La nota depositata riguarda le dimensioni di una scarpa Frau modello 42, risultata compatibile con le misure del piede di Sempio.

La medicina legale: la lesione all’occipite resta la causa della morte

Uno dei capitoli più delicati riguarda la ricostruzione medico-legale dell’aggressione.

La professoressa Cristina Cattaneo, che aveva già individuato nella lesione all’occipite la causa mortale, ha ricevuto dalla Procura l’incarico di esaminare la consulenza medico-legale della difesa e di procedere a nuove analisi istopatologiche sui blocchetti in paraffina e sui vetrini relativi all’omicidio di Chiara Poggi.

Gli ulteriori accertamenti hanno confermato, secondo la consulente, l’intervallo cronologico della morte già indicato nella precedente consulenza. Un elemento aggiuntivo è arrivato dall’analisi del digesto, esame che non era stato effettuato prima dell’attuale procedimento.

Cattaneo ha inoltre concordato con le conclusioni dei consulenti Iuliano e Caprioli sugli aspetti calzaturieri, aggiungendo un’osservazione di carattere medico: un aumento di peso nel tempo può determinare un significativo incremento della larghezza e del volume del piede.

Lesioni, colluttazione e difesa

Alla professoressa Cattaneo è stato affiancato il professor Biagio Eugenio Leone, anatomopatologo, al quale sono state affidate nuove indagini immunoistochimiche proprio per approfondire uno degli interrogativi più rilevanti: quanto tempo sarebbe potuto trascorrere tra la produzione delle lesioni e la morte.

Secondo i consulenti della Procura, il quadro complessivo non sarebbe compatibile con una dinamica nella quale tutte le lesioni siano riconducibili esclusivamente a cadute, urti, trascinamenti o movimentazioni del corpo.

Gli elementi raccolti vengono invece ritenuti maggiormente coerenti con una dinamica lesiva protrattasi nel tempo. In questo contesto, almeno una parte delle lesioni extracraniche potrebbe essere stata prodotta durante una colluttazione o, comunque, nel corso di un’azione aggressiva nella quale Chiara Poggi avrebbe posto in essere atti di difesa almeno passiva, proteggendo e interponendo il proprio corpo. Non viene esclusa, inoltre, una componente di difesa attiva.

La lesione all’occipite avrebbe infine determinato la morte.

I consulenti della Procura contestano anche l’esistenza di una contraddizione tra la dinamica ricostruita dal colonnello Berti e gli elementi medico-legali relativi agli spostamenti della vittima. A rafforzare, secondo la loro lettura, l’ipotesi di lesioni da difesa vi sarebbe inoltre il rinvenimento di particolati a composizione ferrosa in corrispondenza dell’anca, del braccio e della coscia.

Il tempo di sopravvivenza: almeno 15-30 minuti, senza escludere un’ora

È proprio sull’intervallo di sopravvivenza che la Procura ha disposto un ulteriore approfondimento.

Le nuove indagini immunoistochimiche eseguite dal professor Leone sono state finalizzate a fornire un riscontro il più possibile oggettivo alle precedenti valutazioni.

Gli esiti, secondo i consulenti, rafforzano la conclusione secondo cui le lesioni non sarebbero state prodotte immediatamente prima della morte. L’intervallo minimo ipotizzato viene indicato orientativamente fra 15 e 30 minuti, senza poter escludere una sopravvivenza complessiva più lunga, fino a circa 60 minuti.

È un elemento destinato ad avere un peso nella ricostruzione complessiva della sequenza degli eventi, perché incide direttamente sulla possibilità che tra l’aggressione e il decesso sia trascorso un intervallo temporale significativo.

Il capitolo Stasi e i Raw Data del Ris di Parma

Un’altra novità rilevante riguarda il procedimento che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

La Procura di Pavia ha acquisito una consulenza dei tecnici nominati dalla difesa di Stasi, Ugo Ricci e Pasquale Linarello, relativa ai Raw Data consegnati dal Ris di Parma il 6 novembre 2025 nell’ambito dell’attuale procedimento.

Secondo quanto evidenziato dai consulenti della difesa, nei dati grezzi sarebbero presenti due contro-analisi elettroforetiche, entrambe datate 20 settembre 2007, relative al campione denominato “bu_p”.

Si tratta dello stesso reperto che aveva restituito il profilo genetico attribuito alla vittima e che era stato utilizzato nell’inchiesta che aveva portato al fermo di Stasi.

Il punto sollevato dalla difesa è particolarmente delicato: il campione che il giorno precedente, il 19 settembre 2007, aveva consentito di ottenere un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi sarebbe risultato completamente negativo nelle due successive corse elettroforetiche eseguite il 20 settembre.

I consulenti di Stasi sostengono che questi risultati avrebbero potuto avere un rilievo significativo già all’epoca. Secondo la loro ricostruzione, però, delle due corse elettroforetiche negative e dei relativi tracciati non sarebbe rimasta traccia negli atti del procedimento penale celebrato a carico di Stasi.

La verifica della Procura sui risultati genetici del 2007

La Procura di Pavia ha quindi avviato accertamenti per ricostruire le circostanze relative a quei risultati e ottenere chiarimenti da chi lavorava all’epoca presso il Ris di Parma.

Parallelamente, il procuratore ha affidato ai propri consulenti, il professor Carlo Previderè e la dottoressa Pierangela Grignani, una valutazione critica dei risultati apparentemente contrastanti.

I due esperti hanno confermato l’esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20 settembre 2007. Proprio in ragione della discordanza con il risultato ottenuto il giorno precedente, hanno ritenuto che all’epoca sarebbe stato opportuno procedere a un ulteriore approfondimento.

Dalle verifiche effettuate oggi dalla Procura, tuttavia, non risulterebbe che quell’approfondimento sia stato eseguito.

Il sangue sugli intonaci e il problema del DNA

Un altro filone dell’attività scientifica ha riguardato le tracce ematiche sulle superfici murarie.

Alla Procura di Pavia sono stati trasmessi i risultati degli esperimenti condotti dal personale del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche nei laboratori del Ris di Roma.

La sperimentazione ha analizzato le dinamiche di prelievo e le caratteristiche biologiche e genetiche di tracce di sangue umano depositate su tre differenti tipologie di supporto murario.

Il risultato è particolarmente importante sotto il profilo metodologico. La presenza di sangue nei campioni di intonaco è stata accertata, ma gli esiti negativi della quantificazione del materiale genetico e del test utilizzato per confermare la natura ematica del tessuto non consentirebbero, da soli, di affermare né che il sangue sia effettivamente assente dalle superfici né che non vi sia DNA.

Il problema sarebbe legato anche all’effetto inibente esercitato dal particolato minerale alcalino contenuto nell’intonaco, capace di interferire con gli accertamenti genetici.

La consulenza psichiatrica su Sempio resta sospesa

Resta invece senza una conclusione, allo stato, l’accertamento psichiatrico disposto nei confronti di Andrea Sempio.

Il professor Roberto Catanesi, incaricato della consulenza, ha comunicato di aver esaminato analiticamente gli elementi messi a disposizione dagli inquirenti e provenienti dalle diverse attività investigative.

Dall’analisi, spiega il consulente nella sua nota, sarebbero emersi dati di interesse. Per poter fornire risposte metodologicamente adeguate ai quesiti, tuttavia, sarebbe necessario confrontare tali elementi con quelli derivanti da un esame clinico diretto della persona sottoposta ad accertamento.

Sempio ha rifiutato di sottoporsi alla visita. Per questa ragione, Catanesi ritiene di non disporre di elementi sufficienti per formulare conclusioni adeguatamente motivate e metodologicamente solide.

Gli accertamenti della Procura sulla capacità di Sempio restano quindi, al momento, sospesi.

Ora la parola passa agli atti destinati ai giudici

La Procura di Pavia mantiene distinta la fase degli accertamenti tecnici da quella della valutazione complessiva degli elementi raccolti.

Il significato probatorio delle diverse consulenze, delle nuove analisi e delle eventuali contraddizioni emerse sarà quindi oggetto di una valutazione negli atti destinati ai giudici competenti del Tribunale di Pavia.

Resta infine un punto specifico relativo alla posizione di Alberto Stasi. La Procura precisa che non è mai stata rivolta al Procuratore generale alcuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna. La Procura generale viene sottolineato, è stata e sarà informata di ogni elemento ritenuto potenzialmente rilevante.

Il dato che emerge da questa nuova tornata di accertamenti è dunque quello di un’inchiesta che continua a muoversi soprattutto sul terreno della verifica scientifica. Non una sola prova, ma una serie di reperti, analisi e ricostruzioni vengono sottoposti a un nuovo controllo incrociato. E proprio il confronto tra risultati già acquisiti, nuovi esami e dati rimasti finora ai margini degli atti potrebbe contribuire a definire il quadro che la Procura presenterà ai giudici.

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